La commissione bilancio del Senato ha dato il via libera all’esclusione di consorzi individuali e collettivi, piccoli imprenditori agricoli e attività professionali come estetisti e tatuatori dal novero delle imprese obbligate a iscriversi al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri. Approvata anche la proposta di un fondo per le imprese che utilizzano rottame di acciaio inox
La legge di bilancio che lunedì approderà nell’aula del Senato porterà con sé anche la ridefinizione del perimetro dei soggetti obbligati all’iscrizione al nuovo sistema informatico di tracciabilità dei rifiuti Rentri. Consorzi individuali e collettivi, piccoli imprenditori agricoli e attività professionali come estetisti e tatuatori non dovranno più accreditarsi alla piattaforma nata per digitalizzare le informazioni sulle movimentazioni dei rifiuti. Lo prevede una serie di emendamenti identici presentati dal gruppo delle autonomie e approvati nei giorni scorsi dalla commissione bilancio di Palazzo Madama.
La proposta di modifica era stata caldeggiata dallo stesso Ministero dell’Ambiente, ed era già contenuta in una serie di emendamenti dichiarati inammissibili ‘per materia’ nei primi giorni del lungo – e travagliato – esame in commissione. Esame lungo abbastanza da consentire ai relatori e al governo di cambiare parere sull’iniziativa, passando dal no alle prime proposte (tra le quali una segnalata a firma Forza Italia) al via libera concesso agli emendamenti del gruppo autonomie. Emendamenti che, esattamente come quelli inizialmente cassati, puntano a sciogliere quello che da sempre è uno dei nodi più controversi della disciplina del Rentri, ovvero il disallineamento tra i soggetti obbligati all’iscrizione e le deroghe in materia di tracciabilità dei rifiuti previste per alcuni di loro dalla normativa nazionale.
Stando al Testo Unico Ambientale, infatti, soggetti come i consorzi per il riciclo o i centri estetici possono essere esentati dalla tenuta del registro di carico e scarico e assolvere all’obbligo di tracciabilità dei rifiuti prodotti con modalità alternative. Nel caso dei consorzi possono valere analoghe evidenze documentali, mentre per le piccole imprese agricole (con volume d’affari inferiore a 8 mila euro annui), le attività professionali non organizzate in forma di imprese come gli studi dentistici o le attività come centri estetici e tatuatori, vale la conservazione dei formulari o dei documenti di conferimento per almeno tre anni. Una deroga applicabile anche ai soggetti che producono rifiuti pericolosi.
L’esenzione dalla tenuta del registro si traduce già, di fatto, in una esenzione dall’invio dei dati al Rentri, ma nonostante questo la disciplina del sistema di tracciabilità ha previsto per i soggetti in questione l’obbligo di iscrizione alla piattaforma e il pagamento del canone annuo. Che per questo le associazioni di categoria, come l’Associazione nazionale dentisti italiani, hanno da sempre definito come un “balzello da pagare senza uno scopo specifico”. Sul piano giuridico la revisione del perimetro del Rentri diventerà efficace con l’approvazione definitiva della legge di bilancio, ma gli effetti degli emendamenti si faranno sentire da subito, visto che per le piccolissime imprese artigiane l’obbligo di iscrizione alla piattaforma è già scattato dallo scorso 15 dicembre.
Nel corso dell’esame in commissione bilancio di Palazzo Madama è arrivato anche il libera all’emendamento di Fratelli d’Italia che istituisce un fondo triennale da 35 milioni di euro l’anno a supporto delle imprese che utilizzano i rottami ferrosi. L’accesso alla misura di sostegno, nello specifico, sarà garantito ai soggetti che producono acciaio inossidabile utilizzando prevalentemente rottami inox e materiali di riciclo per una quota superiore al 90 per cento e producono “acciai contenenti Nichel compreso fra il 6 per cento e il 10,5 per cento, Cromo compreso fra il 16 per cento ed il 18,5 per cento e Molibdeno minore di 3 per cento”.


