Veicoli gravati da fermo, in vigore la legge ‘sblocca-rottamazioni’

di Luigi Palumbo 20/02/2026

In vigore la nuova legge che sblocca la radiazione e la demolizione dei veicoli fuori uso gravati da fermo amministrativo, superando i vincoli che finora ne impedivano la rottamazione anche se inutilizzabili. Gaetana Russo (FdI): “Interessato un milione e mezzo di veicoli”. Lo sblocco potrà generare benefici ambientali e industriali, ma la sua efficacia dipenderà dalla rapidità delle circolari attuative e dall’uniformità applicativa sul territorio nazionale


Migliorare la gestione dei veicoli fuori uso gravati da fermo amministrativo, agevolandone la radiazione dal PRA e la successiva demolizione. È l’obiettivo della nuova disciplina di legge, in vigore dal 20 febbraio 2026, che punta a sciogliere i nodi interpretativi e applicativi che fino a oggi rendevano quasi impossibile demolire veicoli gravati da fermo anche se inutilizzabili. Una situazione che, in molti casi, si traduceva nell’abbandono presso i depositi giudiziari o, ancora più spesso, sul suolo pubblico. Un fenomeno dalle dimensioni tutt’altro che marginali.

“Parliamo di oltre 3 milioni e 500 mila veicoli che giacciono senza poter essere toccati. Di questi, un milione e mezzo è sottoposto a fermo amministrativo”, spiega a Ricicla.tv Gaetana Russo, deputata di Fratelli d’Italia, componente della commissione trasporti della Camera dei deputati e prima firmataria dell’iniziativa di legge. L’intervento normativo – chiarisce Russo – nasce per dare una risposta “non ideologica ma concreta alle istanze di cittadini e amministratori che si trovavano con aree urbane occupate da veicoli inutilizzabili, senza poter intervenire“.

Il nodo, finora, era il timore di ledere la garanzia creditoria connessa al fermo. Ma la nuova norma introduce un principio di realtà. “Quando ci si trova di fronte a quello che, in gergo, è ormai un rottame, privo di capacità economica – chiarisce la deputata – non c’è ragione di impedirne la demolizione a fine vita. Il credito non viene toccato, ma si riconosce che il bene non ha più valore”. Grazie alla nuova legge, non solo gli enti locali ma anche i privati cittadini potranno chiedere di avviare a demolizione i propri veicoli gravati da fermo. Per farlo dovranno ottenere dalla Polizia Locale un’attestazione di inutilizzabilità, rilasciata da Comuni, Province o dall’ente proprietario della strada. Restano a carico del proprietario i costi di cancellazione e rottamazione e non sarà possibile accedere ad alcuna forma di incentivo pubblico per l’acquisto di un nuovo veicolo.

Nel caso di veicoli abbandonati, su iniziativa dell’ente pubblico, entro sette giorni l’attestazione dovrà essere notificata al proprietario. In assenza di opposizione, trascorsi sessanta giorni, l’ente potrà procedere a rimozione, demolizione e cancellazione dal PRA. Per contrastare il rischio di traffici illeciti, non sarà ammessa la radiazione per esportazione dei veicoli gravati da fermo, mentre vengono inasprite le sanzioni per le gestioni non conformi. “In questo modo – sottolinea Russo – possiamo essere certi che si arrivi effettivamente al fine vita del veicolo”.

A beneficiare dello sblocco delle radiazioni non saranno soltanto cittadini ed enti locali, ma anche gli operatori della demolizione e rottamazione, che potranno accedere a un potenziale finora inutilizzato in termini di materiali riciclabili e pezzi di ricambio. I numeri aiutano a comprendere la portata del provvedimento. “Nel 2024 – spiega Anselmo Calò, presidente di ADA – abbiamo demolito circa 980 mila veicoli. Questo significa che il bacino oggi bloccato equivale potenzialmente a un intero anno di lavoro in più per la nostra categoria”.

Fatta la legge, ora però si apre la partita dell’applicazione concreta. Il rischio è che i benefici del nuovo regime restino ingabbiati in procedure complesse, che coinvolgono una pluralità di soggetti istituzionali. Tra i nodi da sciogliere c’è il perimetro concreto della ‘inutilizzabilità’, requisito centrale per ottenere l’attestazione necessaria alla demolizione. Dal fronte degli operatori viene segnalato il rischio di un’eccessiva discrezionalità applicativa. “È un concetto troppo ampio – avverte Calò – e lascia molta discrezionalità a chi deve rilasciarla”. La precedente circolare ACI che nel 2009 aveva provato a dare impulso, senza particolare successo, alla rottamazione dei veicoli inutilizzabili gravati da fermo, indicava tre criteri oggettivi – veicolo incendiato, alluvionato o gravemente incidentato – che delimitavano con chiarezza il campo di applicazione. “Se però applicassimo solo quei tre criteri – sottolinea Calò – gran parte del milione di veicoli oggi bloccati resterebbe comunque sulle strade”.

La scelta del legislatore, anche alla luce della relativa inefficacia della circolare ACI, è stata invece quella di lasciare una ‘maglia larga’, per includere fattispecie ulteriori, come la prolungata giacenza o la vetustà del mezzo. “Abbiamo volutamente lasciato la norma più aperta – rivendica Gaetana Russo – proprio per ricomprendere situazioni differenti: un veicolo può essere inutilizzabile anche senza essere bruciato o incidentato”. Una flessibilità che amplia il raggio d’azione della legge, ma che rende necessario un rapido intervento interpretativo. “Servono linee guida chiare e uniformi – dice Calò – perché non possiamo permetterci che il concetto resti troppo vago e che, per eccesso di prudenza, qualcuno scelga di non applicare la norma”.

Da qui l’idea di proseguire il percorso politico sfociato nell’adozione – a larghissima maggioranza – della proposta di legge con un tavolo di lavoro tra gli stakeholder pubblici e privati per definire un vademecum attuativo. “Dobbiamo mettere a rete tutti gli attori di questo nuovo strumento e arrivare rapidamente a circolari interpretative chiare, affinché da Bolzano ad Agrigento vi sia uniformità di condotta”, chiarisce il deputato di Fratelli d’Italia e co-firmatario della legge Fabio Raimondo. L’auspicio è l’avvio di un’interlocuzione con ANCI, prefetture e centri di demolizione per definire un protocollo unitario. Perché, avverte Calò a nome delle imprese di autodemolizione, “senza strumenti applicativi rischiamo di avere una buona legge ma non pienamente utilizzabile dai cittadini, mentre per le amministrazioni pubbliche è già immediatamente operativa”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *