Raee, Cobat: “Nel futuro più elettronica e meno rifiuti”

di

Redazione Ricicla.tv
08/05/2019

Secondo stime dell’Onu, ogni anno a livello mondiale vengono generati circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici. Un autentico tsunami, alimentato dallo sviluppo sociale ed economico, che secondo le Nazioni Unite solo per il 20% finisce nei canali del corretto trattamento mentre il restante 80% continua invece a rappresentare una minaccia per l’ambiente e la salute umana. Uno scenario preoccupante, rispetto al quale nel prossimo futuro le nuove dinamiche dell’economia, sempre più basate su circolarità delle risorse e sulla condivisione, giocheranno un ruolo fondamentale. Queste le prospettive tracciate dalla ricerca “Scenari e strategie future di gestione dei rifiuti tecnologici”, realizzata da Althesys e commissionata dal consorzio Cobat in occasione della presentazione del rapporto annuale.

“La filiera dei prodotti tecnologici e del loro fine vita non cambierà solo per l’applicazione dei principi dell’economia circolare, ma anche (in qualche caso soprattutto) perché si evolverà il modo di produrre, vendere e utilizzare i prodotti – spiega Alessandro Marangoni, CEO di Althesys – Molti di questi non saranno più acquistati dai consumatori ma diventeranno servizi: non “pay for goods”, ma “pay for use”. Muteranno i canali di vendita, sempre più online, e con questi le modalità di gestione del fine vita. L’innovazione tecnologica modificherà anche materiali e componenti dei prodotti, cambiando cicli di vita e flussi delle materie prime. Alcune saranno strategiche (p.e. terre rare), altre porranno nuove questioni e soluzioni per il recupero (batterie nell’automotive). Tutto ciò richiederà un più efficiente uso delle risorse e il riciclo, favorendo il recupero di materie prime seconde da diversi flussi, con particolare focus su quelli dei dispositivi elettronici”.

Gestire correttamente i rifiuti elettrici ed elettronici significa non solo impedire che possano danneggiare l’ambiente e la salute umana, ma anche restituire materiali preziosi alle filiere produttive. Lo sa bene Cobat, che nel 2018 ha garantito l’avvio a trattamento di oltre 140mila tonnellate di prodotti a fine vita, di cui 116mila tonnellate di batterie al piombo esauste, 6mila di pile e accumulatori e 19mila di Raee, con aumenti generalizzati per tutte le categorie e addirittura un +113% per i piccoli elettrodomestici.

“Per decenni il ruolo di Cobat è stato garantire la raccolta e il riciclo prima di pile e accumulatori esausti, poi di rifiuti elettronici e pneumatici fuori uso”. – aggiunge Michele Zilla, Direttore Generale del consorzio – “Oggi continuiamo il nostro impegno, ma ci siamo trasformati per anticipare le nuove sfide tecnologiche e normative: la nostra storia e il nostro know-how sono diventati la base per fare di Cobat un sistema con capacità progettuale e visione industriale”.

“Dai dati del Rapporto Cobat emergono risultati importanti che ci devono spingere a fare meglio – ha dichiarato Ermete Realacci, Presidente della Fondazione Symbola – Oltre che all’ambiente, la corretta gestione del ciclo dei rifiuti e il riuso dei materiali fanno bene a intere filiere produttive e proprio dal riciclo delle materie prime può derivare un pezzo importante della nostra green economy. Un’economia che guarda al futuro ed è competitiva proprio perché scommette sull’innovazione, sull’ambiente e sulla qualità e che va sostenuta. Il traguardo di un sostanziale azzeramento dei rifiuti in discarica, e più in generale quello dell’economia circolare, non è oggi un’idea romantica, ma una prospettiva industriale concreta ed economicamente vantaggiosa”.

 

Leggi anche

Erion Care e Plastic Free a Milano contro l’abbandono di mozziconi

di

Redazione Ricicla.tv

DIWASS, l’Italia conferma la deroga per l’allegato VII

di

Luigi Palumbo

L’Italia dice stop alla falsa plastica riutilizzabile

di

Elvira Iadanza

Biometano, via libera definitivo all’estensione delle tempistiche Pnrr

di

Redazione Ricicla.tv