Rifiuti urbani, nel 2024 più riciclo e meno discarica

di Redazione Ricicla.tv 11/12/2025

La produzione di rifiuti urbani in Italia cresce a 29,9 milioni di tonnellate nel 2024, mentre raccolta differenziata (67,7%) e riciclo (52,3%) migliorano, con performance in aumento soprattutto nel Mezzogiorno. Restano però criticità, a partire dal gap tra differenziata e riciclo che getta un’ombra sul raggiungimento dell’obiettivo europeo al 2025. Sul fronte degli imballaggi boom di riciclo per la plastica, che per la prima volta raggiunge il target vincolante del 50%


Crescono raccolta differenziata e riciclo, cala la discarica. La gestione dei rifiuti urbani in Italia è sempre più orientata al recupero e sempre meno allo smaltimento. Un trend in linea con gli obiettivi europei di circolarità, che in molti casi risultano già raggiunti ma che in diversi altri richiederanno nuovi e ulteriori sforzi. È il quadro tracciato dall’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani, stando al quale nel 2024 la produzione nazionale si è attestata a poco più di 29,9 milioni di tonnellate, in aumento del 2,3% rispetto al 2023 anche per effetto del contributo crescente dei rifiuti prodotti dalle attività economiche e gestiti nel perimetro del servizio pubblico.

Del totale generato, il 67,7% è stato raccolto in maniera differenziata, in aumento del 3,9% su base nazionale e con incrementi in tutte le macroaree geografiche: nelle regioni del Nord e del Centro la crescita è di poco inferiore a un punto percentuale, mentre in quelle del Sud è di 1,2 punti. Su scala regionale, in cima alla classifica c’è l’Emilia-Romagna, con il 78,9%, mentre all’altra estremità le quattro regioni del centro-sud che ancora scontano storici ritardi gestionali e infrastrutturali: la Campania al 58,1%, la Calabria al 57,5%, il Lazio al 56,2% e la Sicilia al 55,5%. Ciò nonostante, osserva Ispra, “le regioni del Mezzogiorno sono quelle che hanno mostrato negli ultimi anni le maggiori crescite della raccolta differenziata”: nel 2024 la media della macroarea si è attestata al 60,2%, riducendo di 2,7 punti percentuali lo scarto rispetto alle regioni del Centro (63,2%) e di ben 3,3 punti quello con il Nord (74,2%).

Tra i rifiuti differenziati, l’organico si conferma la frazione più raccolta (37,8% del totale, in crescita del 2,6%), seguita dalla carta e cartone, con il 19,5%, dal vetro (11,3%) e dalla plastica (8,8%). Complessivamente, il tasso di riciclo calcolato secondo il metodo unificato europeo è del 52,3%, in aumento rispetto al 50,8% del 2023. Sul fronte degli imballaggi la percentuale complessiva di riciclo passa dal 75,6% al 76,7%, superando l’obiettivo del 65% al 2025. Tutte le frazioni hanno raggiunto e superato i target fissati al 2030 dall’Ue, mentre la plastica supera per la prima volta l’obiettivo del 50% fissato al 2025, facendo registrare un aumento di oltre 7 punti percentuali rispetto al 2020 (51,1% contro il 43,8%).

Sul percorso verso gli obiettivi europei, tuttavia, si allungano non poche ombre: la crisi del riciclo meccanico delle plastiche, ma anche la forbice tra raccolta differenziata e riciclo, una differenza di 15,4 punti percentuali (calata solo dello 0,4% su base annua) a riprova del fatto che la raccolta, scrive Ispra, “non può limitarsi al solo raggiungimento di tassi elevati ma deve garantire anche un’elevata qualità delle differenti frazioni intercettate al fine di consentirne l’effettivo riciclo”. Questione dirimente nel confronto con gli obiettivi europei, secondo i quali nel 2025 l’Italia dovrà aver raggiunto un tasso di riciclo del 55%, per poi puntare all’ancora più ambizioso 65% entro il 2035. Desta qualche preoccupazione in meno, invece, l’obiettivo di riduzione dello smaltimento in discarica, che entro il 2035 non dovrà superare il 10% e che secondo Ispra, considerando anche l’incenerimento senza recupero di energia, nel 2024 ha assorbito il 15,5% dei rifiuti prodotti (con la quota di discarica ridottasi del 3,7% rispetto al 2023).

Anche nel 2024 l’analisi delle movimentazioni tra regioni, o al di fuori dei confini nazionali, continua a restituire il quadro di un ciclo che non riesce a trovare collocazione in prossimità a tutte le frazioni di rifiuti. Per i rifiuti organici, ad esempio, la classifica dei trasferimenti in altre regioni continua a vedere sul podio Campania (544 mila tonnellate), Lazio (circa 303 mila tonnellate) e Toscana (circa 210 mila tonnellate), dotate “di infrastrutture obsolete e con una capacità di trattamento inadeguata”, scrive Ispra. Guardando invece ai flussi transfrontalieri, nel 2024 sono stati esportati 1,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui quote pari al 38,3% e al 28,4% sono, rispettivamente, rappresentate da Combustibile Solido Secondario (CSS) e da rifiuti prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti urbani. Segno di un sistema che privilegia il recupero di materia ma che stenta a integrare stabilmente nelle proprie strategie anche il recupero di energia delle frazioni non riciclabili. In tema di costi, nel 2024, il servizio di gestione dei rifiuti ha toccato i 214,4 euro per abitante, in aumento di 17,4 euro. Al Centro il costo più elevato con 256,6 euro, segue il Sud con 229,2 euro  e infine il Nord con un costo pari a 187,2 euro.

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