Approvata la revisione della direttiva quadro rifiuti da parte del Parlamento europeo. Previsti target vincolanti di riduzione del food waste e l’obbligo di istituire sistemi di responsabilità estesa del produttore per il tessile. Ora il testo sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Ue, poi scatterà il conto alla rovescia per il recepimento negli Stati membri, con l’Italia che punta a regolamentare l’EPR tessile entro la fine di quest’anno
Gli Stati membri dell’Ue dovranno attivare sistemi di responsabilità estesa del produttore per aumentare il grado di sostenibilità e circolarità dell’industria tessile e dell’abbigliamento, ma anche moltiplicare gli sforzi per ridurre lo spreco alimentare. Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla riforma della direttiva quadro rifiuti, presentata a luglio 2023 dalla Commissione, che nelle intenzioni di Bruxelles dovrà spingere gli Stati membri a ridurre e gestire in maniera sempre più sostenibile e circolarei quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari (132 kg pro capite) e 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili generati ogni anno dai cittadini dell’Ue.
Dopo il via libera della plenaria ora tocca al Consiglio Ue ratificare la nuova direttiva. Un passaggio quasi esclusivamente formale, dopodiché il testo potrà essere tradotto in tutte le lingue dell’Unione e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. A quel punto gli Stati membri avranno 20 mesi di tempo per recepirlo nei rispettivi ordinamenti. Con la revisione della direttiva quadro, sulla quale lo scorso febbraio Parlamento e Consiglio Ue avevano trovato l’accordo provvisorio, verranno introdotti per la prima volta in assoluto target vincolanti di riduzione del food waste al 2030, del 10% nelle filiere produttive e al 30% per il ‘food waste’ pro capite generato dal consumo domestico, dalla ristorazione o dalla distribuzione, da calcolare sulla media degli anni 2021-2023.
Contestualmente alla definizione degli inediti obiettivi di riduzione dello spreco alimentare, la nuova versione della direttiva interviene anche su un altro fronte caldo delle politiche economiche e ambientali in Ue, quello del tessile e abbigliamento, introducendo l’obbligo di istituire sistemi di responsabilità estesa del produttore armonizzati in tutti gli Stati membri. Entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva, quindi verosimilmente entro la fine del 2028, i paesi dell’Ue dovranno fare in modo che i produttori che mettono a disposizione prodotti tessili sul mercato dell’Ue coprano i costi per raccolta, cernita e riciclo dei rifiuti da loro generati.
Le nuove norme riguarderanno abbigliamento e accessori, calzature, coperte, biancheria da letto e da cucina, tende, cappelli. Le disposizioni si applicheranno a tutti i produttori, compresi quelli che utilizzano strumenti di commercio elettronico e indipendentemente dal fatto che siano stabiliti in un paese dell’Ue o al di fuori dell’Ue. Un chiaro riferimento a marketplace come SHEIN, già da tempo sotto la lente della Commissione per l’impatto sociale, economico e ambientale dello tsunami di capi d’abbigliamento a basso costo che ha invaso il mercato Ue.
Sempre in un’ottica di contrasto a fast e ultra fast fashion, le ‘fee’, ovvero i contributi che i produttori dovranno versare per ogni capo venduto, potranno essere modulate in base alla maggiore o minore sostenibilità dei prodotti. Per garantire una piena armonizzazione nei diversi Stati membri, nel corso del 2026 la Commissione dovrebbe adottare i criteri tecnici di settore nell’ambito del nuovo regolamento europeo sull’ecodesign, fissando riferimenti univoci per misurare l’impronta ambientale di abbigliamento e accessori rispetto a parametri come la durabilità, riparabilità e riciclabilità o il contenuto di fibre riciclate. Criteri che non rileveranno solo sul piano ambientale ma anche su quello della competitività, visto che a partire dal 2030 solo i prodotti in linea con i requisiti di ecodesign potranno essere immessi a commercio sul mercato dell’Ue.
L’orizzonte temporale per la piena definizione del nuovo quadro regolatorio, in ogni caso, è piuttosto lungo. Troppo, visto lo stato di crisi profonda nel quale versa il settore della raccolta, selezione, riuso e riciclo dei rifiuti tessili in tutta Europa. Un comparto che da sempre si regge sulla vendita di capi riutilizzabili ma che da mesi è stretto nella morsa tra l’aumento dei rifiuti intercettati, il crollo della qualità causa fast e ultra fast fashion e la progressiva saturazione dei mercati di sbocco, con costi di gestione crescenti a fronte di margini in drastico calo.
In questo contesto, le nuove regole di responsabilità estesa – e i contributi economici versati dai produttori – potrebbero contribuire a dare ulteriore respiro agli operatori della valorizzazione. Per questo la stessa Commissaria Ue all’economia circolare Jessika Roswall ha sollecitato gli Stati membri a non attendere i 30 mesi fissati dalla direttiva per istituire i propri regimi EPR ma ad anticipare i tempi. Un’indicazione che premia la scelta dell’Italia di puntare all’adozione di un regolamento nazionale entro la fine di quest’anno. La bozza di regolamento, già sottoposta alla consultazione dei portatori d’interesse da parte del Ministero dell’Ambiente, è attualmente al vaglio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo del Mase è inviare il testo a consultazione in Ue entro la fine di settembre e arrivare alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entro dicembre 2025. L’appello delle imprese è a garantire in ogni caso il pieno allineamento con il quadro regolatorio europeo.


