Formulario rifiuti digitale, fronte bipartisan per rinviare o alleggerire l’obbligo

di Luigi Palumbo 27/01/2026

Nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali della Camera prende forma un fronte bipartisan per modificare le tempistiche di adozione del nuovo formulario rifiuti digitale. Gli emendamenti al decreto milleproroghe puntano a un rinvio dell’obbligo o a un regime transitorio con doppia modalità cartaceo-digitale. Ma il Ministero dell’Ambiente contrario a rivedere il cronoprogramma del Rentri


Un fronte bipartisan per modificare le tempistiche di adozione del nuovo formulario rifiuti digitale. È quello che si va componendo nelle commissioni riunite Bilancio e Affari costituzionali della Camera, cristallizzato in una serie di proposte di emendamento al decreto milleproroghe, che Ricicla.tv ha potuto consultare. Stando al fascicolo delle richieste di correttivo al testo – per ora ancora informale – sia le forze politiche di maggioranza che quelle di opposizione sarebbero infatti pronte a intestarsi un intervento per rivedere l’obbligo, valido per tutti gli iscritti al nuovo sistema informatico di tracciabilità Rentri, di gestire in modalità digitale il formulario di identificazione a partire dal 13 febbraio 2026. Segno che gli appelli lanciati nei giorni scorsi dalle associazioni del mondo produttivo hanno trovato terreno fertile in un’ampia sezione dell’arco parlamentare.

Se la richiesta di concedere più tempo alle imprese è comune a tutte le proposte emendative, è invece sulle modalità di attuazione che i partiti si muovono più o meno in ordine sparso. A premere per un rinvio tout court dell’obbligo di tenuta del formulario digitale è soprattutto la Lega, con una serie di emendamenti che sposterebbero il termine al 13 agosto o, in alternativa, al 15 ottobre 2026. Soluzione, quest’ultima, fatta propria anche da Forza Italia, Azione e Italia Viva con emendamenti identici già destinati, però, a scontrarsi contro il muro alzato dal Ministero dell’Ambiente nei confronti di qualunque ipotesi di revisione del cronoprogramma di attuazione del Rentri.

Diversa invece la proposta avanzata da Partito Democratico e Forza Italia in due emendamenti identici che non chiedono di spostare la data di partenza del formulario digitale, lasciandola fissata al prossimo 13 febbraio, ma di consentire alle imprese di utilizzare, in alternativa, anche il formulario cartaceo per altri sei mesi, fino al 15 ottobre 2026. Una convivenza transitoria delle due modalità che avrebbe il vantaggio di non alterare il cronoprogramma del Rentri, come vuole il Mase, rendendo però al tempo stesso meno drastico il passaggio al formulario digitale.

Il problema, infatti, è che “a pochi giorni dalla scadenza del 13 febbraio 2026 il settore manifesta ancora impreparazione”, spiega a Ricicla.tv il deputato PD Stefano Vaccari, tra i firmatari della proposta di emendamento. “Sebbene la piattaforma Rentri sembri assicurare regolare operatività – dice – le imprese hanno segnalato la necessità di un margine di tempo per completare l’adeguamento informatico e organizzativo, la formazione del personale, l’acquisto di dispositivi dedicati e l’integrazione dei propri sistemi con la piattaforma Rentri. L’entrata in vigore dell’obbligo in tali condizioni esporrebbe gli operatori a sanzioni, anche penali, per inadempimenti tecnicamente inevitabili, paralizzando di fatto l’intera filiera della gestione dei rifiuti”.

Proprio in materia di sanzioni non mancano le proposte di emendamento che puntano a sospenderle, almeno nel primo periodo di vigenza dell’obbligo di tenuta del formulario digitale. Anche su questo fronte la convergenza tra forze politiche è ampia e trasversale. Sono ben sette gli emendamenti identici che chiedono di spostare al 15 settembre 2026 l’applicazione delle sole sanzioni per il mancato o incompleto invio al Rentri dei dati dei formulari digitali. A firmarli Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma anche Azione, Italia Viva e AVS. Un fronte bipartisan (all’elenco delle principali forze politiche mancano PD e Movimento 5 Stelle) che proverà a far passare la proposta di moratoria sulle sanzioni anche nel caso in cui governo e Ministero dell’Ambiente dovessero confermare il ‘no’, ribadito già a più riprese, a una revisione delle tempistiche di digitalizzazione degli adempimenti sulla tracciabilità dei rifiuti. Resta tuttavia il nodo dei tempi, visto che, con ogni probabilità, la legge di conversione del decreto milleproroghe entrerà in vigore quando il 13 febbraio sarà ormai gia passato.

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