Materie prime critiche, così una startup le recupera dai reflui industriali

di Luigi Palumbo 19/09/2025

Grazie a una tecnologia brevettata che usa acqua supercritica, la startup padovana Circular Materials recupera metalli critici dai reflui industriali, trasformandoli in nuove materie prime. Il progetto è stato inserito tra le iniziative strategiche Ue per ridurre la dipendenza dalle importazioni di minerali essenziali. “Prima ancora che una bella parola che evoca prati verdi e acque pulite – spiega il CEO Marco Bersani – la circolarità oggi è una leva per la sostenibilità economica”


La strada per mettere in sicurezza le forniture europee di minerali critici passa anche da Padova, sede di uno dei 47 progetti che la Commissione Ue ha bollato come strategici per il futuro dell’industria e dell’economia del Vecchio Continente. Quattro sono in Italia, uno, Circular Materials, punta a fare del capoluogo veneto un hub per l’approvvigionamento di risorse chiave come nichel, rame e iridio grazie a un processo innovativo che unisce al disinquinamento dei reflui industriali, provenienti dalle lavorazioni metallurgiche o chimiche, il valore aggiunto del riciclo avanzato. Come? Con l’acqua.

La tecnologia premiata dall’Ue “della quale deteniamo brevetti e know how impiantistico – spiega a Ricicla.tv il CEO e fondatore di Circular Materials Marco Bersani – utilizza le proprietà uniche dell’acqua cosiddetta ‘supercritica’. Vale a dire acqua normalissima ma portata a condizioni di temperatura e pressione elevate che le consentono di acquisire caratteristiche fisico chimiche particolari”. Tra le quali quella di far precipitare i metalli contenuti nei reflui industriali, consentendo di separarli completamente dalla matrice liquida. In questo modo il sistema brevettato da Circular Materials non solo evita che i metalli disciolti, che sono composti inquinanti, possano finire dispersi in ambiente ma, soprattutto, consente di raccoglierli e valorizzarli come materia prima seconda.

Un processo che “funziona per tutti i metalli disciolti – chiarisce Bersani – ed è applicabile a reflui provenienti da cicli anche molto diversi tra loro”, dalla farmaceutica all’oil and gas. Il sistema, insomma, è scalabile e replicabile in qualsiasi contesto industriale. Da qui l’interesse dell’Ue, che inserendo il progetto nella lista di iniziative strategiche ha garantito a Circular Materials procedure burocratiche accelerate e accesso agevolato a canali di finanziamento europei. “Al momento – spiega – recuperiamo i residui legati alla metallurgia e ai trattamenti superficiali, quindi rame, nichel, stagno, zinco o cromo, ma anche residui di metalli preziosi e semipreziosi provenienti dal settore dell’elettronica o dei gioielli, come oro, platino, palladio, rutenio, rodio o iridio”. Quest’ultimo, ad esempio, “è fondamentale per la produzione di catalizzatori a idrogeno, tema chiave nelle politiche europee di transizione energetica”.

Per questo l’Ue ha inserito l’iridio e tutti i metalli del gruppo del platino, insieme ad altri tra i minerali recuperati dalla startup padovana come nichel o rame, nella lista dei cosiddetti Strategic Raw Materials, gli elementi indispensabili per comparti chiave dell’industria europea, dal digitale all’automotive, passando per rinnovabili e aerospazio. Metalli il cui approvvigionamento oggi dipende quasi esclusivamente dalle importazioni da paesi terzi. Un rischio enorme, oltre che un fardello in termini di competitività. Motivo per cui, secondo il Critical Raw Materials Act, l’Ue deve aumentare la propria autonomia, puntando entro il 2030 a soddisfare con il riciclo almeno il 25% della domanda interna. Una partita che la startup veneta vuole giocare da protagonista.

Al momento il sito produttivo in provincia di Padova è autorizzato a trattare 2 mila tonnellate l’anno di rifiuti liquidi, ma l’obiettivo, anche grazie alla fast track garantita dall’Ue “è quello di realizzare entro la fine del 2026 un sito con capacità di trattamento dieci volte maggiore, al servizio dell’intero bacino industriale del centro-nord”, chiarisce l’amministratore di Circular Materials. Un polo del recupero avanzato, per trattare non solo rifiuti liquidi “ma anche matrici solide contenenti metalli critici e strategici, come la ‘black mass’, il residuo di frantumazione delle batterie al litio, e altri rifiuti che oggi non hanno percorsi di recupero particolarmente efficienti”. Il paradosso, che poi è l’intuizione alla base di Circular Materials, è che ancora oggi buona parte delle risorse strategiche recuperabili dai rifiuti non viene intercettata. Come quelle contenute nei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, o come i metalli disciolti nei reflui industriali che, vista la loro natura altamente inquinante, oggi vengono rimossi dagli impianti di depurazione e smaltiti in discarica come fanghi pericolosi.

“Avevamo cominciato a costruire la nostra startup attorno a questo paradosso già prima del CRM Act – chiarisce Bersani – quando le materie critiche non erano esattamente in cima all’agenda europea. Ora che tensioni e conflitti globali hanno, purtroppo, messo al centro il tema dell’approvvigionamento, ci siamo fatti trovare pronti alla chiamata della Commissione”. E anzi, pur essendo Circular Materials una delle poche startup tra i 47 progetti selezionati dall’Ue, “siamo di fatto i primi ad aver già messo sul mercato i metalli recuperati”, afferma non senza una punta d’orgoglio.

Un’iniziativa per ora dalle dimensioni contenute, ma che in prospettiva giocherà un ruolo chiave per sganciare almeno in parte l’industria italiana ed europea dalla necessità di acquistare risorse strategiche su mercati sempre più tesi, competitivi e, in definitiva, inaffidabili. Solo pochi giorni fa la Camera di Commercio europea in Cina è tornata a lanciare l’allarme per le restrizioni all’export di ‘terre rare’ adottate da Pechino in risposta ai dazi USA e le ripercussioni su settori dell’industria Ue come automotive e chip. Ecco perché “prima ancora che una bella parola che evoca prati verdi e acque pulite, la circolarità oggi è una leva di sostenibilità economica”, chiarisce Bersani. Riflessione che nei suoi toni pragmatici coglie appieno lo spirito nuovo Clean Industrial Deal, col quale la Commissione punta a trasformare gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale dell’Unione in una leva per rilanciare produttività e competitività dell’industria europea, rafforzandone il grado di autonomia.

Per quanto sia parte imprescindibile delle nuove strategie di approvvigionamento di risorse critiche, il riciclo, tuttavia, non basterà da solo a soddisfare una domanda destinata a crescere esponenzialmente, di pari passo con i processi di elettrificazione e digitalizzazione. “Per garantire la continuità dell’industria europea non possiamo prescindere da accordi globali con i paesi che hanno la capacità di estrarre e lavorare materie critiche e strategiche. Serve una distensione, un rasserenamento dello scenario geopolitico mondiale, o per la nostra industria arriveranno tempi davvero bui”, avverte Bersani.

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