La Lega preme per un rinvio dell’obbligo di tenuta del formulario rifiuti digitale. “Serve aiutare le imprese ad adeguarsi alla nuova normativa, tenuto conto delle criticità tecniche”, spiega a Ricicla.tv il capogruppo in commissione Ambiente alla Camera Gianpiero Zinzi. In Parlamento emergono posizioni bipartisan, tra proposte di slittamento, fasi transitorie e sospensione delle sanzioni. Sullo sfondo resta però la contrarietà del Ministero dell’Ambiente e il rischio di alimentare ulteriore incertezza operativa
“Il digitale è uno strumento che riteniamo affidabile e trasparente, ma vogliamo sostenere le nostre aziende, consentendo più tempo per far sì che possano adeguarsi alle normative in maniera graduale, sostenibile e senza per nulla compromettere le loro attività”. Per questo “abbiamo proposto di prorogare il termine per l’obbligo di gestire esclusivamente in modo digitale il formulario di identificazione dei rifiuti”, ha dichiarato a Ricicla.tv Gianpiero Zinzi, capogruppo della Lega in commissione Ambiente alla Camera e tra i firmatari degli emendamenti al decreto milleproroghe che puntano a rivedere le tempistiche e modalità di attuazione del xFir. La Lega, in particolare, chiede di spostare l’obbligo dal 13 febbraio al 13 agosto 2026.
Il tentativo di intervento, spiega Zinzi, nasce per andare incontro “alle esigenze di numerosi operatori, in particolare di piccole e medie imprese, che ci hanno segnalato molteplici criticità“. L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da alcune delle principali associazioni delle imprese artigiane e delle cooperative in vista della scadenza del 13 febbraio, data che segnerà la chiusura del terzo e ultimo scaglione di iscrizioni al sistema informatico Rentri, quello dei produttori di rifiuti pericolosi con meno di 10 dipendenti.
All’atto delle iscrizioni le imprese dovranno passare al registro di carico e scarico digitale, poi dal 13 febbraio anche il formulario di identificazione dei rifiuti dovrà essere gestito in modalità digitale da tutte le imprese iscritte al Rentri, indipendentemente dalla dimensione e dal tipo di attività svolta. Una “sovrapposizione degli obblighi” hanno scritto CNA, Confartigianato e Casartigiani in una memoria depositata a Montecitorio, che rappresenta “un fattore di forte criticità in particolare per le microimprese”, chiamate a “compiere una transizione digitale completa (registri e xFIR) in poche settimane e di fatto al momento di iscrizione al Rentri”.
Il nodo, ribadisce Zinzi, riguarda la capacità delle imprese di affrontare in modo ordinato la transizione, sia sul piano organizzativo sia su quello tecnologico. La proroga, nelle intenzioni dei proponenti, darebbe agli imprenditori più tempo per investire nella formazione del personale chiamato a gestire il nuovo regime digitale e ad aggiornare i sistemi informativi interni, evitando blocchi operativi o errori che potrebbero tradursi in sanzioni. Secondo la Lega una digitalizzazione forzata, senza un adeguato periodo di rodaggio, rischierebbe di ingolfare il sistema producendo effetti opposti a quelli auspicati, colpendo indiscriminatamente operatori sani e condotte abusive. Serve sì “rafforzare le misure per contrastare i traffici illeciti di rifiuti” dice Zinzi, ma “sostenendo le imprese ad adeguarsi al nuovo quadro normativo, tenendo conto delle criticità tecniche e delle funzionalità necessarie alla gestione del formulario digitale”, ribadisce.
Non è solo la Lega a nutrire dubbi sulla scadenza del 13 febbraio. Accanto allo slittamento secco della data di avvio del formulario digitale proposto dal partito di Matteo Salvini, un emendamento bipartisan firmato PD e Forza Italia punta a introdurre una fase transitoria con coesistenza di digitale e cartaceo, mentre un’altra iniziativa sottoscritta sia dai partiti di maggioranza che da Azione e Italia Viva propone di sospendere temporaneamente l’applicazione delle sanzioni per errori formali o ritardi nell’invio dei dati al Rentri. “A pochi giorni dalla scadenza del 13 febbraio 2026 il settore manifesta ancora impreparazione”, ha spiegato a Ricicla.tv il deputato PD Stefano Vaccari, secondo cui “l’entrata in vigore dell’obbligo in tali condizioni esporrebbe gli operatori a sanzioni, anche penali, per inadempimenti tecnicamente inevitabili, paralizzando di fatto l’intera filiera della gestione dei rifiuti”. Considerazioni non troppo dissimili da quelle del leghista Zinzi. Segno che il tema travalica le tradizionali contrapposizioni politiche.
Resta però da capire se e in che misura queste richieste troveranno spazio nel testo finale del milleproroghe. A limitare i margini d’intervento c’è soprattutto la ferma opposizione del Ministero dell’Ambiente, da sempre contrario a una modifica del cronoprogramma del Rentri, con la vice ministro leghista Vannia Gava presa nel mezzo tra le pressioni del suo gruppo parlamentare e il muro alzato dal dicastero. Oltre a quello politico c’è poi il nodo dei tempi. La legge di conversione del decreto milleproroghe entrerà infatti in vigore in una data sicuramente successiva a quella del 13 febbraio. Se anche uno o più emendamenti dovessero passare, lo farebbero a Fir digitale già partito, con il rischio di alimentare ulteriore incertezza in uno scenario già complesso.



Il 13 febbraio si fermerà il ritiro dei rifiuti, la maggioranza dei produttori non sono pronti.
Il 13 Febbraio si fermerà il ritiro dei rifiuti, la grande maggioranza dei produttori non sono pronti
Sarà paralisi totale ! In Italia purtroppo esistono ancora piccole attività artigianali non paragonabili ai colossi industriali (in organizzazione di impresa), ragion per cui si prevede la totale paralisi del settore rifiuti. Basti pensare che la percentuale di iscritti (dato verificabile tramite i propri gestionali) è talmente bassa che a partire dal 13/02/2026, le imprese di settore (trasportatori, intermediari, impianti destinatari) si vedranno costrette a sospendere ogni tipo di attività. Vedremo in giro innumerevoli micro discariche …. Questo è quanto !