Inceneritori nell’ETS dal 2031: ecco la proposta di Bruxelles

di

Redazione Ricicla.tv
17/07/2026

La Commissione propone di includere gradualmente inceneritori e coinceneritori nell’EU ETS dal 2031, con piena applicazione dal 2034 e un opt-out temporaneo per gli Stati che rispettano specifiche condizioni. La riforma del mercato del carbonio presentata da Bruxelles, con il Piano d’azione per l’elettrificazione, rallenta la riduzione del tetto emissivo dopo il 2030, rafforza il legame tra ETS e investimenti e apre alle rimozioni permanenti di carbonio certificate


Anche l’incenerimento dei rifiuti urbani dovrà pagare per le proprie emissioni di carbonio. È uno dei passaggi più rilevanti, per il settore della gestione dei rifiuti, contenuti nella proposta di revisione dell’Emissions Trading System presentata dalla Commissione europea il 17 luglio. Bruxelles propone di portare gradualmente gli impianti di incenerimento e coincenerimento dei rifiuti non pericolosi all’interno del meccanismo di scambio delle quote di emissione tra il 2031 e il 2034. Una volta completata l’inclusione, i gestori sarebbero tenuti a restituire ogni anno un numero di quote corrispondente alle tonnellate di CO2 fossile rilasciate in atmosfera. Con un costo che in Italia, secondo Utilitalia, la federazione italiana delle utility, potrebbe arrivare fino a 350 milioni di euro l’anno.

La richiesta di includere gli impianti di waste-to-energy nell’ambito di applicazione dell’ETS era stata proposta dal Parlamento europeo durante i negoziati sulla riforma del sistema avanzata dalla Commissione nel pacchetto di misure climatiche ‘Fit for 55’. Tuttavia, a differenza del compromesso raggiunto tra istituzioni Ue, che puntava all’inclusione già a partire dal 2028 assieme all’avvio dell’ETS 2 – che coinvolgerà anche settori fin qui non regolati come edifici, trasporto stradale e piccole industrie – Bruxelles propone invece un approccio progressivo: a partire dal 2031 gli impianti dovranno acquistare e restituire quote pari al 25% delle emissioni generate, passando al 50% dal 2032, al 75% dal 2033 e al 100% dal 2034 in poi. I soli inceneritori collegati a reti di teleriscaldamento avranno accesso alle quote gratuite.

Gli Stati membri potranno escludere gli impianti dall’ETS fino al 2035 se, entro il 31 luglio 2029, dimostreranno di rispettare almeno due su tre requisiti tra l’attivazione di sistemi diversi di tassazione del carbonio, la capacità di raggiungere l’obiettivo Ue di riciclo e quello di riduzione dello smaltimento in discarica. Secondo la Commissione, per scongiurare il rischio che l’aumento dei costi di incenerimento legato all’acquisto di quote di CO2 possa spostare i flussi verso la discarica, gli Stati membri dovranno garantire efficaci misure fiscali e regolatorie in linea con l’obiettivo al 2035 di portare lo smaltimento a un massimo del 10%. A questo scopo potranno essere utilizzate proprio le risorse ricavate dall’ETS, mentre l’Ue supporterà gli investimenti dei gestori degli impianti necessarie a ridurre le emissioni in atmosfera, a partire dalla cattura e stoccaggio di CO2.

L’ingresso degli inceneritori è solo un tassello della più ampia revisione dell’ETS, il pilastro delle politiche climatiche dell’Ue che la Commissione propone di riformare per adeguarlo alla crescente pressione competitiva sulle imprese europee senza tuttavia rinunciare agli obiettivi di decarbonizzazione. Un intervento sollecitato sia dall’industria europea, in particolare dai settori energivori e hard-to-abate, sia dai governi di alcuni Stati membri, Italia in testa. Stando alla proposta di Bruxelles, il fattore lineare di riduzione del tetto alle emissioni scenderebbe al 3,7% annuo tra il 2031 e il 2035 e all’1,7% dal 2036, meno ambizioso del 4,4% attualmente previsto ma, garantisce la Commissione, restando in linea con l’obiettivo europeo di tagliare la CO2 del 90% entro il 2040.

Per alleggerire il costo a carico delle imprese viene chiarito che l’allocazione delle quote gratuite proseguirà anche oltre il 2030, ma sarà legata in maniera ancora più stretta agli investimenti e alle strategie di decarbonizzazione delle aziende, mentre per il periodo 2026-2030 la Commissione propone una revisione dei benchmark che, secondo le stime di Bruxelles, libererà l’equivalente di 6 miliardi di euro di titoli gratuiti. Per i settori coperti dal CBAM, invece, la proposta è quella di rallentare la riduzione delle assegnazioni gratuite e di estenderla dal 2034 fino al 2038. Anche le rimozioni permanenti di carbonio certificate vengono integrate nell’EU ETS per compensare una quota delle emissioni residue dei settori più difficili da decarbonizzare fino a un massimo di 250 milioni di tonnellate.

Nelle intenzioni di Bruxelles la riforma dovrà servire anche a integrare meglio i proventi dell’ETS con le strategie e gli investimenti per la decarbonizzazione. Dal 2005 il sistema ha generato 270 miliardi di euro di ricavi, non sempre reinvestiti in iniziative per la riduzione delle emissioni. Attraverso l’Industrial Decarbonisation Bank (IDB) verranno invece indirizzati 100 miliardi di euro al taglio della CO2 nei settori soggetti al carbon pricing, mentre gli Stati membri dovranno rispettare requisiti più stringenti per l’impiego dei fondi ETS di loro competenza, destinando a progetti per la decarbonizzazione industriale almeno il 50% delle risorse incamerate (oltre 100 miliardi di euro da qui al 2030, stima Bruxelles).

La revisione dell’ETS presentata dalla Commissione si inserisce in un pacchetto più ampio che comprende anche il Piano d’azione europeo per l’elettrificazione, pensato per accelerare la sostituzione dei combustibili fossili, e del gas nello specifico, con l’elettricità nei settori industriale, dei trasporti, degli edifici, del riscaldamento e del raffrescamento. Nell’ambito del Piano d’azione Bruxelles riconoscerà agli Stati membri maggiore capacità d’iniziativa per il taglio degli oneri di rete e fiscali per determinate fasce di consumo e imprese energy intensive, con l’obiettivo, tra gli altri, di fare in modo che l’elettricità non sia tassata più del gas.

L’obiettivo è puntare al 46% di elettrificazione dei consumi finali entro il 2040 raddoppiando l’attuale 23%, “che non cambia da dieci anni” osserva Bruxelles, con un risparmio di 260 miliardi di euro sui costi di approvvigionamento di combustibili fossili e un taglio delle emissioni di CO2 di due miliardi di tonnellate.

Ora sulle iniziative proposte dalla Commissione si aprirà il cantiere legislativo. Sulla revisione dell’ETS, nello specifico, il confronto sarà segnato sia dalle pressioni del mondo produttivo che dalle spinte del blocco dei Paesi che ne chiedono una riforma più profonda. A partire dall’Italia, che nel recente passato era arrivata anche a chiedere la sospensione tout court del meccanismo.

“Permangono aspetti di cruciale importanza che dovranno essere affrontati nel corso del negoziato – ha commentato il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin – a partire dalla definizione dei ‘benchmark’ e dal sistema di assegnazione delle quote gratuite: su questi temi sarà fondamentale garantire un quadro regolatorio equilibrato, in grado di tutelare la competitività nei settori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale ed evitare fenomeni di rilocalizzazione delle produzioni al di fuori dell’Unione Europea. L’Italia parteciperà a questo confronto con determinazione, pragmatismo e spirito costruttivo”.

Leggi anche

End of Waste plastica raccolta in mare, al via la consultazione

di

Elvira Iadanza

Cartoni per bevande, in Italia il riciclo è totale. Ma la sfida si sposta su raccolta e selezione

di

Redazione Ricicla.tv

La crisi del riciclo della plastica arriva in Parlamento. L’opposizione presenta due interrogazioni parlamentari

di

Elvira Iadanza

Bioplastiche, il governo tira dritto: filiera soddisfatta, ma resta lo scontro con Bruxelles

di

Redazione Ricicla.tv