Il decreto ‘terra dei fuochi’ diventa legge: pene più severe per l’abbandono di rifiuti, con nuove fattispecie di delitto e sanzioni rafforzate per cittadini e imprese. Alleggerito, rispetto al testo originario, il quadro sanzionatorio per la gestione non a norma, con la reintroduzione delle contravvenzioni per i casi di minore gravità. Raddoppiate le sanzioni sui registri di carico e scarico
La stretta sugli illeciti ambientali voluta dal governo Meloni è legge. Con 137 voti favorevoli e 85 contrari la Camera ha dato il via libera definitivo alla conversione del decreto ‘terra dei fuochi’, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 30 luglio. Il provvedimento, che ora dovrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, riscrive il quadro sanzionatorio in materia di abbandono e gestione non a norma di rifiuti, con nuovi delitti al posto delle vecchie contravvenzioni, arresti in flagranza differita, nessuna tenuità del fatto e pene detentive per imprese e cittadini. Con un alleggerimento delle misure, rispetto a quelle originariamente disegnate da Palazzo Chigi, per i reati di lieve entità e, in particolare, per le condotte colpose o gli errori formali commessi dagli operatori economici autorizzati.
Il provvedimento rappresenta una prima risposta alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che il 30 gennaio 2025 ha condannato l’Italia per non aver tutelato la salute dei cittadini nei Comuni a cavallo tra le province di Napoli e Caserta. Per la rimozione dei rifiuti abbandonati e le attività di bonifica dei siti contaminati in Campania la legge di conversione del decreto destina 15 milioni di euro al Commissario di governo Giuseppe Vadalà, nell’ambito di un più ampio stanziamento pluriennale da 60 milioni. Già partite le operazioni di pulizia delle discariche abusive e le prime caratterizzazioni dei terreni.
Anche se il decreto porta la ‘terra dei fuochi’ nel titolo, i suoi effetti si faranno sentire su tutto il territorio nazionale. Oltre a destinare nuove risorse al risanamento ambientale in Campania, infatti, il provvedimento riforma l’intera cornice dei reati in materia di rifiuti, modificando il testo unico ambientale, il codice penale, quello della strada e la disciplina sulla responsabilità amministrativa degli enti. Un netto inasprimento delle misure repressive, con aggravanti nel caso in cui i rifiuti siano pericolosi o se la cattiva gestione avviene nell’ambito di un’attività di impresa. L’obiettivo è quello di fare in modo che chi gestisce male i propri rifiuti paghi caro.
Il nuovo regime parte dall’inasprimento delle pene per l’abbandono di rifiuti, fattispecie già prevista dal testo unico ambientale ma che viene quasi completamente rivista. Per i rifiuti non pericolosi resta la sanzione per i cittadini, anche se aumentata, da un minimo di 1.500 a 18.000 euro, mentre per i titolari di imprese e responsabili di enti, a seconda della gravità del fatto, all’ammenda compresa tra 3.000 e 27.000 euro si aggiunge anche l’arresto da 6 mesi a 2 anni. Per l’abbandono dei piccoli rifiuti, come i mozziconi di sigaretta, la sanzione andrà da 80 a 320 euro e il reato potrà essere contestato anche a posteriori, utilizzando videocamere di sorveglianza. Se l’abbandono avviene mediante veicoli a motore, il conducente si vedrà sospendere la patente da 4 a 6 mesi. Misure alle quali si aggiunge quella introdotta nel corso dell’esame in Senato, che prevede una sanzione da 1.000 a 3.000 euro per chiunque “abbandona o deposita rifiuti urbani accanto ai contenitori per la raccolta presenti lungo le strade”. Se la violazione è commessa facendo uso di veicoli a motore, scatterà il fermo del veicolo per un mese.
In casi particolari, ovvero se l’abbandono di rifiuti non pericolosi mette a rischio la salute umana e gli ecosistemi, o avviene in siti contaminati, scatterà esclusivamente la reclusione: da 6 mesi a 5 anni per i cittadini e da 9 mesi a 5 anni e 6 mesi per enti e imprese, con patente sospesa da 2 a 6 mesi. Nel caso di rifiuti pericolosi, invece, l’abbandono e il deposito incontrollato diventano delitto e verranno puniti in ogni caso con la detenzione: per i cittadini da 1 a 5 anni e per le imprese da 1 a 5 anni e 6 mesi. Nel caso di aggravanti legate ai rischi per ambiente e salute, si passerà da un anno e 6 mesi a 6 anni per i cittadini, e da 2 anni a 6 anni e 6 mesi per le imprese.
Accanto a quelle per l’abbandono di rifiuti, la legge ‘terra dei fuochi’ riscrive anche le pene per la gestione non a norma, ma con un passo indietro rispetto all’idea del governo di sostituire la formula del reato contravvenzionale con quella del delitto ‘tout court’ punito in ogni caso con la detenzione. Secondo le associazioni del mondo produttivo – in particolare quelle rappresentative delle imprese di gestione dei rifiuti – questo avrebbe infatti finito per colpire in maniera eccessivamente dura anche le condotte colpose o i meri errori formali commessi da imprese regolarmente autorizzate. Per questo nel corso dell’esame in commissione giustizia al Senato il testo originale è stato ‘smussato’ con un emendamento che riporta l’illecito alla natura di reato contravvenzionale, con ammenda pecuniaria da 6.000 a 52.000 euro nei casi lievi e l’arresto fino a 3 anni per le condotte più gravi, sempre che non costituiscano un reato di ordine superiore, che non riguardino rifiuti pericolosi, che la loro gestione non a norma non abbia pregiudicato ambiente e salute umana e che non sia avvenuta in un sito contaminato. Fattispecie che saranno punite tutte con il carcere.
Rispetto al testo del governo, l’esame in Senato ha ridimensionato anche le pene per chi effettua raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti non pericolosi in mancanza della prescritta autorizzazione: da una pena esclusivamente detentiva compresa tra sei mesi e tre anni si passa all’arresto da tre mesi a un anno o all’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro. Se i fatti riguardano rifiuti pericolosi, la pena è della reclusione da uno a cinque anni, sempre che la condotta non comprometta ambiente e salute e non avvenga nel perimetro di un sito contaminato. In tal caso restano le pene detentive previste dal decreto approvato dal governo, mentre nel caso in cui si configuri una fattispecie di reato più grave potrà scattare il regime previsto dal codice penale in materia di reati ambientali.
Diventa esclusivamente un delitto, così come deciso dal governo, la gestione di una discarica non autorizzata, punita con la reclusione da 1 a 5 anni o da 2 a 6 nel caso di aggravanti per ambiente e salute. Aggravate le pene detentive per la combustione illecita di rifiuti, mentre in linea con il nuovo regolamento europeo, anche la spedizione illegale di rifiuti diventa esclusivamente un delitto, punito da 1 a 5 anni di reclusione, aumentati nel caso di rifiuti pericolosi.
Nel mirino delle nuove disposizioni anche gli adempimenti in materia di tracciabilità dei rifiuti, con sanzioni raddoppiate per l’omessa o incompleta tenuta del registro di carico e scarico, che vengono portate da un minimo di 4 a un massimo di 20.000 euro per le imprese con più di 15 dipendenti. Prevista la sospensione della patente da 1 a 4 mesi per rifiuti non pericolosi e da 2 a 8 per quelli pericolosi, e la sospensione dall’Albo Nazionale Gestori Ambientali per un periodo da due a sei mesi se il trasporto riguarda rifiuti non pericolosi e da quattro a dodici mesi se il trasporto riguarda rifiuti pericolosi. Un aggravio delle sanzioni che suscita perplessità, visto che arriva nel pieno del passaggio alla nuova tracciabilità dei rifiuti, con lo switch ai modelli aggiornati di registri e formulari di trasporto partito lo scorso 13 febbraio e accompagnato, per migliaia di operatori, dall’avvio del sistema informatico Rentri.
Oltre a riformare il testo unico ambientale la nuova disciplina integra e, nelle intenzioni del governo, completa la riforma del codice penale operata nel 2015 dalla cosiddetta legge ‘ecoreati’. Anche in questo caso si tratta di un deciso giro di vite, con l’estensione dell’arresto in flagranza differita (ovvero fino a 48 ore dal fatto) a tutti i delitti ambientali già previsti dal codice e anche ai nuovi reati gravi introdotti con la modifica del testo unico ambientale, come l’abbandono, la gestione non autorizzata, la combustione e la spedizione illegale di rifiuti. Gli stessi reati non rientreranno tra quelli per i quali vale la ‘particolare tenuità’, ovvero la possibilità di comminare pene ridotte o sospese nel caso di condotte ritenute non gravi o non abituali dal giudice. In più, sia i nuovi reati previsti dal testo unico ambientale che quelli del codice penale saranno considerati come ‘reati spia’ dell’attività di gruppi criminali organizzati, con il potenziamento degli strumenti a supporto degli inquirenti e l’inclusione delle operazioni sotto copertura.
Un giro di vite al quale fanno da contrappeso le modifiche approvate dalla commissione giustizia del Senato per eliminare dal testo originale il passaggio che avrebbe esteso automaticamente ai titolari d’impresa la responsabilità dei delitti riconducibili all’impresa stessa per “omessa vigilanza sull’operato degli autori materiali”. Resta tuttavia inalterata l’introduzione della nuova “aggravante dell’attività di impresa”, in virtù della quale le pene per abbandono e gestione non a norma di rifiuti vengono aumentate di un terzo se i fatti sono commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. In ottica di prevenzione dei fenomeni di abbandono e traffico illecito di rifiuti, il Senato ha integrato il decreto con una misura specifica sui raee, le apparecchiature tecnologiche a fine vita. Nel caso di consegne a domicilio di una nuova apparecchiatura, i distributori avranno la facoltà di ritirare, oltre al frigorifero e alla lavatrice sostituiti (al cui ritiro sono obbligati per legge), anche tutti gli altri “raee provenienti dai nuclei domestici a titolo gratuito e senza obbligo di acquisto di aee di tipo equivalente”.


