Una forte battuta d’arresto ha colpito la filiera del recupero di materie plastiche nel corso dell’anno, ma, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, per la prima volta l’Italia supera i target fissati da Bruxelles per il riciclo degli imballaggi il plastica
Un 2025 non particolarmente brillante quello che si avvia alla conclusione per l’industria italiana del riciclo della plastica. Se da un lato, infatti, la percentuale di riciclo degli imballaggi al 2024 ha superato per la prima volta la soglia del 50%, attestandosi al 51,1% e centrando con un anno d’anticipo il target fissato da Bruxelles per il 2025, dall’altro la filiera fatica a uscire da una fase di crisi che appare sempre più strutturale. A pesare sul rallentamento sono soprattutto l’afflusso sui mercati europei di materiali vergini e riciclati a basso costo provenienti dai paesi extra Ue – soprattutto dall’Asia – oltre ai persistenti elevati prezzi dell’energia. Una combinazione di fattori che pesa sulla capacità dei riciclatori italiani (ed europei) di restare competitivi e che sta portando a rallentamenti e fermi della produzione. Tra tavoli di crisi e stop agli impianti, una soluzione concreta appare ancora lontana.
“La filiera del riciclo deve avere la possibilità di vendere ciò che faticosamente produce, in un percorso che coinvolge cittadini, imprese e Comuni. Oggi tutto è fermo e siamo molto preoccupati. Speriamo che il governo possa adottare soluzioni giuste per dare un po’ di ossigeno e fermare questa invasione di materiali dall’Asia”, aveva dichiarato a Ricicla.tv Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione dei riciclatori e trasformatori di materie plastiche, a margine della presentazione del rapporto promosso da Assoambiente ‘L’Italia che ricicla’ a Roma.
Secondo gli operatori del settore è necessaria una risposta immediata ma che sia anche strutturale. In quest’ottica, Assorimap ha proposto di anticipare al 2027 gli obblighi di contenuto minimo di plastica riciclata previsti dal Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR). Una proposta che, però, non ha convinto Unionplast, l’unione nazionale dei trasformatori di materie plastiche, secondo cui un anticipo unilaterale rischierebbe di creare una divergenza regolatoria tra l’Italia e gli altri Stati membri.
Intanto, proprio ieri al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica si è svolta la terza riunione del tavolo dedicato alla crisi della plastica, alla presenza anche della viceministra Vannia Gava. Nel comunicato stampa diffuso al termine dell’incontro, il Ministero ha fatto il punto sulle iniziative avviate, tra cui il rafforzamento dei controlli sui materiali riciclati in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane e il monitoraggio del rispetto dei Criteri minimi ambientali negli appalti pubblici tramite Anac.
Il confronto, secondo quanto riferito dal Mase, si è svolto in un clima di “ampia collaborazione”. Tra i temi affrontati anche il credito d’imposta per i prodotti realizzati con plastica proveniente dalla raccolta differenziata, una misura che — sottolinea il Ministero — “ha suscitato forte interesse ed è stata apprezzata dalla Corte dei Conti, che ne auspica la stabilizzazione”. Nel corso della riunione si è tornati a discutere anche dell’ipotesi di anticipare l’entrata in vigore degli obblighi di contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi, tema che però resta divisivo, vista l’opposizione già espressa dai trasformatori. Per ora, dunque, ogni decisione sembra rinviata al 2026, quando da Bruxelles sono attesi sia il Circular Economy Act sia il cosiddetto ‘pacchetto d’inverno’, che dovrebbe includere nuovi interventi regolatori anche per il riciclo della plastica.


