Crisi del riciclo, Assorimap al Mase: “Subito plastic tax e crediti ambientali”

di Redazione Ricicla.tv 23/09/2025

Il comparto italiano del riciclo meccanico delle plastiche chiede al Ministero dell’Ambiente misure urgenti: stop ai rinvii della plastic tax, obblighi di contenuto minimo riciclato e nuovi strumenti economici come carbon credit e certificati bianchi. Senza interventi rapidi, dice il presidente di Assorimap Walter Regis, l’intero settore rischia conseguenze ambientali e sociali gravi


Rilanciare la domanda di polimeri riciclati con plastic tax e obblighi di contenuto minimo e supportare economicamente le imprese del riciclo con titoli di carbonio e di efficienza energetica. Queste le proposte che gli operatori del riciclo meccanico delle plastiche si preparano a portare al tavolo di lavoro convocato dal Ministero dell’ambiente per il prossimo 8 ottobre. Un vertice per fare il punto sullo stato di crisi nel quale versa ormai da mesi il comparto italiano del recupero di materia dai rifiuti in plastica, vittima della drastica flessione di domanda e fatturati che sta mettendo in ginocchio il settore in tutta Europa.

“Una crisi senza ritorno, con una mortalità importante” spiega Walter Regis, presidente dell’associazione dei riciclatori meccanici Assorimap. Nel solo 2024, secondo Assorimap, la filiera nazionale ha perso un ulteriore 0,8% di fatturato dopo il crollo di oltre il 31% registrato l’anno precedente, mentre a livello europeo, secondo Plastics Recyclers Europe, tra gennaio e luglio 2025 si sono registrate chiusure pari a quelle di tutto il 2024, un numero a sua volta triplo rispetto a quello del 2023.

“Risultati sui quali incide soprattutto la concorrenza dei polimeri low cost prodotti dall’industria asiatica, che riesce ad arrivare sul mercato europeo con centinaia di euro a tonnellata in meno”, chiarisce. Una concorrenza insostenibile per i riciclatori europei, tanto meno per quelli italiani, sui quali gravano gli elevati costi di produzione segnati soprattutto dalla componente energetica. Una dinamica che negli ultimi 12 mesi è costata all’industria italiana un ulteriore 10-15% di fatturato, pari a circa 80 milioni di euro in meno. “Dati inquietanti”, sottolinea il presidente di Assorimap, secondo cui “i margini economici per le imprese sono ormai azzerati”.

Da qui l’accorato appello lanciato nei giorni scorsi al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che in risposta ha fissato per il prossimo 8 ottobre un tavolo di crisi con i principali attori della filiera della raccolta e riciclo dei rifiuti in plastica. “In questi anni le istituzioni hanno forse sottovalutato il problema. Ora – chiarisce Regis – chiediamo attenzione e risposte”. L’invito del Mase è a presentarsi al tavolo con proposte concrete e che siano di rapida attuazione. Meglio se a costo ridotto, o zero, per le casse dello Stato, visto che nelle pieghe della prossima manovra c’è già da reperire risorse per intervenire su un altro fronte di crisi profonda, quello dei rifiuti tessili.

“Per questo porteremo al tavolo un pacchetto di proposte a costo zero per l’erario – spiega – a partire dallo stop ai rinvii della ‘plastic tax‘”, l’imposta che dovrebbe introdurre una tassa da 0,45 euro per ogni kg di plastica immesso sul mercato, ma che dal 2020, dietro pressioni dell’industria nazionale, è stata rinviata sette volte, l’ultima al 1 luglio 2026. La tassa prevede un’esenzione per chi utilizza plastica riciclata, e per questo potrebbe fare da leva per la domanda di mercato. Così come potrebbe fare da traino l’introduzione di target vincolanti di contenuto minimo riciclato nei nuovi prodotti. “Da qui – chiarisce Regis – la nostra seconda proposta, quella di anticipare perlomeno di un biennio gli obblighi sugli imballaggi previsti dal nuovo regolamento europeo”, come il 35% al 2030 e del 65% al 2040 “mirando però a controlli e sanzioni sulla reale applicazione” e, soprattutto, sulla qualità dei polimeri riciclati utilizzati, per evitare che l’obbligo possa essere soddisfatto con i più economici e meno tracciabili materiali d’importazione da paesi terzi, che spesso arrivano sul mercato dell’Ue in assenza di certificazioni affidabili sul reale contenuto riciclato.

Secondo Assorimap, tuttavia, il solo rilancio della domanda di mercato, per quanto necessario, non sarà sufficiente a scongiurare il collasso delle imprese del riciclo. Servono interventi strutturali sul fronte economico, capaci di bilanciare gli alti costi di produzione restituire competitività all’offerta nazionale di polimeri secondari. Nell’attesa di misure più ampi e trasversali per la riduzione del costo dell’energia, chiarisce Regis, “la proposta che stiamo portando avanti assieme ad altre associazioni, come Utilitalia, è quella di istituire titoli di credito, a costo zero per lo Stato, che riconoscano i benefici ambientali delle attività di riciclo”.

Due i meccanismi ipotizzati: da un lato l’istituzione ex novo di un sistema di ‘carbon credit’ negoziabili da modulare sulla base delle emissioni risparmiate grazie all’utilizzo di plastica riciclata al posto dei polimeri vergini, dall’altro una modifica al meccanismo dei certificati bianchi di efficienza energetica che ne estenda il riconoscimento anche a chi produce plastica riciclata, e non solo a chi utilizza materiali sostenibili, come ha specificato il GSE nell’ultimo aggiornamento delle linee guida operative. “In questi anni il Mase non ha dato le risposte che un’eccellenza del riciclo ‘made in Italy’ come la nostra avrebbe meritato – dice Regis – oggi è a rischio la sopravvivenza delle nostre attività, con effetti ambientali e sociali potenzialmente gravissimi. Siamo fiduciosi, ma la nostra non può essere una fiducia incondizionata“.

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