Roma, da “regina aquarum” a Capitale della crisi idrica. E delle soluzioni per affrontarla

di

Luigi Palumbo
29/09/2026

Da Roma, la commissaria Ue Jessika Roswall richiama l’urgenza di affrontare la crisi idrica europea.
Oltre 60 aziende aderiscono al patto di Utilitalia per reti più efficienti, sicurezza degli approvvigionamenti e cooperazione. Ma per sostenere gli investimenti dopo il PNRR servono una governance meno frammentata e risorse stabili


Da “regina aquarum”, regina delle acque, a capitale euromediterranea della crisi idrica. La Commissaria Ue all’ambiente Jessika Roswall sceglie Roma come testimonianza plurimillenaria del valore strategico dell’acqua – che “non è solo una risorsa, ma l’architetto dietro ogni società di successo”, ha detto – e al tempo stesso come emblema di un presente in cui quel valore non è mai stato così a rischio: il Tevere in secca, le storiche fontane, i ‘nasoni’, chiusi per contenere i consumi, imprese e cittadini costretti a fare i conti con una carenza dal costo ambientale, sociale ed economico vertiginoso sono segni e segnali di “crisi idrica su scala massiva”, ha chiarito.

Una crisi che quest’estate ha lasciato segni profondi “in tutta Europa e soprattutto nelle città mediterranee e nelle comunità rurali” dove “piccoli agricoltori e grandi industrie si trovano ad affrontare le stesse sfide”, ha detto Roswall intervenendo a Roma alla cerimonia di apertura del Festival Dell’Acqua. Tra centrali elettriche costrette a fermarsi, industrie che hanno dovuto interrompere le attività, ecosistemi danneggiati, rese agricole compromesse e terreni inariditi gli eventi estremi di questa estate “aggravati da temperature record e incendi sono costati fin qui 180 miliardi di euro” e “non hanno lasciato dubbi sull’importanza dell’acqua”. Non solo come abilitatore della vita sul pianeta ma anche come fattore imprescindibile di sviluppo economico e competitività per settori che vanno dall’agricolo all’energetico, passando per l’industria tech con i nuovi data center.

Un’emergenza di fronte alla quale “sappiamo cosa va fatto”, ha detto Roswall, ricordando la Water Resilience Strategy presentata dalla Commissione europea che, ha chiarito, porrà l’accento su tre dimensioni: efficienza, investimenti, collaborazione. Un percorso che “dovrà essere realizzato dai singoli Stati membri – ha specificato – e che vede le utility al cuore del processo”. Un appuntamento al quale i gestori idrici italiani vogliono farsi trovare preparati, dicendosi pronti a preservare l’acqua e la sua funzione strategica di “crocevia e abilitatore” dello sviluppo, ha spiegato il presidente di Utilitalia Luca Dal Fabbro. Una funzione mai tanto a rischio, tra sovrasfruttamento e inquinamento e con gli effetti del cambiamento climatico a incidere drammaticamente sulla disponibilità idrica: troppa acqua dove siamo troppo spesso incapaci di gestirla, troppo poca quando ce n’è più bisogno.

“La nuova normalità è la compresenza di scarsità ed eccesso” ha chiarito Dal Fabbro, ricordando tuttavia che, dal 1990 a oggi la capacità di raccolta dell’acqua piovana in Italia (uno dei paesi europei dove piove di più) “è scesa sotto il 10%”. “Per questo – ha detto – la parola d’ordine che vogliamo mettere al centro è resilienza”. Un principio da declinare su tre fronti, chiarisce la federazione delle utility: prevenzione, accumulo, sicurezza degli approvvigionamenti. Tre direttrici lungo le quali si sviluppa il patto siglato a Roma da oltre 60 aziende con l’obiettivo di promuovere digitalizzazione ed efficienza delle reti, collaborazione strategica, passaggio alla governance industriale.

“Un patto con il quale i nostri operatori si assumono responsabilità concrete per attuare le politiche europee di resilienza idrica. Vogliamo favorire lo sviluppo di un sistema industriale di gestione del servizio idrico – ha chiarito Tania Tellini, direttore della divisione acqua di Utilitalia – un sistema che sia ‘water smart’ e che favorisca la cooperazione tra imprese per promuovere il ‘know-how sharing’. Con questo patto promuoviamo una nuova cultura dell’acqua, con i nostri gestori pronti a fare da sentinelle del cambiamento climatico sul territorio”.

Perché il patto possa essere messo a terra dalle imprese, chiarisce però Utilitalia, serve che le istituzioni nazionali ed europee affrontino in maniera prioritaria due nodi: governance del ciclo e investimenti. Sul primo fronte la suggestione è quella di una maggiore centralizzazione per superare l’attuale stato di frammentazione territoriale e le tante gestioni in economia. “Avrebbe senso se le autorità di bacino avessero maggiore capacità di governance e di spesa e maggiore dotazione di personale”, ha osservato il capo dipartimento alla Protezione Civile Fabio Ciciliano, “purtroppo non hanno nulla di tutto questo se non in parte”. Un’apertura in questa direzione è arrivata dal Presidente di Arera Nicola Dell’Acqua che ha anticipato di “avere già delle idee per finanziare opere e infrastrutture sovrambito” proprio in collaborazione con le autorità.

Il tema dimensionale è legato a doppio filo a quello delle risorse. “Se la media degli investimenti nel periodo 2021-2029 si attesta a 90 euro per abitante l’anno, con punte di 104, nelle gestioni in economia si è invece intorno ai 22 euro”. Una condizione che interessa ancora 1.310 comuni, pari al 12% della popolazione e che rileva ancora di più nella fase post Pnrr. “Il fabbisogno di investimento stimato da Utilitalia per i prossimi anni è di 6 miliardi di euro all’anno, dei quali circa 4 sono coperti dalla tariffa – ha spiegato Dal Fabbro, secondo cui – bisogna capire come colmare il gap. Il rischio è che si ritorni da 104 a 80-83 euro per abitante, sotto la media Ue di 115. Bisogna costruire le regole per un nuovo ciclo di investimenti stabile e duraturo, fondato su regole certe, procedure snelle e strumenti innovativi”.

Leggi anche

Plastica riciclata, l’appello italiano all’Europa non cambia i piani di Bruxelles

di

Luigi Palumbo

PFAS, la ricerca entra negli impianti: nuove soluzioni per trattare i rifiuti contaminati

di

Redazione Ricicla.tv

Materie prime critiche, la Commissione Ue seleziona cinque progetti “strategici” italiani

di

Elvira Iadanza

Semplificazioni ambientali, il decreto è in vigore: ecco cosa cambia per CSS, rifiuti e bonifiche

di

Redazione Ricicla.tv