Una riforma della direttiva raee con obiettivi più realistici, un nuovo sistema di calcolo e maggiori incentivi alla raccolta. Secondo il rappresentante dei retailer di elettrodomestici Davide Rossi (EuCER e Aires) sono queste le strade da percorrere per attutire “l’effetto deflagrante” della tassa Ue da 2 euro al chilo sui rifiuti elettrici non raccolti, che potrebbe costare all’Italia 2,6 miliardi l’anno
Lavorare alla riforma della direttiva europea di settore per rivedere target e governance del sistema di gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici. Ma anche incrementare il sostegno economico alle attività di raccolta. Queste le due direttrici lungo le quali agire per attutire “l’effetto deflagrante” della tassa europea sui raee non raccolti, spiega a Ricicla.tv Davide Rossi, direttore generale di EuCER Council e Aires Confcommercio, le associazioni europea e nazionale dei distributori di tecnologia di consumo. “Assieme alle associazioni dei produttori e importatori – dice – siamo pronti a fare fronte comune in Europa per limitare l’impatto della norma”, che dal 2028 potrebbe imporre agli Stati membri un prelievo da 2 euro per ogni chilo di rifiuti raee non raccolti rispetto all’immesso a consumo medio. Una tassa che per l’Italia potrebbe raggiungere la cifra monstre di 2,6 miliardi l’anno. E il rischio è che possa essere ribaltata sui produttori di apparecchiature, quindi sui consumatori finali. “Una sorta di dazio interno“, dice Rossi, secondo cui “anche se sarà difficile fermare del tutto la proposta, si può fare tanto per attenuarla prima che diventi operativa”.
La priorità, spiega, resta quella di lavorare “con un approccio di sistema” al tavolo della riforma della direttiva raee, aperto nelle scorse settimane dalla Commissione Ue. In cima all’elenco dei nodi da sciogliere resta quello dell’attuale target vincolante di raccolta, fissato per tutti al 65% dell’immesso a consumo. Obiettivo “che quasi nessuno in Ue è riuscito a raggiungere”, dice, e che andrebbe sostituito con target personalizzati per ogni paese, “viste le profonde differenze che passano tra gli Stati membri in termini di territorio, popolazione o sistema economico. È più difficile raccogliere in Italia o Grecia – chiarisce Rossi – rispetto a quanto non lo sia, per esempio, in un paese come la Polonia, che ha poche grandi città, ottime infrastrutture e un territorio quasi completamente piatto”. Il nuovo sistema dei target nazionali, a quel punto, andrebbe agganciato alla raee tax e utilizzato come base di calcolo. “Bisognerà fare in modo che la tassa venga calcolata sul gap tra il target per singolo paese e la mancata raccolta”, e non, come proposto dalla Commissione, sulla differenza tra raccolta e immesso a consumo.
Se quella di definire nuovi obiettivi minimi di intercettazione per ogni Stato membro è una prima via per ridimensionare il potenziale salasso, l’altra strada da percorrere resta – com’è ovvio – aumentare la raccolta raee. E qui, sul piano nazionale, c’è da mettere mano alle condizioni economiche che regolano la filiera, sostiene Rossi. “Due euro al chilo rappresentano un onere pesantissimo, se si pensa che oggi i costi del sistema equivalgono di fatto a un decimo. Converrebbe cominciare da subito a incentivare maggiormente la raccolta, in modo tale da trovarsi fra tre anni a pagare meno tasse all’Ue”.
L’appello, in questo caso, è a un maggiore impegno economico da parte dei produttori e importatori di apparecchiature, che finanziano la raccolta attraverso i sistemi collettivi, utilizzando parte dei ricavi dalla vendita al consumatore finale per remunerare comuni, aziende di igiene urbana e operatori del retail. Da questo punto di vista, dice Rossi, un effetto positivo dell’annunciata nuova tassa “potrebbe essere la presa di coscienza da parte dell’industria, visto che abbiamo l’impressione che al tema sia riservato uno spazio ancora troppo marginale“. Una ‘wake up call’ che in Italia potrebbe suonare già nell’ambito delle trattative, in corso, per il rinnovo dell’accordo di programma tra i sistemi collettivi dei produttori e gli operatori della distribuzione. “È quello che speriamo”, dice Rossi. Non sarà semplice, visti gli allarmi lanciati nelle ultime settimane dall’industria degli elettrodomestici e dell’elettronica di consumo per i costi di produzione in aumento e la perdita di competitività nei confronti degli operatori extra Ue.


