Acque reflue e depuratori, Anac: criticità e ritardi nei lavori

di Elvira Iadanza 08/07/2025

acque reflue

L’Autorità Nazionale Anticorruzione ha concluso l’indagine conoscitiva sugli appalti per i depuratori nel Mezzogiorno. “Nonostante qualche segnale positivo permangono gravi difficoltà operative”


“Progettazioni fin dall’origine carenti, mancata collaborazione di Enti, per lo più locali, a vario titolo coinvolti nella verifica ed approvazione dei progetti e presenza di numerosi contenziosi, gravano le progettazioni ancora in itinere ed i lavori in esecuzione, specie in Calabria ed in Sicilia dove è presente il maggior numero di agglomerati ancora in infrazione”, a parlare è l’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione in occasione della conclusione dell’indagine conoscitiva sulle numerose criticità nella progettazione, avvio ed esecuzione degli interventi previsti per la costruzione e l’efficientamento dei sistemi depurativi in Italia.

L’Italia da oltre 10 anni è sotto la lente d’ingrandimento di Bruxelles: ben quattro le procedure d’infrazione aperte a causa della cattiva gestione delle acque reflue, con l’ultima condanna a pagare sanzioni pecuniarie arrivata lo scorso marzo da parte della Corte di Giustizia europea. Precedentemente, nel 2018, l’Italia era già arrivata a condanna definitiva nell’ambito della prima procedura, e secondo la Corte dei Conti le multe irrogate dalla Commissione europea sono costate fin qui al nostro Paese già oltre 210 milioni di euro.

Purtroppo, nonostante qualche segnale positivo nell’ultimo periodo, permangono gravi difficoltà operative per gli interventi da eseguire in un settore tanto strategico e fondamentale per la vita di imprese e cittadini quale quello della depurazione delle acque” spiega in una nota Giuseppe Busìa, presidente Anac che aggiunge “le criticità accumulate nel tempo sono tali che oggi non è possibile effettuare previsioni attendibili sui tempi per la messa in sicurezza. E ciò appare paradossale perché, sebbene siano disponibili le risorse e nonostante siano stati a più riprese concessi poteri speciali di intervento ai commissari, non si riesce a superare le procedure di infrazione, esponendoci ai relativi costi“.

Secondo i dati di Anac, dalla data di istituzione del Commissario unico, nel 2017, sono 661 le procedure effettuate complessivamente, con un valore a base d’asta pari a 652,3 milioni di euro (con circa 300 milioni di euro spesi nel 2024). Un numero ancora troppo modesto secondo l’Autorità.

L’indagine di Anac è volta a fornire un “ausilio per la celere conclusione degli interventi necessari per la risoluzione delle procedure di infrazione”, anche in considerazione del fatto che da quanto rilevabile dalla banca dati dell’Anac, la maggior parte dei fondi erogati per chiudere le partite con Bruxelles non sono ancora stati spesi e che “le gare ad oggi bandite dal Commissario hanno un’incidenza pari a circa il 30%” si legge sul sito dell’Autorità che continua “Anac ha rilevato che, almeno da quanto desumibile dal sito del ministero dell’Ambiente, non tutte le Regioni hanno presentato un compiuto piano di rientro per le procedure di infrazione”.

L’Autorità, che nella sua indagine si è concentrata soprattutto sulle problematicità legate alla Calabria e alla Sicilia, ha fornito anche una serie di raccomandazioni, al fine di portare avanti il percorso sulla corretta gestione delle acque reflue e chiudere, definitivamente, si spera, con le multe dall’Europa. “Si raccomanda – scrive Anac – di assicurare la continuità amministrativa del Commissario uscente eventualmente esplicitando, già nel decreto di nomina del nuovo Commissario, il mantenimento della pienezza dei poteri fino all’atto di nomina del successore, in tal modo scongiurando i blocchi delle attività extra ordinarie avvenuti nel passato, atteso che solo un chiaro regime di prorogatio può assicurare la continuità delle attività in essere”.

L’Autorità Nazionale Anticorruzione, poi, sottolinea come sia necessario che “anche al di là dalle specifiche prestazioni convenute, le società in house con le quali il Commissario stipula apposite convenzioni forniscano allo stesso un supporto ad ampio raggio, non limitato ai singoli lavori o progetti da seguire, affinché questi possa concretamente esercitare l’attività di generale coordinamento di tutti gli interventi, da eseguire in campo nazionale, necessari per la chiusura delle procedure di infrazione in corso”.

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