Nel 2024 l’Italia ha prodotto 172 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, in aumento del 4,6%, con una crescita molto superiore a quella del PIL. Il recupero di materia resta il principale punto di forza, con 139,1 milioni di tonnellate trattate. In aumento la produzione di amianto, mentre cala quella di fanghi da depurazione. Che però vengono avviati sempre più a recupero. Veicoli a fine vita ancora lontani dal target Ue del 95%
Il bicchiere mezzo pieno è che, da paese povero di risorse naturali, ci confermiamo specialisti del riciclo, capaci di trasformare quote crescenti di scarti in nuova materia da restituire ai cicli produttivi. Quello mezzo vuoto è che restiamo un’economia ad alta intensità di rifiuti, con una produzione di scarti che cresce di gran lunga più veloce del valore generato. Luci e ombre, quelle ritratte dal nuovo rapporto sui rifiuti speciali di Ispra, stando al quale nel 2024 le attività industriali, manifatturiere e artigianali dello Stivale hanno prodotto 172 milioni di tonnellate di scarti, registrando un incremento del +4,6% rispetto al 2023 (circa 7,6 milioni di tonnellate in più).
Una vera e propria accelerazione che, rileva Ispra, “evidenzia un forte scollamento rispetto alla crescita più contenuta dell’economia nazionale, che nello stesso periodo ha segnato un +0,8% del PIL e un +1,3% dei consumi”. La quasi totalità dei rifiuti speciali prodotti è di natura non pericolosa (93,7%), in crescita del +4,5% rispetto al 2023. I rifiuti pericolosi si attestano a 10,8 milioni di tonnellate, registrando comunque un aumento più marcato in termini percentuali (+6,0%, pari a 612 mila tonnellate in più).
Il dettaglio sui settori conferma il ruolo di primo piano del comparto costruzione e demolizioni, che da solo è responsabile della produzione di 90,4 milioni di tonnellate di rifiuti (il 52,5% del totale nazionale). Seguono a distanza trattamento rifiuti e risanamento (23,1%), attività manifatturiere (15,9%) e altre attività economiche (8,5%). Il dato territoriale sulla produzione riflette la geografia del sistema produttivo nazionale, con il nord responsabile del 56% della produzione nazionale e la Lombardia che, da sola, produce 36,4 milioni di tonnellate (il 21,2% del dato italiano).
Guardando alla gestione, il recupero si conferma “la via maestra”, scrive Ispra. Il 74,3% dei rifiuti gestiti sul territorio nazionale è stato avviato a recupero di materia: 139,1 milioni di tonnellate, anche qui in crescita del 6,4% rispetto al 2023. Dato che conferma la specializzazione italiana nella trasformazione degli scarti in nuovi input per l’industria e la manifattura. A confermarlo è anche la bilancia commerciale dei rifiuti, che a differenza di quanto accade con gli urbani, pende nettamente dal lato delle importazioni: 7 i milioni di tonnellate in ingresso nel nostro Paese, costituiti principalmente da rottami metallici provenienti da Germania e Francia e destinati alle nostre acciaierie, mentre i rifiuti in uscita superano di poco i 5 milioni di tonnellate, diretti prevalentemente verso la Germania.
Anche il dettaglio dei flussi sensibili restituisce una fotografia in chiaroscuro: la produzione di rifiuti contenenti amianto, misura diretta delle attività di bonifica, torna a crescere con un +13,4% ma continua a scontare “la mancanza di un’attività sistematica di decontaminazione sul territorio”. Il riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione tocca l’82,4%, superando ampiamente il target europeo del 70%, ma gli oltre 75 milioni di tonnellate di scarti trattati vengono prevalentemente destinati, dopo il recupero, ad applicazioni a ridotto valore aggiunto come rilevati e sottofondi stradali.
In aumento anche il tasso di recupero dei veicoli a fine vita, che sale all’86,7%. Un dato che supera l’obiettivo europeo dell’85% di riciclo e reimpiego, ma che, come ormai da diversi anni, resta lontano dal target di recupero complessivo del 95% a causa del limitatissimo, di fatto nullo, ricorso al recupero energetico delle frazioni a minor valore aggiunto come il cosiddetto ‘car fluff’.
Cala la produzione di fanghi da depurazione, con un -3% rispetto al 2023. Più della metà del totale prodotto viene avviata a recupero (53%), ma ancora il 44,1%, nonostante le potenzialità sia in termini di recupero di materia che di energia, finisce a smaltimento. In generale, rileva però Ispra, anche se lentamente il recupero sta crescendo, passando dal 43,4% del 2022 al 53,7% del 2024 (circa 317 mila tonnellate di aumento) a fronte di un calo dello smaltimento (dal 54,2% del 2022 al 44,1% del 2024, -291 mila tonnellate).
“I dati del rapporto – ha commentato la presidente di Ispra Maria Alessandra Gallone – accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare. L’aumento del recupero di materia complessivo, con importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostrano come innovazione e corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo. Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze”.





