Presentata la strategia RESourceEU per ridurre la dipendenza dell’Ue da materie prime critiche di importazione. Tra le proposte anche restrizioni all’export di rifiuti di magneti permanenti e scarti di alluminio dal 2026. Il piano accelera investimenti e progetti strategici per raggiungere gli obiettivi del Critical Raw Materials Act, puntando su estrazione, riciclo e diversificazione delle forniture
Restrizioni all’esportazione di rifiuti di magneti permanenti e scarti di alluminio. Questa una delle maggiori novità della strategia RESourceEu presentata dalla Commissione europea con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Ue dalle importazioni di risorse chiave per digitale, clean tech e difesa. Dipendenza che, si legge nel piano, oltre a pesare sulla competitività delle imprese europee è “sempre più utilizzata come arma per scopi geopolitici”. Il riferimento è soprattutto al dominio industriale e commerciale della Cina, e alle restrizioni annunciate da Pechino all’export di minerali strategici come grafite, gallio, germanio e terre rare, o di componenti per batterie.
“ResourceEu è il braccio armato per puntare sull’indipendenza. La situazione è allarmante, le licenze per l’esportazione vengono date con il contagocce e a noi serve una risposta sistemica, questo piano è la risposta che cercavamo”, ha spiegato il Commissario Ue Stéphane Séjourné. Il piano d’azione punta ad accelerare il raggiungimento degli obiettivi del Critical Raw Materials Act al 2030: soddisfare la domanda interna di materie strategiche con risorse estratte almeno per il 10%, processate per almeno il 40% e per il 25% provenienti dal riciclo entro i confini dell’Ue. Per centrare gli obiettivi, la strategia agirà su tre direttrici: accelerazione degli investimenti, protezione dell’industria dalla volatilità dei mercati globali, diversificazione delle forniture extra europee.
Nell’ambito della nuova strategia la Commissione accelererà i progetti qualificati come strategici, che complessivamente hanno il potenziale di ridurre le dipendenze fino al 50% entro il 2029. L’Ue mobiliterà fino a 3 miliardi di euro nei prossimi 12 mesi per sostenere progetti concreti in grado di assicurare forniture alternative a breve termine. Un percorso che, com’era per il CRM Act, passa anche per l’economia circolare. Al momento, chiarisce la Commissione, “meno dell’1% degli elementi delle terre rare viene riciclato nell’Ue”, mentre “con sufficienti materiali da trattare e incentivi adeguati, i riciclatori di terre rare dell’Ue, come Carester e Solvay in Francia o Inspiree in Italia, potrebbero incrementare le loro attività per contribuire alla produzione di 3.800 tonnellate di magneti permanenti a base di terre rare nei prossimi anni, pari a circa il 20% della domanda attuale”.
La priorità, oltre ad aumentare l’intercettazione di rifiuti (a partire da quelli da apparecchiature tecnologiche) è evitare che gli scarti riciclabili ricchi di risorse strategiche possano finire fuori dai confini dell’Ue. Per questo nella seconda metà del 2026 Bruxelles proporrà restrizioni all’export di rifiuti e scarti di magneti permanenti e alluminio. La decisione, si legge nel piano, avverrà “sulla base di una valutazione approfondita”. Ulteriori restrizioni saranno valutate anche per il rame, mentre una strategia ad hoc metterà al centro i minerali critici e strategici contenuti nei fertilizzanti. Le nuove strette alle esportazioni si aggiungeranno a quelle già disposte per i rifiuti di batterie al litio e la ‘black mass’, che da settembre 2026 diventeranno a tutti gli effetti rifiuti pericolosi e non potranno più essere movimentati verso paesi non OCSE.
Se la stretta alle esportazioni dovrà servire a mettere in sicurezza l’offerta di materiali riciclabili, per stimolare la domanda di risorse riciclate la Commissione propone una serie di emendamenti al CRM Act, incluso l’obbligo di quote minime di minerali strategici nella fabbricazione di magneti permanenti: entro il 31 dicembre 2031 Bruxelles definirà le percentuali di neodimio, disprosio, praseodimio, terbio, boro, samario, nichel e cobalto recuperati da rifiuti pre-consumo e post-consumo che dovranno obbligatoriamente essere incorporate nei nuovi prodotti.
Con l’obiettivo di mettere in sicurezza le catene del valore, nel 2026 la Commissione istituirà un Centro europeo per le materie prime critiche per fornire informazioni di mercato, orientare e finanziare progetti strategici. Sulla base dell’esperienza maturata nell’ambito di RePower Eu, una Piattaforma per le Materie Prime agevolerà gli acquisti congiunti da parte delle imprese, mentre un progetto pilota in collaborazione con gli Stati membri proporrà un “approccio coordinato dell’Ue allo stoccaggio”. Per diversificare i rapporti commerciali con i partner internazionali, accanto ai 15 accordi già in atto saranno definite intese strategiche con Brasile, Ucraina, Balcani occidentali e con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. “Nella corsa globale per le risorse di cui le nostre industrie hanno più bisogno, RESourceEU è un motore della nostra sovranità industriale. Un pilastro della sicurezza economica dell’Europa”, ha dichiarato Séjourné.


