Rifiuti, il CNEL: “Obiettivo Ue raggiunto con 13 anni di anticipo”. Ma non è vero

di Luigi Palumbo 15/10/2025

Il Cnel premia l’Italia per aver raggiunto gli obiettivi Ue sui rifiuti con 13 anni d’anticipo. Ma i numeri (e le norme) raccontano un’altra storia


In Italia “la raccolta differenziata” è in crescita e “ha già raggiunto i livelli fissati dagli obiettivi europei per il 2035”. Parola del Cnel, che nell’ultima relazione sui servizi pubblici, pur stigmatizzando gli immancabili ritardi che separano nord e sud e la tradizionale frammentazione nelle attività di gestione dei rifiuti, incorona l’Italia per aver raggiunto i target europei di differenziata con ben “tredici anni di anticipo”. Peccato che non sia vero. E non perché l’Italia non sia in anticipo su alcuni dei principali obiettivi europei di circolarità, ma piuttosto perché non c’è mai stato un obiettivo europeo di raccolta differenziata, perché l’obiettivo nazionale risaliva al 2012 e lo abbiamo raggiunto con quasi dieci anni di ritardo e perché il vero obiettivo europeo al 2035 è semmai un obiettivo di riciclo. Dal quale, peraltro, restiamo parecchio lontani. Ma andiamo con ordine.

Se sbagliare è umano ma perseverare è diabolico, la relazione del Cnel ce la mette tutta per finire fuori dalla grazia di Dio, ribadendo per ben due volte che “la raccolta differenziata raggiunge il 66,3% a livello nazionale” superando “gli obiettivi UE 2035”. Un’affermazione totalmente falsa, e non solo perché l’ultimo dato certificato sulla raccolta differenziata, quello di Ispra, parla di un 66,6% al 2023, ma soprattutto perché l’obiettivo europeo al 2035 misura, come detto, le quantità di rifiuti urbani riciclate e non quelle raccolte in maniera differenziata. Esiste sì un obiettivo di raccolta differenziata del 65%, ma è un obiettivo nazionale e, tra l’altro, andava raggiunto nel 2012, mentre solo nel 2022, dati Ispra, l’Italia è riuscita a centrarlo e superarlo.

Quanto al riciclo, vale a dire la trasformazione dei rifiuti raccolti in nuovi materiali da reimpiegare nell’industria, sempre secondo Ispra nel 2023 la percentuale ha invece raggiunto il 50,8%, appena sopra l’obiettivo Ue del 50% al 2020 ma lontana dal 55% che l’Europa chiede a ogni Stato membro di raggiungere entro il 2025 e ancora più lontana dal 65% al 2035. Più che in anticipo, insomma, sembriamo essere in ritardo. Il raggiungimento o meno del target di riciclo, tra l’altro, è tuttora al centro di un contenzioso con l’Ue, visto che la Commissione europea ha aperto ai nostri danni una procedura d’infrazione per non aver raggiunto l’obiettivo del 50% nel 2020.

L’analisi del Cnel, insomma, avrebbe bisogno di una migliore messa a fuoco. Anche perché non mancano i target europei rispetto ai quali possiamo vantare un consistente anticipo. Sul fronte degli imballaggi, ad esempio, nel 2024 l’Italia ha riciclato il 76,7% dell’immesso a consumo, superando ampiamente il target Ue del 70% al 2030, mentre risultano centrati anche gli obiettivi specifici per le diverse filiere: carta, plastica, legno, vetro, alluminio, acciaio hanno tutte raggiunto e superato i target di riciclo al 2025 e, con la sola eccezione della plastica, anche quelli al 2030. In tema di circolarità i meriti dell’Italia ci sono, e sono tanti, ma andrebbero conosciuti e comunicati con maggiore cura.

Tornando alla relazione del Cnel, e prendendola a questo punto con il beneficio del dubbio, spicca il dato sui costi di gestione dei rifiuti urbani, con una spesa media di 395 euro per tonnellata nel 2023, in lieve crescita rispetto ai 386 dell’anno precedente e con “una tendenza generale: all’aumentare dei costi corrispondono livelli inferiori di raccolta differenziata”. Con una eccezione importante, rileva il Cnel: il Molise, con il 59,3% di raccolta differenziata e una spesa per tonnellata di 368 euro, si legge nel rapporto “continua a distinguersi come caso di contenimento dei costi a parità di bassi livelli di raccolta differenziata”. Il perché è presto detto: con il 66,4%, infatti, nel 2023 la regione è risultata quella con il più alto tasso di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani. Soluzione che in molte regioni, al momento, continua purtroppo a risultare quella economicamente più conveniente. Tant’è che anche su questo nei mesi scorsi è arrivata la bacchettata dell’Ue. Ci vuole poco a distinguersi così.

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