Nella risposta all’interrogazione dell’eurodeputato Dario Tamburrano, la Commissione europea chiarisce che la manutenzione del verde non è un processo produttivo e che sfalci e potature non possono essere qualificati come sottoprodotti. Resta possibile il loro utilizzo per compostaggio, biomassa o biogas, ma nel rispetto della disciplina sui rifiuti
I residui delle attività di manutenzione del verde e del paesaggio sono rifiuti. La Commissione europea torna a ribadire la natura giuridica di sfalci e potature, nella risposta all’interrogazione dell’europarlamentare italiano Dario Tamburrano (The Left). Il tema è da tempo oggetto di un tira e molla interpretativo che ha più volte costretto Bruxelles a intervenire per specificare che agli scarti prodotti dalla gestione e cura di parchi, giardini e del verde in generale si applica la disciplina dei rifiuti, e che questi non possono essere qualificati all’origine come sottoprodotto. Una posizione ribadita anche nella nuova risposta firmata dalla commissaria Ue all’economia circolare Jessika Roswall.
Ricordando che solo i residui di un processo produttivo possono essere qualificati come sottoprodotti, Roswall chiarisce che “la potatura e le altre attività di manutenzione della vegetazione non possono essere considerate un ‘processo produttivo’, poiché il loro obiettivo non è la fabbricazione di alcun prodotto”. Da questa premessa discende una conseguenza diretta: “gli sfalci d’erba e gli altri residui derivanti dalla potatura e dalle altre attività di manutenzione della vegetazione non possono essere considerati ‘sottoprodotti’ ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva quadro sui rifiuti”.
La Commissione precisa tuttavia che la qualifica di rifiuto per sfalci e potature “non impedisce il loro utilizzo per il compostaggio, come biomassa o per la produzione di biogas”. Proprio sul piano della produzione energetica, l’interrogazione di Tamburrano aveva evidenziato una apparente incongruenza: nel decreto del giugno 2024 con il quale il Ministero dell’Ambiente ha disciplinato gli incentivi per gli impianti rinnovabili innovativi, infatti, tra i sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomassa sono elencati anche “potature, ramaglie e residui dalla manutenzione del verde pubblico e privato”. Un passaggio che però, secondo la Commissione, non contrasta con la direttiva rifiuti, visto che l’ambito di applicazione del decreto è limitato alla sola definizione degli input potenzialmente ammissibili. Aver inserito anche sfalci e potature in quell’elenco, insomma, non ne sposta il perimetro giuridico, che resta quello dei rifiuti, “a condizione che siano rispettati gli obblighi previsti dalla normativa europea in materia”, scrive la Commissione.
Al di là della ‘svista’ del dm sulle rinnovabili innovative, anche il Ministero dell’Ambiente sembra ormai essere pienamente allineato alla lettura di Bruxelles, che tra l’altro era stata ribadita anche in una risposta data allo stesso Mase nel 2024. A dicembre di quell’anno il decreto ambiente aveva poi inserito i rifiuti da manutenzione del verde pubblico e privato nel novero degli urbani e contestualmente una circolare del Ministero dell’Ambiente indirizzata ad ANCI, ai consorzi CIC e CIB e alle associazioni dei gestori di rifiuti urbani Utilitalia, Assoambiente, Cisambiente, aveva invitato tutti i portatori d’interesse a prevedere spazi adeguati nei centri di raccolta, concorrenzialità e trasparenza nella gestione e, soprattutto, massima collaborazione a ogni livello della filiera.



ma con la tecnica di agricoltura di bruciare le sterpaglie
come la mettiamo?