Con il nuovo regolamento europeo sui veicoli fuori uso ormai vicino alla pubblicazione, il presidente di ADA Anselmo Calò avverte il settore: tracciabilità, pesature e controllo dei processi diventeranno requisiti indispensabili per restare nella filiera. L’imperativo, dice, “è pesare”. Anche nei rapporti con le case automobilistiche
Il settore degli autodemolitori italiani è arrivato a un passaggio decisivo della propria evoluzione. Con l’imminente pubblicazione del nuovo regolamento europeo sui veicoli fuori uso, destinato a sostituire l’attuale direttiva ELV, gli operatori saranno chiamati a dimostrare non solo capacità di trattamento, ma anche livelli avanzati di controllo, tracciabilità e organizzazione industriale. “Bisogna entrare in una ottica di superamento della fase artigianale per entrare in quella della piccola industria”, avverte Anselmo Calò, presidente dell’associazione nazionale degli autodemolitori ADA, lanciando un messaggio chiaro agli impianti che ancora non hanno avviato un percorso di modernizzazione: il tempo è ora, chi resta indietro rischia di rimanere fuori dal mercato.
Secondo Calò, il percorso verso i nuovi standard europei è già iniziato e una parte del settore si è già adeguata alle logiche industriali e ambientali richieste dall’Europa. “Noi non abbiamo aspettato il regolamento. Noi ci siamo già preparati a tutto quello che il regolamento chiede”, afferma. Anche perché, precisa il presidente di ADA, il nuovo testo europeo non introdurrà tanto nuovi obblighi sostanziali, quanto un sistema più rigoroso di controllo e verifica delle performance ambientali degli impianti. “Quello che cambia non sono tanto le cose da fare, ma come verranno misurate”, dice.
Il punto centrale riguarda gli obiettivi di reimpiego, riciclo e recupero. Che, almeno formalmente, “sono gli stessi che ci sono sulla direttiva da 20 anni”, ricorda Calò. L’85% in peso dei veicoli a fine vita deve essere trasformato in pezzi di ricambio o materiali da riciclo, mentre complessivamente il 95% deve essere recuperato, includendo anche forme di recupero energetico. Se su quest’ultimo fronte l’Italia sconta un ritardo pluriennale, figlio anche della strutturale carenza di capacità di termovalorizzazione per le frazioni a minor valore aggiunto, in termini di riciclo e reimpiego il paese è da sempre allineato all’obiettivo europeo. Anche grazie al contributo degli oltre 1400 operatori della demolizione e rottamazione auto. Un settore che in Italia impiega più di 40 mila addetti.
Tuttavia, se nei primi tre anni dall’entrata in vigore del regolamento il sistema continuerà a funzionare secondo l’attuale assetto, con la responsabilità condivisa lungo la filiera e posta in capo agli Stati membri, successivamente il quadro cambierà radicalmente. “La responsabilità del raggiungimento dell’obiettivo passerà alle singole case auto – spiega Calò – e le imprese del riciclo, a loro volta, dovranno garantire che ciò avvenga”. In altre parole, i produttori automobilistici saranno chiamati a dimostrare il raggiungimento dei target europei e per questo selezioneranno partner industriali capaci di garantire standard di demolizione misurabili e verificabili. Imprese in grado di “dimostrare i risultati raggiunti attraverso dati, pesature, tracciabilità e controllo di processo”, dice Calò.
Per il comparto, questo significa investire in tecnologie, macchinari e sistemi di gestione in grado di migliorare le operazioni di smontaggio e recupero dei materiali. “Un cambio di passo che qualcuno ha già fatto, ma che tanti altri devono ancora fare”, osserva il presidente di ADA. Il vantaggio, dice, è che “rispetto a una decina d’anni fa abbiamo strumenti che ci possono aiutare”. Pese industriali digitali collegate a software gestionali, sistemi integrati con codici a barre, QR code o RFID per tracciare veicoli e componenti, linee di smontaggio assistito e attrezzature automatizzate per la bonifica dei veicoli, capaci di aspirare e separare fluidi, carburanti, oli, gas refrigeranti e batterie con maggiore precisione e sicurezza rispetto alle procedure manuali tradizionali. Tuttavia, l’adeguamento richiede investimenti importanti e non tutti gli operatori sembrano pronti ad affrontarli. Ma il percorso è segnato. Per restare sul mercato serve raggiungere gli obiettivi. “E per raggiungere gli obiettivi bisogna pesare”, dice Calò.
L’imperativo, insomma, è pesare. Non solo in termini operativi, ma anche di rapporti industriali. La partita, infatti, non si giocherà soltanto sul piano tecnologico, ma anche su quello delle relazioni. Il regolamento europeo introdurrà infatti una responsabilità estesa del produttore più strutturata, destinata a ridefinire equilibri e governance della filiera, soprattutto nei rapporti tra case automobilistiche e operatori del fine vita. Un passaggio che nel settore dell’autodemolizione viene osservato con attenzione e anche con una certa preoccupazione, soprattutto rispetto al rischio di una riduzione dell’autonomia operativa delle imprese.
Calò, tuttavia, invita a leggere la nuova fase come un’opportunità di riconoscimento industriale del comparto, a patto che le regole del gioco vengano concordate tra tutti i soggetti coinvolti. Se il regolamento europeo introdurrà la cornice e i principi di massima del nuovo regime, i dettagli tecnici potranno infatti essere definiti dai singoli Stati membri. “Mi aspetto che tutti gli stakeholders, non soltanto produttori e demolitori, ma anche gli altri attori del riciclo, vengano messi intorno allo stesso tavolo per trovare delle soluzioni”, chiarisce Calò.
Secondo il presidente di ADA sarà il Ministero dell’Ambiente a dover fare da arbitro e da mediatore tra le istanze e gli interessi in gioco, agevolando il dialogo e garantendo l’equilibrio nei rapporti tra costruttori e filiera del riciclo. Anche perché finora, sottolinea Calò, il rapporto è stato molte volte sbilanciato. “Abbiamo spesso ricevuto dalle case costruttrici contratti del tipo ‘firma o molla’”, spiega, mentre con il nuovo regolamento “i contratti non saranno più somministrati in maniera autonoma dai produttori”, ma dovranno basarsi su criteri e punti essenziali definiti dalla Commissione europea e, possibilmente, anche dagli Stati membri “attraverso contratti tipo nazionali”.
La migliore forma di salvaguardia dell’autonomia resta in ogni caso il salto di qualità. Il nuovo regolamento europeo non premierà semplicemente chi tratta rifiuti, ma chi sarà in grado di documentare processi industriali efficienti, controllabili e integrati nella strategia circolare dell’automotive europeo. E per molti impianti, il tempo per adeguarsi si sta rapidamente riducendo.





