Secondo Corepla, nel 2024 l’Italia ha riciclato il 49,6% degli imballaggi in plastica immessi a consumo, a un passo dall’obiettivo al 2025. Nel mirino, però, ci sono soprattutto i target fissati dalla direttiva SUP, dai quali dipenderà il futuro del sistema nazionale di raccolta
Italia a un passo dall’obiettivo europeo di riciclo degli imballaggi in plastica. Stando ai dati dell’ultimo rapporto sulla gestione del consorzio Corepla, discussi oggi in occasione dell’assemblea annuale, nel 2024 l’Italia ha riciclato 931 mila tonnellate di packaging in plastica post consumo, pari al 49,6% dell’immesso a mercato, sfiorando quindi il target del 50% al 2025. Se il trend verrà confermato anche nell’anno in corso, il nostro Paese potrà dire di aver centrato tutti gli obiettivi vincolanti di riciclo per le singole filiere – per gli altri materiali risultano in realtà già raggiunti anche i target al 2030 – con un tasso medio di riciclo che, secondo le previsioni di CONAI, dovrebbe attestarsi al 75,3% del packaging. Anche in questo caso sopra ai target al 2025, 65%, e al 2030, 70%.
Tornando ai dati di Corepla, i risultati di riciclo, spiega il consorzio, sono frutto soprattutto del contributo dei sistemi di raccolta differenziata, che tra gestione consortile e sistemi autonomi, nel 2024 hanno intercettato oltre 1,5 milioni di tonnellate di imballaggi post consumo, in crescita del 4% e con una media pro capite superiore ai 26 kg. Non tutto quanto raccolto in maniera differenziata, tuttavia, è stato avviato a riciclo. Al netto delle quote di competenza degli altri sistemi, lo scorso anno Corepla ha gestito 513 mila tonnellate di ‘plasmix’ – composto da frazioni plastiche estranee e imballaggi non riciclabili meccanicamente o sfuggiti ai sistemi di selezione – avviandone 510 mila a recupero energetico, per l’86,5% in cementerie nella forma di CSS o CSS-c (combustibili da rifiuto) e per il 13% in inceneritore, mentre lo 0,6% è finito in discarica.
“Grazie alla sinergia con i Comuni, al contributo delle imprese consorziate e all’impegno crescente dei cittadini, Corepla si conferma un attore centrale nella transizione ecologica del Paese. Il nostro compito non è solo quello di garantire una gestione efficiente degli imballaggi in plastica, ma di guidare un’evoluzione culturale che metta al centro l’economia circolare, l’innovazione e la responsabilità condivisa” ha dichiarato il presidente del consorzio Giovanni Cassuti.
Anche se a un passo, il target di riciclo al 2025 non è ancora del tutto messo in sicurezza. “Il risultato finale dipenderà da come saranno definite nel dettaglio le regole di calcolo del riciclo” riviste dall’Ue nel 2024, precisa infatti Corepla nel rapporto. Allo stesso modo resta ancora aperta la partita per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta introdotti nel 2019 dalla direttiva europea SUP (sulle plastiche monouso), che ha imposto agli Stati membri di intercettare almeno il 77% delle bottiglie in PET entro il 2025 e il 90% al 2029. Stando alle campagne merceologiche condotte da Corepla, la percentuale contenuta nelle quote di competenza del consorzio sarebbe dell’87,14%, ma il dato finale dovrà tenere conto anche delle quantità intercettate dagli altri sistemi (come il consorzio Coripet), che andranno rapportate al quantitativo totale immesso a consumo a livello nazionale e comunicate all’Ue per la verifica di conformità con le regole di calcolo.
Un conteggio, quello delle bottiglie intercettate, sul filo del quale si giocherà il futuro assetto dei sistemi di raccolta dei contenitori post consumo. Stando al nuovo regolamento europeo sugli imballaggi, infatti, entro il 2029 gli Stati membri dovranno garantire l’intercettazione di almeno il 90% delle lattine in alluminio e dei contenitori per bevande in plastica immessi a consumo attraverso sistemi di deposito cauzionale, cosa che nel caso dell’Italia significherebbe istituire un sistema (e un regime giuridico) diverso e parallelo rispetto a quello che attualmente regola le attività di raccolta differenziata. Per questo, anche su iniziativa italiana, la versione definitiva del regolamento ha previsto una deroga per i paesi che abbiano sistemi di raccolta differenziata capaci di intercettare almeno l’80% di bottiglie e lattine entro il 2026 e che si siano dotati di una strategia per centrare il target del 90%. Questi, più che quelli di riciclo, i target nel mirino per i prossimi anni.


