Inceneritori nell’ETS dal 2031: Bruxelles prepara la proposta

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Redazione Ricicla.tv
09/07/2026

L’estensione dell’ETS agli inceneritori di rifiuti potrebbe partire dal 2031, secondo indiscrezioni Reuters, dopo la valutazione che la Commissione europea dovrà presentare entro il 31 luglio 2026. Il nodo riguarda l’impatto economico del carbon pricing sul waste-to-energy, con il rischio di aumenti dei costi di conferimento e possibili effetti distorsivi verso la discarica. Secondo Utilitalia, la misura potrebbe comportare aggravi fino a 45 euro a tonnellata e oneri aggiuntivi fino a 350 milioni di euro l’anno per il settore


Potrebbe non essere più questione di se ma di quando. L’estensione del meccanismo ETS anche agli impianti di incenerimento dei rifiuti potrebbe arrivare già nel 2031, secondo quanto anticipato da Reuters sulla base di dichiarazioni rese in forma anonima da funzionari della Commissione Ue. La riserva potrebbe essere sciolta già nei prossimi giorni. Entro il 31 luglio 2026 Bruxelles dovrà infatti presentare una valutazione d’impatto della misura e chiarire se e come intende procedere. La strada, secondo Reuters, sarebbe tracciata.

L’inclusione degli impianti di waste to energy nell’ambito di applicazione dell’ETS era stata proposta dal Parlamento europeo durante i negoziati sulla riforma del sistema avanzata dalla Commissione nel pacchetto di misure climatiche ‘Fit for 55’. Al termine dei negoziati istituzionali tra Consiglio e Parlamento Ue era stato dato mandato alla Commissione di verificare gli impatti economici e ambientali della misura, incluso il rischio che un aumento dei costi di conferimento agli inceneritori, determinato dal nuovo obbligo di acquisto di quote di CO2, potesse favorire lo smaltimento in discarica. Per questo, già dal 2024 gli impianti di dimensioni maggiori sono obbligati a comunicare all’Ue i dati sulle emissioni in atmosfera.

Secondo quanto appreso da Reuters, la Commissione avrebbe valutato positivamente l’estensione dell’ETS all’incenerimento. Tuttavia, a differenza del compromesso raggiunto tra istituzioni Ue, che puntava all’inclusione già a partire dal 2028 assieme all’avvio dell’ETS 2 – che coinvolgerà anche settori fin qui non regolati come edifici, trasporto stradale e piccole industrie – Bruxelles sarebbe invece pronta a proporre un approccio progressivo con partenza dal 2031. Il tema, infatti, resta divisivo. Secondo Utilitalia, la federazione italiana delle utility, l’estensione dell’ETS potrebbe generare un aggravio tariffario fino a 45 euro la tonnellata per i conferimenti agli impianti e oneri aggiuntivi per il settore fino a 350 milioni di euro l’anno.

La valutazione d’impatto e la proposta di estensione del carbon pricing agli inceneritori potrebbero essere presentate dalla Commissione già il prossimo 17 luglio, quando si aprirà il cantiere per una nuova riforma del sistema, caldeggiata da ampi settori dell’industria continentale e da diversi Stati membri – in testa l’Italia, che ha più volte sollecitato la sospensione dell’ETS – preoccupati per gli impatti del meccanismo sui bilanci e sulla competitività delle imprese.

Il nodo principale riguarda le quote gratuite di emissione riconosciute alle imprese, in particolare a quelle esposte al rischio di ‘carbon leakage’. La proposta di riforma dovrebbe essere accompagnata da una revisione dei parametri per il periodo compreso tra 2026 e 2030, ma il confronto guarderà con ogni probabilità già alla traiettoria successiva, fino al 2040, quando l’Unione europea punta a una riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra.

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