Il Consiglio Ue ha approvato in via definitiva il nuovo regolamento sulla progettazione circolare e sulla gestione dei veicoli a fine vita. La riforma introduce obblighi su plastica riciclata, responsabilità estesa del produttore, progettazione per il riciclo e stop all’export dei veicoli non più idonei alla circolazione
Via libera definitivo dell’Unione europea a una delle riforme più rilevanti per il futuro dell’industria automotive. Con l’approvazione del Consiglio Ue, arrivata nella riunione EPSCO del 29 giugno dopo il voto favorevole del Parlamento europeo, il nuovo regolamento sui veicoli a fine vita chiude il proprio iter legislativo e si prepara a ridisegnare l’intera filiera: dalla progettazione dei nuovi modelli alla scelta dei materiali, fino alla raccolta, al trattamento e al recupero delle componenti.
Il voto del Consiglio – contrari Austria e Ungheria, astenuta la Slovacchia – conferma le direttrici indicate nell’accordo provvisorio raggiunto con il Parlamento nel dicembre 2025. Al centro della riforma quote minime di plastica riciclata, responsabilità estesa del produttore rafforzata, nuovi criteri per distinguere i veicoli usati da quelli divenuti rifiuto e il divieto di esportare fuori dall’Ue i mezzi non più idonei alla circolazione. l regolamento inizierà ad applicarsi, in via generale, due anni dopo la sua entrata in vigore, fatte salve le diverse scadenze previste per singoli obblighi e disposizioni.
Decorsi 72 mesi dall’entrata in vigore, i veicoli immessi sul mercato dell’Unione dovranno rispettare i requisiti di riutilizzabilità o riciclabilità per almeno l’85% della massa e di riutilizzabilità o recuperabilità per almeno il 95%. Per essere immessi sul mercato, i veicoli dovranno essere progettati in modo da agevolare lo smontaggio, la sostituzione, il riutilizzo, la rigenerazione e il riciclo di parti e componenti. I costruttori saranno inoltre tenuti a mettere a disposizione informazioni chiare sulle caratteristiche di circolarità dei mezzi e sulle modalità per rimuovere e sostituire in sicurezza le diverse componenti attraverso un passaporto digitale di circolarità del veicolo.
Uno dei capitoli più rilevanti della riforma riguarda l’introduzione di quote minime obbligatorie di plastica riciclata nei nuovi veicoli. Rispetto alla proposta originaria della Commissione, che fissava un obiettivo del 25% entro sei anni, la versione definitiva del testo introduce una traiettoria più graduale, rispondendo anche alle preoccupazioni espresse dall’industria auto: almeno il 15% dopo sei anni e il 25% dopo dieci anni dall’entrata in vigore. Una quota minima del 20% della plastica riciclata utilizzata per raggiungere questi obiettivi dovrà provenire da sistemi ‘closed loop’, vale a dire da materiali recuperati da veicoli giunti a fine vita.
La novità più rilevante del regolamento resta però il rafforzamento della responsabilità estesa del produttore (o EPR), che attribuirà una centralità inedita alle case automobilistiche nella gestione dei mezzi giunti a fine vita. I produttori dovranno istituire sistemi EPR individuali o collettivi e sostenere finanziariamente e organizzativamente la raccolta gratuita e il trattamento corretto dei propri veicoli. I sistemi di responsabilità estesa dovranno garantire, per il tramite degli impianti di trattamento autorizzati, il raggiungimento degli obiettivi dell’85% di riutilizzo e riciclo e del 95% di recupero complessivo.
Per sostenere economicamente il sistema di recupero, i produttori dovranno versare contributi per ciascun veicolo immesso sul mercato, con la possibilità di modulare il contributo in funzione delle caratteristiche progettuali del mezzo, premiando le soluzioni che facilitano lo smontaggio, il riutilizzo dei componenti e il recupero dei materiali. Nella determinazione dei contributi dovranno essere considerati anche i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali riciclabili e dei pezzi di ricambio recuperati dagli operatori della demolizione e della frantumazione.
Un altro capitolo centrale riguarda il contrasto ai flussi illegali e alla dispersione dei veicoli fuori uso. Secondo le stime delle istituzioni europee, ogni anno circa 3,5 milioni di mezzi scompaiono dalle strade dell’Unione senza lasciare traccia per essere esportati, smantellati o abbandonati illegalmente. Per questo, cinque anni dopo l’entrata in vigore del regolamento, scatterà il divieto di inviare verso Paesi terzi veicoli usati non più idonei alla circolazione. Il nuovo regolamento introduce quindi criteri vincolanti per distinguere un veicolo usato da un veicolo divenuto rifiuto. Una volta soddisfatti i criteri che ne determinano lo status di veicolo a fine vita, il mezzo dovrà essere consegnato a un impianto autorizzato di trattamento e non potrà più essere legalmente venduto o esportato come veicolo usato.
Il testo, ora atteso alla messa a punto nelle diverse lingue ufficiali e alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, introduce obblighi destinati a incidere in profondità su tutti gli anelli della catena automotive, dai costruttori agli impianti di trattamento a fine vita. In un settore già segnato dalla transizione elettrica e dalla competizione internazionale, soprattutto con la Cina, la nuova disciplina si candida così a diventare uno degli snodi principali della transizione verde dell’industria automobilistica europea.





