La Commissione Ue ha presentato l’ottavo pacchetto ‘omnibus’ di semplificazioni ambientali, con misure su autorizzazioni, regimi di responsabilità estesa del produttore e adempimenti legati alla direttiva emissioni industriali. Il nuovo quadro punta a ridurre costi e tempi per imprese e amministrazioni. La vice presidente della Commissione Teresa Ribera: “Rendiamo le norme più semplici, mantenendo alti livelli di ambizione ambientale”
Accelerazione delle valutazioni e autorizzazioni, taglio degli oneri legati ai regimi di responsabilità estesa del produttore, riduzione degli adempimenti sul monitoraggio delle emissioni. Sono le tre direttrici principali del piano di semplificazione della normativa ambientale presentato dalla Commissione Ue e contenuto nell’ottavo pacchetto ‘omnibus’, con sei proposte legislative (tre regolamenti e tre direttive), una comunicazione e un impegno, racchiuso nelle parole della vice presidente della Commissione Ue Teresa Ribera: “L’attuazione delle norme – ha detto – diventerà più semplice e chiara”, aiutando l’economia europea a tornare innovativa e competitiva “pur mantenendo un elevato livello di ambizione ambientale”.
Secondo stime di Bruxelles, il nuovo giro di semplificazioni garantirà risparmi pari a un miliardo di euro l’anno, grazie alla riduzione degli oneri burocratici a carico delle imprese e senza “rivedere le norme faro in materia di ambiente”, ha aggiunto Ribera. Parole che arrivano a poche ore dall’intesa tra Consiglio e Parlamento Ue sulle semplificazioni in materia di reportistica di sostenibilità e due diligence, accolto con favore dall’industria ma bollato dal fronte ambientalista come una picconata al green deal e alle politiche europee di sostenibilità.
La principale “e più impattante” delle misure contenute nel nuovo piano di semplificazione, ha spiegato Ribera, è la proposta di regolamento sulle autorizzazioni ambientali, quelle che il rapporto Draghi ha individuato come collo di bottiglia per investimenti e innovazione e che la Commissione punta a snellire e velocizzare con “un quadro semplificato e coerente”, si legge. La proposta spingerà gli Stati membri a prevedere punti unici di contatto per le procedure autorizzative complesse, a incrementare personale tecnico specializzato, ad aumentare il ricorso alle procedure digitalizzate e a tagliare i costi amministrativi a carico delle piccole imprese. Per i progetti considerati strategici nei settori dell’energia, della decarbonizzazione industriale del digitale e per i “progetti rilevanti di economia circolare” viene inoltre proposta una ‘toolbox’ speciale, che dovrà garantire una vera e propria corsia preferenziale. Gli Stati membri potranno qualificarli come “di preminente interesse pubblico” e potenziare lo strumento del “tacito consenso”.
Nell’ottavo pacchetto ‘omnibus’ spazio anche alla rimodulazione, in questa fase ancora leggera, dei regimi di responsabilità estesa del produttore, la cui complessità e “mancanza di armonizzazione” è considerata dalla Commissione come una “barriera al mercato interno”. Con un intervento sulle direttive e regolamenti su rifiuti, plastiche monouso, apparecchiature elettriche ed elettroniche e batterie si propone quindi di sospendere l’obbligo per le imprese che hanno sede in Ue di nominare un rappresentante autorizzato per ogni Stato membro nel quale vendono i propri beni. L’obbligo resta invece per i produttori localizzati in paesi extra Ue. La sospensione, chiarisce la Commissione, dovrebbe valere fino al 1 gennaio 2035. Nel frattempo l’Ue valuterà “una riforma complessiva dei regimi di responsabilità estesa del produttore nell’ambito del Circular Economy Act nel 2026″, ha chiarito la Commissaria Ue all’ambiente Jessika Roswall. Sempre in tema di rifiuti viene proposto lo stralcio delle norme sul database unico sulle sostanze pericolose nei prodotti, che sarà sostituito “da strumenti più efficaci come il passaporto digitale di prodotto”.
Nel piano della Commissione anche un taglio netto degli obblighi derivanti dalla direttiva sulle emissioni industriali. Le imprese che ricadono nel perimetro della normativa non dovranno più essere obbligate a dotarsi di un sistema di gestione ambientale per ogni installazione entro il 2027, ma dovranno farlo entro il 2030 e potranno scegliere di adottare il sistema a livello di singola azienda. Viene inoltre proposto di eliminare l’obbligo di audit indipendente, di redigere un piano di trasformazione e di indicare nel piano di gestione anche l’inventario delle sostanze pericolose presenti o emesse dall’installazione. In più, gli allevamenti di pollame biologici vengono esclusi dal campo di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali, mentre gli operatori del settore dell’allevamento e dell’acquacoltura saranno esentati dalla comunicazione dei dati relativi all’uso di acqua, energia e materiali.
Non si tratta di “un indebolimento delle nostre regole ambientali”, ha ribadito Roswall, chiarendo che la Commissione “restia pienamente impegnata nel Green Deal europeo” e che “si tratta di un pacchetto equilibrato che si concentra sul ‘come’: non riapre il dibattito sul ‘cosa’ né sul ‘perché’“. Il dibattito, tuttavia, sembra destinato inevitabilmente a riaccendersi quando Consiglio e Parlamento Ue apriranno il dossier sulle nuove semplificazioni. All’eurocamera, in particolare, le tensioni sul pacchetto ‘omnibus’ per il reporting di sostenibilità hanno già spaccato la maggioranza tra socialisti, popolari e liberali. L’ulteriore allentamento della normativa verde nel nome della competitività, soprattutto nei passaggi su autorizzazioni ed emissioni, potrebbe mandarla definitivamente in frantumi.


