Nella risposta al parere motivato della Commissione europea sulla direttiva SUP, il governo accetta di correggere diversi aspetti tecnici del decreto di recepimento, ma nessun passo indietro sulle bioplastiche e revisione solo parziale della soglia del 10% per i rivestimenti polimerici. Un confronto destinato a incidere anche sul futuro delle politiche europee su imballaggi e materiali compostabili
L’Italia sarebbe pronta a correggere il recepimento della direttiva europea sulle plastiche monouso nella maggior parte dei punti contestati da Bruxelles, ma non intende arretrare sulla partita politicamente e industrialmente più sensibile: quella delle bioplastiche compostabili e dei prodotti con rivestimenti polimerici. È questa la linea che emergerebbe dalla risposta predisposta dal Ministero dell’Ambiente al parere motivato con cui la Commissione europea, nell’ambito della procedura d’infrazione 2024/2053, ha contestato il recepimento italiano della direttiva sulle plastiche monouso.
Nel testo – che Ricicla.tv ha potuto leggere in esclusiva – il governo accetterebbe infatti di modificare diverse disposizioni tecniche del decreto legislativo 196 del 2021 per allinearsi alle richieste europee: verranno eliminati gli incentivi ai prodotti biodegradabili e compostabili contestati dalla Commissione (peraltro mai attivati), saranno corrette le norme sugli accordi di programma e cancellato il criterio che limitava gli oneri EPR “in misura proporzionale al peso della componente plastica rispetto a quello del prodotto”.
Roma riconoscerebbe inoltre di non aver rispettato i termini di ‘stand still‘, avendo adottato il decreto legislativo di recepimento prima del termine di 90 giorni previsto dalla disciplina europea sugli obblighi di informazione per le regole tecniche. Su questo, dal momento che “non si ravvisano margini di azione per ottemperare a posteriori”, il Ministero sarebbe pronto a garantire che il futuro correttivo al decreto di recepimento venga regolarmente notificato.
Fin qui il Mase sembrerebbe disposto ad allinearsi alle indicazioni di Bruxelles, ma quando la lettera di risposta passa dalle scelte tecniche alla visione politica il Ministero sceglie invece di confermare la linea mantenuta fin qui: nessun passo indietro sulla decisione di esentare dal divieto di commercializzazione i prodotti monouso banditi dall’Ue se realizzati in bioplastica compostabile e apertura solo parziale alla revisione della definizione di ‘plastica’, che nella versione italiana, al momento, esclude i prodotti con solo rivestimento plastico inferiore al 10% del peso totale. Soglia che salva dalla messa al bando, tra gli altri, anche i prodotti compositi a base carta ma che nella direttiva Ue Single Use Plastic (o SUP) non esiste: per l’Ue, se c’è plastica, anche in percentuali minime, il prodotto rientra nel campo di applicazione della disciplina.
Su quest’ultimo punto, nella replica a Bruxelles, il Mase sostiene invece che la definizione europea di plastica “necessita di soglie di de minimis per essere applicabile nella pratica industriale”. Nella risposta, il Ministero sottolinea come “l’applicazione rigida della direttiva a prodotti composti per oltre il 90% da fibre naturali (cellulosa) rischi di creare una discriminazione inversa, in contrasto con il principio di proporzionalità”. Per questo, pur rivendicando la scelta di introdurre una soglia del 10% per i rivestimenti polimerici non strutturali, il Mase si dice pronto a rivederla, portandola però al massimo dal 10 al 5% e allineandola così alle previsioni del regolamento imballaggi.
Decisamente più netta la posizione sulle bioplastiche compostabili. Nel documento consultato da Ricicla.tv infatti il Ministero respinge l’idea che il recepimento italiano abbia introdotto deroghe incompatibili con il diritto europeo e rivendica un approccio fondato sul principio di proporzionalità e sulla specificità della filiera italiana del compostaggio. Secondo il Mase, un’applicazione “puramente restrittiva” della direttiva SUP “rischierebbe di produrre effetti controproducenti rispetto agli sforzi sin qui profusi per il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale”. Nessun passo indietro, insomma. Anche in una eventuale revisione del decreto di recepimento della SUP, fa sapere quindi il Mase, continuerebbero a essere esentati dalla messa al bando prodotti realizzati in plastica bio.
La risposta italiana, se confermata nella versione consultata dalla nostra testata, si inserirebbe in quello che appare sempre più come un vero e proprio contrasto tra due modelli ambientali: da una parte l’approccio europeo, centrato sulla riduzione del monouso, dall’altra quello italiano che lega la transizione ecologica allo sviluppo della bioeconomia e del riciclo organico. Non a caso il Mase sottolinea che l’Italia “ha investito in modo significativo nello sviluppo di un’economia circolare fondata sulla bioeconomia” e rivendica un sistema di raccolta e compostaggio “tra i più avanzati ed efficienti a livello europeo”.
Su entrambi i punti, rivestimento e bioplastiche, il Mase cita a supporto delle proprie posizioni i contenuti del nuovo regolamento europeo imballaggi, che da un lato esclude dalla definizione di ‘imballaggi compositi’ quelli in cui uno dei materiali è presente in una quantità inferiore al 5% della massa totale, e dall’altro, scrive il Mase, avrebbe già riconosciuto “il ruolo e la specificità dei prodotti realizzati in materiale biodegradabile e compostabile per determinate applicazioni”. Una strategia di difesa che ora toccherà alla Commissione Ue scegliere se accogliere o rinviare alla Corte di Giustizia europea, in una partita che potrebbe ridefinire non solo i margini di recepimento nazionale della direttiva SUP, ma anche il ruolo della bioeconomia nelle future politiche industriali europee sugli imballaggi.





