Responsabilità estesa del produttore rafforzata, nuovi target di raccolta e cambio di nome per il Centro di coordinamento batterie. Il punto sul nuovo decreto legislativo che allinea l’Italia alle regole europee sugli accumulatori. Laura Castelli: “Le batterie sono ormai un’infrastruttura strategica per la transizione energetica ed ecologica”
La filiera italiana delle batterie cambia regole per allinearsi al nuovo quadro europeo che accompagnerà la crescita della mobilità elettrica e dei sistemi di accumulo energetico nei prossimi anni. Con il decreto legislativo pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2026, il governo ha aggiornato la normativa nazionale sulla gestione delle batterie e dei rifiuti di batterie, adeguando l’ordinamento al nuovo regolamento Ue di settore, in vigore dal 2023, che ha ridisegnato l’intera filiera degli accumulatori, dalla produzione al riciclo, con particolare attenzione all’intercettazione delle materie prime critiche e strategiche.
“È un passaggio fondamentale perché porta la normativa italiana all’interno del nuovo quadro europeo sulle batterie”, ha spiegato a Ricicla.tv la presidente del Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori Laura Castelli. Un quadro che vede nelle batterie una componente chiave della transizione energetica ed ecologica in Europa. “Le batterie oggi sono un’infrastruttura strategica sia per la mobilità elettrica sia per la transizione energetica che per le energie rinnovabili. Nel regolamento ci sono regole molto più moderne sulla sostenibilità, sulla sicurezza, sulla tracciabilità e sulla gestione del fine vita”.
Il decreto legislativo, in vigore dallo scorso 7 marzo, interviene per coordinare la normativa italiana con il regolamento europeo (che essendo direttamente applicabile in tutti gli Stati membri non richiedeva un vero recepimento), introducendo nell’ordinamento nazionale disposizioni su organizzazione dei sistemi di responsabilità del produttore, vigilanza del mercato, controlli e regime sanzionatorio. Un intervento che, di fatto, archivia definitivamente la precedente normativa di settore, concepita in un contesto in cui il mercato era dominato dalle batterie portatili e dagli accumulatori al piombo.
Con l’entrata in vigore del nuovo decreto viene introdotta nell’ordinamento italiano la nuova classificazione delle batterie prevista dalla normativa europea, con la nascita di categorie autonome per le batterie per veicoli elettrici e per mobilità leggera. In parallelo viene rinnovato il sistema nazionale di registrazione e monitoraggio dei soggetti che immettono batterie sul mercato. “Nasce un registro nazionale dei produttori completamente rinnovato, con dati molto più tracciabili e verificabili rispetto a quelli attuali”, ha spiegato Castelli.
Capitolo centrale della riforma resta il rafforzamento dei sistemi di responsabilità estesa del produttore. I soggetti che immettono batterie sul mercato nazionale devono garantire la raccolta dei rifiuti su tutto il territorio nazionale attraverso sistemi di gestione individuali oppure sistemi collettivi. I sistemi già operativi dovranno adeguare statuti, modalità organizzative e procedure di gestione alle nuove disposizioni europee entro i termini previsti dal decreto, aggiornando in particolare gli strumenti di tracciabilità, le modalità di ripartizione dei costi e l’organizzazione della raccolta. Il contributo ambientale versato dai produttori dovrà coprire l’intero costo della gestione dei rifiuti di batterie, dalla raccolta al trattamento e al riciclo, tenendo conto anche del valore delle materie prime recuperate.
Nel nuovo quadro di legge, i sistemi di responsabilità estesa “dovranno garantire il raggiungimento dei target di raccolta con la collaborazione fondamentale del centro di coordinamento batterie”, ha osservato Castelli. Il provvedimento interviene infatti anche sulla governance del sistema, aggiornando la denominazione del Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori, che con l’entrata in vigore del decreto diventa Centro di coordinamento batterie.
È sul terreno della raccolta che si misura una delle principali sfide per il sistema italiano. Il decreto riallinea il sistema nazionale ai nuovi target europei: per le batterie portatili i produttori dovranno raccogliere il 63% entro il 31 dicembre 2027 e il 73% entro il 31 dicembre 2030. Per le batterie destinate ai mezzi di trasporto leggeri, come quelle utilizzate in monopattini o biciclette elettriche, l’obiettivo è fissato al 51% entro il 31 dicembre 2028 e al 61% entro il 31 dicembre 2031. “Oggi – ha riconosciuto Castelli – siamo molto lontani dagli obiettivi europei, soprattutto sulle batterie portatili. I dati del 2025 indicano un livello di raccolta intorno al 30%”. Ridurre questo divario richiederà un rafforzamento della rete di raccolta, un maggiore coinvolgimento della distribuzione e una crescente consapevolezza da parte dei cittadini, ma anche una filiera industriale più strutturata e coordinata tra sistemi EPR, operatori logistici e impianti di trattamento.
Accanto al tema della raccolta emergono poi alcune questioni di sistema che riguardano l’intero ecosistema europeo delle batterie. “È necessario creare un vero mercato unico”, ha chiarito Castelli. “Dobbiamo smettere di pensare di essere Italia, Francia o Germania e iniziare a ragionare su alcune filiere in maniera coordinata a livello europeo”. Un cambio di paradigma che risulterà determinante anche per lo sviluppo della capacità industriale di riciclo delle batterie a fine vita, indispensabile anche al raggiungimento degli obiettivi di contenuto minimo riciclato nei nuovi accumulatori e, in generale, strategica rispetto ai target del Critical raw materials act.
Un passaggio che rischia però di essere condizionato dai vincoli del nuovo quadro regolatorio sulle spedizioni di rifiuti. “A partire dal 9 dicembre 2026 cambieranno i codici CER relativi ai rifiuti di batterie e molti diventeranno classificati come pericolosi”, spiega Castelli. “Questo comporterà procedure molto più rigide per le spedizioni verso gli impianti di trattamento negli altri Stati membri e il rischio è che si creino rallentamenti nei trasferimenti”. In questo quadro, sottolinea, diventa fondamentale rafforzare il coordinamento europeo per evitare blocchi nella filiera del riciclo e garantire al tempo stesso sicurezza ambientale e tracciabilità dei flussi.