La vigilia del Fir digitale vista dai nostri lettori: tra paura, perplessità e stanchezza

di Redazione Ricicla.tv 11/02/2026

rentri

A due giorni dall’avvio del Fir digitale, tra gli operatori prevalgono preoccupazione e scetticismo più che opposizione di principio alla tracciabilità. Microimprese, responsabilità operative, connettività e rischio di blocco del settore sono i timori ricorrenti, come emerge dai commenti postati sulle pagine web e social della nostra testata


Mancano due giorni al 13 febbraio, lo ‘switch day’ che segnerà il passaggio dal formulario rifiuti cartaceo al modello digitale per tutti i soggetti iscritti al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri. Un appuntamento cruciale, che coinvolgerà decine di migliaia di imprese (se ne stimano più di 200 mila), soprattutto di piccole e piccolissime dimensioni, chiamate ad allineare la propria operatività quotidiana alla versione informatica del documento cardine della tracciabilità dei rifiuti. Chi è iscritto al Rentri dovrà abbandonare carta e penna – tranne che nei casi d’emergenza – e passare a software gestionali, dispositivi mobili e firme elettroniche. Il clima che si respira è inevitabilmente quello delle grandi vigilie: telefonate ai consulenti, test dell’ultimo minuto, firme digitali da attivare, e l’ombra dei dubbi operativi e normativi rimasti senza risposta.

I commenti postati in queste settimane sulle pagine web e social della nostra testata restituiscono un quadro complesso, in cui convivono timori, perplessità e una richiesta diffusa di maggiore gradualità. Più che una contestazione ideologica della tracciabilità, emerge la paura per una partenza che il settore percepisce come troppo concentrata e potenzialmente destabilizzante. L’immagine più suggestiva arriva da Massimo: “Come gli orchestrali del Titanic attendiamo che la barca affondi e con lei anche noi”. Una metafora che sintetizza il senso di attesa passiva con cui una parte della filiera guarda alla scadenza.

Il timore più ricorrente riguarda le microimprese e i piccoli produttori. “Il Fir digitale per i piccoli e piccolissimi produttori è, in questo momento, una sciagura. Non sono assolutamente preparati. Un rinvio di sei mesi sarebbe propedeutico”, osserva Sante. Sulla stessa linea Ilenia: “Il meccanismo di firma da parte del produttore non è semplice, soprattutto per le microimprese che spesso non sono attrezzate per un sistema di questo tipo”.

È il tema del blocco operativo a preoccupare più della digitalizzazione in sé. Anche chi approva la transizione al digitale avrebbe preferito maggiore gradualità nel passaggio al xFir. “Sono convinto e approvo questa novità, ma bisogna dare la possibilità di potersi cimentare, sbagliare e riprovare, non si possono introdurre obblighi di questa portata tutti quanti nella stessa data”, scrive Giovanni, che avrebbe preferito “lavorare sul doppio binario almeno per i primi dieci mesi. Le aziende sono in crisi e stanche”.

In alcuni commenti, il misto di preoccupazione e stanchezza genera visioni catastrofiche. “Pura follia… per le microimprese artigiane è pura follia”, scrive Mario, riferendosi all’ingresso in Rentri di decine di migliaia di piccoli produttori iniziali di rifiuti pericolosi, spesso poco avvezzi all’utilizzo di strumenti digitali. Anche per loro il 13 febbraio scatterà l’obbligo di tenuta del xFir. Cosa che, dice, rischia di determinare “il blocco totale delle attività di microraccolta. Da venerdì 13 sarà impossibile raccogliere e trasportare rifiuti nella stragrande maggioranza delle imprese e degli enti. Ci vorranno settimane per rimettere in moto un settore produttivo che verrà attaccato dalla criminalità, unica avvantaggiata dalle nuove norme”.

Non mancano le ammissioni di colpa da parte di chi si rende conto di aver preso atto in ritardo della complessità del passaggio al digitale. “Purtroppo, l’azienda dove lavoro si è mossa tardi – spiega Elisa – mi sono informata e documentata in autonomia ma tutto è molto complicato e il corso di formazione è arrivato solo a pochi giorni dall’entrata in vigore del Fir digitale. C’è molta preoccupazione tra noi impiegati per la responsabilità che avremo”. Il timore non è solo tecnico: è l’ansia del clic sbagliato, della sanzione, della procedura non perfettamente allineata che può portare a contestazioni, anche pesanti, da parte degli organi di controllo.

Tornando sul piano tecnico, quello della connettività resta forse il principale nervo scoperto per quanti -soprattutto tra i trasportatori – saranno chiamati a sottoscrivere i Fir digitali in mobilità, utilizzando smartphone e tablet. “Nelle zone di montagna dove non c’è linea internet come si fa il formulario digitale?”, chiede Ciro, dando voce a un problema pratico che riguarda una parte non marginale del territorio. La risposta del Ministero dell’Ambiente, arrivata pochi giorni fa con la pubblicazione delle procedure d’emergenza, è quella di accompagnare la movimentazione con una copia cartacea del formulario, cosa che però secondo Mario equivale ad aver “già sentenziato il fallimento del sistema”.

Nel complesso, anche se accorate (e talvolta iperboliche) le riflessioni degli operatori di settore non tracciano il ritratto di un comparto ostile alla tracciabilità digitale, né all’architettura del Rentri. Piuttosto, emerge il quadro di un settore preso dall’ansia per la partenza simultanea di realtà molto diverse tra loro, e per l’assenza di procedure consolidate, complici anche i nodi operativi rimasti senza risposta. La vigilia del 13 febbraio racconta un sistema che chiede accompagnamento più che arretramenti, gradualità più che strappi, ma pienamente consapevole dell’impossibilità di tornare indietro, dopo il lungo lavoro di preparazione e perfezionamento del sistema.

La differenza la farà la prova dei fatti. Se il Fir digitale dimostrerà stabilità e capacità di adattarsi alle condizioni reali di lavoro, il clima potrà cambiare rapidamente. Se invece prevarranno blocchi, rallentamenti e incertezze interpretative, il rischio è che la narrazione della modernizzazione venga oscurata dalla percezione di un settore lasciato solo nel momento più delicato. La scadenza è ormai alle porte. Da venerdì, più che le dichiarazioni, parleranno i camion in strada.

2 commenti su "La vigilia del Fir digitale vista dai nostri lettori: tra paura, perplessità e stanchezza"

  1. Paolo Azzini ha detto:

    Onestamente tante obiezioni al nuovo sistema sembrano più una scusa che altro (non è assolutamente vero che la firma da parte del produttore sia qualcosa di complesso), è però vero che ci sono delle criticità che non sono state affrontate con serietà da chi di dovere. Ad esempio il fatto che un dispositivo mobile abilitato per la firma del conducente possa firmare tutti xfir di quella ditta, anche di unità locali iscritte (come ad esempio impianti di smaltimento) che non hanno nemmeno attivato la possibilità di firmare da remoto, e qui il Rentri, invece di prendere atto della segnalazione e di porvi rimedio, risponde con un copia&incolla della normativa.
    Non condivido però quello che viene scritto nell’articolo laddove si dice che serve un gestionale: con gli strumenti di supporto gratuiti messi a disposizione del Rentri si riesce a fare tutto. E non è neanche vero che se sei iscritto al Rentri usi solo il digitale, perché ci sono delle realtà che sono iscritte al Rentri in quanto produttori di rifiuti pericolosi, ma nella gestione dei non pericolosi possono continuare ad usare il cartaceo.

  2. Alberto ha detto:

    Paolo Azzini, mi sembra che sottovaluti le difficoltà dei piccoli produttori. Quando il trasportatore ha caricato i rifiuti ( e l’autista speriamo che sia in grado di fare la sua parte)il produttore , che magari sta facendo la riparazione di un mezzo , con le mani sporche di grasso , pensa che sia in grado di aprire l’app ( e cosa è ? come si configura? )e firmare gli xfir ? Si dice lo farà un’impiegata , magari arriva alle 9 del mattino, se sono le 7 aspettano tutti che arrivi ? Bella la teoria ma la pratica è un’altra cosa. E i costi conseguenti (tempi dilatati, ritiri annullati ecc. ) chi li paga ?

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