Rifiuti urbani, le Regioni chiedono tavolo sulla prossimità. Il Mase: “È già attivo”

di Luigi Palumbo 29/10/2025

rifiuti organici

La Conferenza delle Regioni chiede al Mase un tavolo nazionale sulla “migrazione dei rifiuti dal Sud al Nord” per chiarire l’applicazione del principio di prossimità nel recupero. Dal ministero la replica: “Il tavolo esiste già, nell’ambito del PNGR”. Prossima riunione convocata per il 25 novembre con un focus sulla frazione organica. Il senatore Andrea De Priamo: “Gli impianti non devono concentrarsi solo in una parte del Paese”


Si riapre il cantiere sul disegno di mercato per i rifiuti urbani da avviare a recupero. Il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha chiesto al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin di istituire un tavolo di coordinamento nazionale sulla “migrazione di rifiuti dal Sud al Nord”, con l’obiettivo di fare chiarezza sull’applicazione del principio di prossimità nel recupero e riciclo dei rifiuti urbani “a tutela delle aziende e dei lavoratori del settore della raccolta e del trattamento”. Lo si legge in una lettera firmata dall’assessore all’ambiente della Regione Sardegna Rosanna Laconi e inviata al Senatore Andrea De Priamo in occasione di un convegno sul rapporto tra prossimità e libera circolazione dei rifiuti a recupero.

Ancora oggi, è emerso nel corso dei lavori, i due principi, benché sanciti dal Testo unico ambientale, stentano a trovare applicazione uniforme sul territorio nazionale diventando periodicamente causa di contenzioso tra imprese e stazioni appaltanti. L’ultimo pronunciamento sul tema, una sentenza del Tar Veneto, risale allo scorso settembre, preceduta solo negli ultimi due anni da altrettante sentenze del Consiglio di Stato. Peraltro di segno quasi opposto tra loro. Il nodo sta nella lettura della normativa di riferimento.

Stando al Testo unico ambientale i rifiuti destinati al riciclo e recupero possono infatti circolare sul territorio nazionale in un regime di libero mercato, ma i soggetti responsabili delle procedure di affidamento sono chiamati a privilegiare “anche con strumenti economici, il principio di prossimità agli impianti di recupero” per ridurre al minimo movimentazioni e impatti ambientali e incentivare la realizzazione di una rete diffusa di strutture di trattamento. Il principio, tuttavia, “non sempre viene applicato correttamente dalle Regioni o dagli enti locali”, ha spiegato De Priamo e anzi quasi mai viene valorizzato dalle stazioni appaltanti. Anche perché, come si legge nella lettera dell’assessore Laconi, la legge “non determina una sanzione per la mancata applicazione”.

Tanto i Comuni, quanto gli enti d’ambito o gli stessi gestori del servizio continuano infatti ad affidare i propri rifiuti da recuperare, in particolare la frazione organica differenziata (o forsu), quasi esclusivamente attraverso procedure al massimo ribasso, anche se questo significa movimentarli per centinaia, se non migliaia, di chilometri. Generando emissioni nel trasporto e aumentando, nel caso della forsu, il rischio di deperimento dei rifiuti trasportati. Eppure secondo Ispra nel 2023, su 6 milioni di tonnellate di rifiuti organici differenziati, quasi 2 sono stati trattati in regioni diverse da quelle nelle quali sono stati raccolti. “Quando parliamo di forsu, per la natura stessa della matrice, non possiamo continuare a immaginare di trasportare i rifiuti verso impianti molto distanti – ha osservato Paola Ficco, giurista ambientale – fortunatamente con la razionalizzazione del sistema industriale sul territorio nazionale, anche la scusa che gli impianti non ci sono è ormai grandemente superata”.

Se per lungo tempo, infatti, la clausola della libera circolazione ha consentito ai territori meno serviti da impianti, tipicamente quelli del centro sud, di trovare uno sbocco ai propri rifiuti, il rischio paventato dalle Regioni è che ora che gli impianti di trattamento vanno moltiplicandosi, spinti anche dagli investimenti del PNRR, la logica del massimo ribasso possa continuare a portare i flussi verso impianti lontani lasciando vuote, o quasi, le nuove strutture. Da qui il riferimento delle Regioni alla necessità di tutelare aziende e lavoratori. “Serve fare una buona differenziata – ha aggiunto De Priamo – ma serve anche che gli impianti ci siano e che non si concentrino solo in alcune zone del Paese”.

Immediata la risposta del Mase, che per il tramite della capo dipartimento per lo sviluppo sostenibile Laura D’Aprile ha fatto sapere di avere convocato per il prossimo 25 novembre un tavolo tecnico istituzionale sul Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti, lo strumento che contiene i criteri ai quali le Regioni devono adeguare i propri piani di gestione. All’ordine del giorno della riunione, che Ricicla.tv ha potuto leggere, lo stato di attuazione delle pianificazioni regionali ma anche il tema del recupero dei rifiuti organici, sul quale le Regioni hanno chiesto di accendere un faro. Non mancano le polemiche, però.

“La Conferenza ha chiesto l’attivazione di un tavolo che di fatto è stato già attivato nell’ambito del PNGR, tra l’altro proprio su richiesta della Conferenza unificata” ha fatto notare D’Aprile con tono critico nel corso del convegno. In più, ha ricordato, proprio la Conferenza unificata “nel suo parere sulla prima versione del PNGR, rilasciato nel 2022, chiese, su impulso di alcune Regioni, di espungere l’obbligatorietà del rispetto del principio di prossimità per la frazione organica”. Nella prima versione, infatti, il PNGR limitava il recupero della forsu su base strettamente regionale, mentre nella versione attuale del Piano il perimetro è stato allargato alle tre macroaree nord centro e sud con “la possibilità di portare fuori regione collegata ad un’analisi di LCA. Faremo questo tavolo il prossimo 25 novembre – ha aggiunto D’Aprile – e a questo punto proporremo alla Conferenza di modificare di nuovo il PNGR riportandolo alla sua versione originale“.

Se il PNGR serve a calare il principio della prossimità nei piani regionali, anche gli strumenti messi a punto dall’autorità di regolazione Arera possono contribuire a privilegiarla, sia nelle pianificazioni che nelle scelte gestionali. Si inserisce in questo solco il meccanismo degli impianti minimi, che consente alle Regioni di definire flussi e tariffe regolate verso gli impianti sul territorio (inclusi quelli per la forsu) se questi non sono sufficienti a soddisfare tutto il fabbisogno di trattamento dei rifiuti urbani. “Nella valorizzazione della tariffa di accesso agli impianti minimi abbiamo previsto vantaggi per le utenze collocate in prossimità – ha chiarito Lorenzo Bardelli, direttore della divisione ambiente di Arera – la stessa definizione di impianto minimo, del resto, rafforza l’idea di una programmazione che serva a garantire migliori equilibri territoriali. Da ultimo – ha aggiunto – nel pacchetto estivo di misure abbiamo introdotto il nuovo indicatore R3 con metriche fondate sulle emissioni di CO2″ che commisureranno i costi e benefici delle scelte gestionali anche all’impatto emissivo generato dalle movimentazioni effettuate dai soggetti affidatari del servizio.

Gli strumenti per valorizzare, anche economicamente, il principio di prossimità non mancano, ma alla base, hanno chiarito nel corso del convegno le due autorità antitrust e anticorruzione, serve impostare correttamente le procedure di affidamento bandite da Comuni, enti d’ambito e gestori. “Bisogna progettare una buona lex specialis – ha sottolineato Consuelo del Balzo, consigliera di Anac – che non preveda la territorialità come requisito di partecipazione ma che valorizzi la prossimità nell’ambito dei punteggi dell’offerta economicamente più vantaggiosa”. Un modo per superare la logica del massimo ribasso ma senza limitare la concorrenza. “Perché la prossimità deve essere una bussola, e non un recinto”, ha aggiunto Paola Ficco

Tra la complessità tecnica di gare che non si limitino a misurare il risparmio e la non meno complessa disciplina regolatoria, gli strumenti economici e amministrativi per privilegiare la prossimità richiedono da parte delle stazioni appaltanti, e degli enti competenti in generale, maggiore qualificazione e capacità tecnica. In questo scenario, senza indicazioni chiare il rischio di contenzioso resta dietro l’angolo. “Il principio di prossimità non viene valorizzato perché nessuno ha mai spiegato come farlo – ha detto Francesco Iacotucci, consulente esperto in finanza locale – Comuni e stazioni appaltanti hanno bisogno di indicazioni chiare, anche di minima, per non lasciare che siano i Tar a decidere”. “Il tavolo convocato dal Mase sarà un primo strumento utile di dialogo e conoscenza – ha commentato Massimo Milani, deputato e componente della commissione Ambiente della Camera – ma l’obiettivo deve essere quello di arrivare a una norma che faccia chiarezza”.

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