Il governo inserisce nel ddl semplificazioni norme per accelerare l’uso del CSS-c nei cementifici, qualificando questi interventi come “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. La misura punta a sostituire il pet coke con combustibili da rifiuti, riducendo costi e favorendo la decarbonizzazione. Restano da sciogliere i nodi sui tempi e le deroghe in scadenza al 2025
Le iniziative per l’utilizzo di CSS ‘end of waste’ in sostituzione di combustibili fossili negli impianti produttivi come i cementifici devono essere considerate interventi “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”. Ciò significa che non potranno più essere bloccate per motivi di natura politica o ideologica, ma solo in caso di mancata idoneità tecnica del progetto. È questo il perno attorno al quale ruota l’iniziativa del governo per accelerare l’impiego del CSS-c – vale a dire la versione più raffinata del combustibile da rifiuti – nel ciclo di produzione del cemento, stando a quanto previsto dal disegno di legge semplificazioni approvato dal Consiglio dei ministri e pronto per essere trasmesso al Parlamento per l’avvio dell’iter di conversione.
A spingere per l’inserimento di ben due articoli sul CSS-c nel ddl semplificazioni (che nella versione arrivata in pre Consiglio non prevedeva interventi in materia) è stata la vice ministro dell’Ambiente Vannia Gava, da sempre sensibile al tema, secondo cui la norma “promuove l’economia circolare e rafforza la competitività dell’industria italiana del cemento incidendo direttamente sui costi di produzione”.
Il testo proposto dal Mase, che Ricicla.tv ha potuto consultare, interviene sul meccanismo agevolato introdotto nel 2021 dal governo Draghi in virtù del quale gli impianti produttivi autorizzati in R1 (recupero di rifiuti) possono utilizzare CSS-c al posto dei combustibili fossili senza che questo li obblighi a fare richiesta di una nuova autorizzazione ambientale. Oltre a chiarire meglio i limiti di emissione per gli impianti, il ddl semplificazioni qualifica gli interventi di sostituzione come “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti”, data la loro rilevanza “al fine di assicurare tanto il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare quanto di quelli di transizione energetica sostenibile”, si legge nella relazione illustrativa.
Un intervento con il quale il governo punta a superare gli ostracismi territoriali che frenano la sostituzione del CSS-c ai combustibili fossili come il pet coke nel ciclo di produzione del cemento. Secondo l’ultimo rapporto del comitato di vigilanza istituito presso il Mase, infatti, nel 2023 con oltre 119 mila tonnellate l’utilizzo di CSS-c ha visto un aumento dell’87,57% rispetto all’anno precedente, anche per effetto delle misure di semplificazione introdotte nel 2021. Tuttavia, scrive lo stesso comitato, “permangono difformità interpretative a livello locale”. Un nodo che è amministrativo, ma anche culturale, ha spiegato nei mesi scorsi a Ricicla.tv il direttore generale di Federbeton Nicola Zampella, secondo cui “il velo di pregiudizio negativo che avvolge la pratica viene spesso utilizzato anche dalla politica” e tradotto in provvedimenti ostativi. Complessivamente, nel 2023 l’industria nazionale ha fatto registrare un tasso di sostituzione del 25,5% (includendo anche i CSS tradizionali oltre a quelli ‘end of waste’), a fronte di una media europea del 60% e di punte di oltre l’80% in paesi come Austria e Germania.
Il ddl semplificazioni interviene poi sulle deroghe ai limiti temporali di utilizzo introdotte con il decreto energia del 2022, estendendole oltre che agli impianti autorizzati in R1 anche a tutti gli impianti del ciclo del cemento autorizzati “all’utilizzo di CSS-Combustibile”. Anche per questi ultimi, dunque, si propone di far valere la deroga ai limiti di utilizzo orari o giornalieri, mantenendo come vincolante il solo limite quantitativo massimo annuo di utilizzo autorizzato.
Una modifica che, si legge nella relazione illustrativa, dovrebbe assicurare “una maggiore flessibilità temporale” alle imprese, garantendo “una importante leva di decarbonizzazione, grazie alla possibilità di incrementare ulteriormente la sostituzione del pet-coke, combustibile fossile derivante dal petrolio”, ma anche maggiore competitività sia rispetto alle altre industrie Ue concorrenti, come quelle austriaca e tedesca, sia rispetto ai produttori extra europei, “che hanno standard ambientali, e di conseguenza costi, più bassi”, si legge. Resta tuttavia il nodo dei tempi: la disciplina derogatoria interessata dalle proposte di semplificazione, infatti, vale fino al 31 dicembre 2025 ma nel ddl semplificazioni – almeno nella versione consultata dalla nostra redazione – non se ne prevede la proroga. Un nodo da sciogliere nel corso dell’esame parlamentare.


