La nuova tassa europea sui rifiuti elettronici non raccolti potrebbe fruttare 15 miliardi l’anno, ma secondo Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE, il prelievo si basa su un sistema “perverso” che lucra sui comportamenti scorretti dei cittadini. In Italia il peso stimato è di 1,2 miliardi l’anno per i soli raee domestici, con possibili rincari fino a 115 euro per una lavatrice nuova. “Un bagno di sangue di dimensioni clamorose”, dice
Una “gallina dalle uova d’oro”, utilissima per incassare 15 miliardi di euro l’anno a partire dal 2028 ma figlia di un “sistema perverso nel quale si cerca di lucrare sui comportamenti non corretti dei cittadini sperando che quei comportamenti non cambino”. Per Giorgio Arienti, direttore generale di Erion WEEE la tassa europea sui rifiuti elettrici non raccolti proposta dalla Commissione nell’ambito del nuovo bilancio pluriennale è una manovra nel segno della doppiezza. “Da una parte l’Ue cerca di stimolare la raccolta dei raee attraverso i sistemi di responsabilità estesa del produttore – spiega a Ricicla.tv – e dall’altra punta a fare soldi sul fatto, risaputo, che i cittadini europei non abbiano ancora imparato a gestirli correttamente”.
È un po’ come sperare che chi fuma smetta di farlo, “salvo poi contare sulle accise che arrivano dal tabacco”, dice Arienti. Una similitudine non casuale, visto che tra le nuove tasse proposte dall’Ue la più lucrosa, dopo quella sui raee, è proprio il prelievo del 15% sugli incassi legati ai prodotti del fumo: 11,2 miliardi di euro secondo i calcoli di Bruxelles, che sommati alla raee tax fanno più di 26 miliardi l’anno. Per tenere in piedi una parte rilevante del budget europeo tra il 2028 e il 2034, sembra dire l’Ue, serve che gli europei continuino a fumare e che non imparino mai a gestire correttamente i propri rifiuti tecnologici.
Ma quale sarà l’impatto della nuova tassa sul sistema italiano? “Parliamo di cifre considerevolissime – dice Arienti – possiamo stimare solo per i raee domestici più di 600 mila tonnellate l’anno di raccolta mancante“. Che moltiplicati per il contributo di base ipotizzato dall’Ue, pari a 2 euro al kg, “vorrebbe dire solo per noi circa 1,2 miliardi di euro l’anno. Una cifra spropositata”, tanto più a fronte di “un giro d’affari totale del sistema raee che in Italia supera di poco i 200 milioni di euro”.
Un salasso in piena regola, insomma. Ma a carico di chi? “È un punto interrogativo gigantesco – chiarisce Arienti – uno scenario possibile è che la tassa venga ribaltata integralmente sui produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche”, con ricadute dirette sul prezzo di vendita al consumatore finale. Per una lavatrice standard il rincaro potrebbe essere compreso tra i 72 e i 115 euro. “Un bagno di sangue di dimensioni clamorose” per scongiurare il quale, dice il direttore di Erion, “l’altra cosa che mi aspetto è che gli Stati membri trucchino i dati. Per sottrarsi a una tassazione così elevata la tentazione di dichiarare come raccolti raee che in realtà non lo sono diventerà forte. Un sistema perverso”.


