L’Italia punta a esentare alcuni imballaggi monouso in plastica, come le bustine di ketchup, dal divieto europeo, a condizione che siano biodegradabili e compostabili. La proposta è ora in consultazione Ue e dovrà essere adottata entro tempi stretti, anche alla luce della procedura d’infrazione già aperta contro l’Italia sulla direttiva SUP
Stop agli imballaggi monouso in plastica come le buste per ortofrutta sotto il chilo e mezzo o le celeberrime bustine di ketchup? No, se realizzati in materiale biodegradabile e compostabile potrebbero continuare a essere messi in commercio, almeno in Italia. Dopo la deroga introdotta con il recepimento della direttiva SUP – tuttora al centro di una procedura d’infrazione europea – l’Italia torna a proporre nuove misure per esentare il monouso in plastica bio dalla stretta dell’Europa. Stavolta l’iniziativa, contenuta in una proposta di modifica del Testo unico ambientale messa a punto dal Ministero dell’Ambiente e inviata a consultazione in Ue, arriva nell’ambito del nuovo regolamento imballaggi e, nello specifico, fa leva sulla possibilità riconosciuta agli Stati membri di imporre la compostabilità obbligatoria per determinate categorie di imballaggio.
A partire dal 1 gennaio 2030, infatti, potranno essere messi in commercio nell’Ue solo gli imballaggi che siano riciclabili. Dalla stessa data scatterà lo stop alla messa in commercio di un lungo elenco di formati in plastica monouso, dalle buste ultraleggere per prodotti ortofrutticoli al di sotto di 1,5 kg agli imballaggi per alimenti e bevande (vassoi, piatti e bicchieri) riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering, passando per i contenitori monoporzione di condimenti (le famose bustine di ketchup) e i kit cosmetici di cortesia nel settore ricettivo. Una messa al bando dalla quale l’Italia punta a far esentare i formati in questione imponendone la biodegradabilità e compostabilità “in conformità alla norma UNI EN 13432 o a standard di compostabilità equivalenti riconosciuti a livello europeo”.
“Nell’ambito della deroga concessa agli Stati membri, riguardo alla compostabilità l’Italia ritiene di potervi accedere per la specificità del proprio modello industriale e gestionale – scrive il Mase nella relazione illustrativa – il sistema italiano si è infatti strutturato negli anni attorno a una filiera integrata della chimica verde e del trattamento della frazione organica (FORSU) che non ha eguali per capillarità ed efficienza”. Da qui la deroga, attraverso la quale “l’Italia può continuare a promuovere soluzioni che integrano il contenitore con il contenuto, garantendo che l’intero scarto venga valorizzato negli impianti di trattamento biologico presenti sul territorio, riducendo così il ricorso all’incenerimento e favorendo il raggiungimento degli obiettivi di economia circolare”.
Nella visione del Mase, oltre ad agire come un presidio di tutela ambientale la modifica alla normativa farebbe da leva economica e di innovazione. “La norma – si legge – tutelerebbe la competitività dei leader nazionali della chimica verde e dei trasformatori di imballaggi, garantendo la continuità degli investimenti in ricerca e sviluppo già orientati verso i biopolimeri”. Una potenziale boccata di ossigeno per il comparto italiano degli imballaggi monouso in bioplastica, alle prese con fatturati asfittici causa concorrenza dei prodotti d’importazione (soprattutto cinesi) e diffusione del riutilizzabile fake. “L’obbligo di conformità tecnica – prosegue il Mase – agisce come un catalizzatore per l’innovazione, spingendo le aziende verso standard qualitativi elevati. Sebbene la transizione dai materiali tradizionali possa comportare inizialmente costi di adeguamento tecnologico per alcune PMI, la certezza del diritto garantita dalla regola tecnica stabilizza il mercato nel lungo periodo, prevenendo distorsioni legate alla concorrenza di prodotti non conformi”.
La proposta del Mase dovrà restare in consultazione in Ue per almeno 90 giorni. Una finestra temporale, questa sì, non derogabile, visto che proprio il mancato rispetto del cosiddetto ‘stand still’ è tra le cause della procedura d’infrazione aperta dall’Ue sul recepimento della direttiva SUP, che ha messo al bando un lungo elenco di plastiche monouso ma che, nella versione italiana, ha ‘salvato’ le applicazioni biodegradabili e compostabili. I tempi della consultazione andranno insomma rispettati, poi però ci sarà da correre: gli Stati membri possono introdurre obblighi di compostabilità solo fino alla data di applicazione del nuovo regolamento imballaggi, ovvero solo fino al prossimo 12 agosto. Considerando che lo ‘stand still’ terminerà il 7 luglio, resterà poco più di un mese per rendere operativa la proposta. Sempre che all’Ue vada bene.