“Agire contro il dilagante fenomeno dell’ultra-fast fashion”, i Paesi dell’Ue scrivono alla Commissione europea

di Elvira Iadanza 18/12/2025

UNIRAU TESSILE

Il documento informale è stato pubblicato sui social dall’associazione Recycling Europe. I prodotti di ultra-fast fashion rappresentano una minaccia per le nostre economie


L’associazione Recycling Europe ha diffuso sui suoi canali social un documento informale (non-paper) presentato da alcuni stati membri dell’Unione europea in vista del Consiglio europeo ambiente degli scorsi giorni. Il testo, firmato da Finlandia, Francia, Italia, Polonia, Portogallo e Slovenia, sollecita la Commissione Ue ad agire contro il dilagante fenomeno dell’ultra-fast fashion.

Nel documento si legge che “la Strategia europea per tessili sostenibili e circolari, pubblicata nel 2022, ha messo in guardia sul significativo impatto del consumo di prodotti tessili a livello europeo, classificandolo come il quarto principale fattore di pressione ambientale e climatica. Altrettanto rilevante è l’impatto economico sull’occupazione e sulla competitività del nostro tessuto industriale e delle imprese”. La pressione ambientale e sociale esercitata dal settore tessile, però, è letteralmente esplosa con la rapida espansione del mercato dei capi del cosiddetto ultra-fast fashion, un modello basato sulla produzione di capi a grande velocità e a costi bassi, quasi sempre veicolato attraverso dedicate piattaforme digitali.

“I prodotti di ultra-fast fashion sono prevalentemente importati da Paesi al di fuori dell’Unione europea, rappresentando una minaccia per le nostre economie e ostacolando gli sforzi di rilocalizzazione in Europa di un’industria tessile circolare”, si legge nel non-paper che denuncia come il continuo arrivo sul mercato di nuovi capi stia facendo lievitare le quantità di rifiuti tessili esportate verso paesi extra Ue, non adeguatamente attrezzati per disfarsi di volumi così elevati, che infatti finiscono per essere smaltiti in discarica o, peggio ancora, abbandati nell’ambiente. Inoltre, si legge nella lettera, la concorrenza extra continentale sta portando alla chiusura di numerose fabbriche europee, che non riescono a stare al passo con i ritmi di produzione e i prezzi dell’ultra-fast fashion.

I legislatori europei, riconoscono i firmatari dell’appello, hanno iniziato ad affrontare il tema da un lato con l’adozione del regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili e dall’altro anche con la revisione della direttiva quadro sui rifiuti che ha introdotto l’obbligo per gli Stati membri di istituire la responsabilità estesa del produttore per il settore. Tuttavia, la realtà è molto più veloce della burocrazia e quindi, secondo il documento inviato alla Commissione europea, è necessario “accelerare il lavoro con un insieme articolato di misure che affrontino il fenomeno da più angolazioni, accompagnando le decisioni con adeguati strumenti di controllo”. Inoltre, chiariscono i paesi firmatari dell’appello, le possibili contromisure dovranno essere prese a livello europeo, dato l’impatto globale che questo approccio alla moda sta avendo su tutto il territorio dell’Unione. Per agire bisogna iniziare a misurare il fenomeno e per questo nel non-paper si chiede di definire il fenomeno dell’ultra-fast fashion, sensibilizzare e informare i consumatori sui suoi effetti, regolamentare in modo efficace la pubblicità e le pratiche commerciali delle piattaforme digitali, garantendo il rispetto degli standard ambientali dell’Ue. L’appello è poi ad applicare il principio “chi inquina paga”, modulando gli eco-contributi sulla base delle pratiche industriali e commerciali dell’ultra-fast fashion, la cui prima caratterizzazione è stata delineata nella recente revisione della direttiva quadro sui rifiuti, oltre ad adottare quanto prima requisiti di ecodesign per i prodotti tessili.

La richiesta degli Stati membri su provvedimenti più mirati contro l’ultra fast fashion arriva a pochi mesi dal voto definitivo in Ue sulla responsabilità estesa del produttore per il settore tessile, che diventerà obbligatoria nel Continente a partire dal 2028. Su questo, il quadro europeo è frammentato: se è vero che in Francia esiste già, l’Italia sta cercando di accelerare, puntando all’entrata in vigore del meccanismo per il primo trimestre del 2026, anticipando così la scadenza dell’obbligo europeo. Una scelta che potrebbe aiutare, anche se non risolvere del tutto, i problemi relativi alla gestione del tessile post consumo, che in Italia hanno portato all’apertura di un tavolo dedicato al Ministero dell’Ambiente.

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