Stoccaggi vicini alla saturazione e rischio di stop alla raccolta nei Comuni serviti da Marche Multiservizi. Per Franco Macor le misure emergenziali possono solo rinviare il problema: il nodo è la crisi di competitività del riciclo europeo. Servono politiche di sostegno al mercato e una riflessione sull’efficienza ambientale dei modelli di raccolta
“Stiamo navigando a vista”. È l’immagine scelta da Franco Macor, direttore ambiente di Marche Multiservizi, per descrivere la crisi che sta investendo la filiera nazionale della raccolta, della selezione e del riciclo degli imballaggi in plastica. Una situazione che, nel territorio servito dalla multiutility – circa quaranta comuni della provincia di Pesaro e Urbino – si sta traducendo nella rapida crescita degli stoccaggi e nel rischio concreto di raggiungere i limiti autorizzativi degli impianti. Condizione che costringerebbe il gestore a sospendere il servizio di raccolta. Tanto che nei giorni scorsi, spiega Macor a Ricicla.tv, l’azienda ha deciso di rendere pubblica la crisi con un comunicato stampa “per preparare i cittadini al peggio”.
Per scongiurare il rischio di interruzione del servizio – “che sarebbe un po’ la bandiera bianca di tutti i nostri sistemi di raccolta differenziata”, ammette – da settimane Marche Multiservizi è impegnata in una delicata operazione di equilibrismo logistico. “La situazione è abbastanza critica”, spiega Macor. Il quadro locale è stato aggravato dall’incendio che aveva interessato l’impianto di bacino utilizzato per la selezione e il trattamento della raccolta congiunta di plastica e lattine. Dopo un lungo periodo di fermo, la ripresa dell’attività si è però scontrata con l’ingolfamento del sistema nazionale.
“Ci siamo trovati nella situazione in cui, alla luce di una crisi già conclamata – racconta Macor – un ulteriore impianto era un problema in più per il gestore della logistica”, ovvero Corepla, il consorzio per il riciclo degli imballaggi in plastica. “Abbiamo contrattualizzato e anche occupato altri spazi autorizzati in provincia”, spiega, ma le capacità disponibili sono limitate. In questo scenario un intervento in deroga sulle capacità autorizzate sarebbe solo un lenitivo. “Cercare di rimodulare gli stoccaggi in emergenza può essere un aiuto, ma sposta il problema di qualche settimana”. Ancora una metafora nautica: “È come andare sott’acqua trattenendo il fiato. Prima o poi devi riprendere aria, altrimenti muori soffocato“.
La priorità, insomma, resta quella di svuotare gli impianti. Anche perché con l’arrivo della stagione calda i rischi abbandonano la metafora dell’acqua per entrare nella concretezza del fuoco. “Bisogna sperare che la logistica ci aiuti e arrivare a superare l’estate – aggiunge – visto che il caldo non aiuta nella gestione dei rifiuti per il rischio di incendi. Quindi gli stoccaggi devono essere più bassi possibile”.
A proposito di fuoco, la soluzione tampone prospettata dalla Regione Emilia-Romagna in una lettera inviata al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ovvero quella di deviare i flussi verso gli impianti di recupero energetico, non appare percorribile. “Nelle Marche non ci sono termovalorizzatori e anche nel resto d’Italia gli spazi disponibili sono pochi. Occuparli con la plastica da raccolta differenziata – prosegue – significherebbe togliere spazio ai rifiuti indifferenziati che provengono da altre parti della nazione. Sposteremmo il problema rischiando di fare più danni, piuttosto che trovare una soluzione immediata alla problematica”.
Inutile, in questa fase, gettare la croce addosso al consorzio nazionale per il riciclo degli imballaggi, che dal canto suo non ha mai negato la gravità della situazione. “Corepla una mano ce l’ha data”, spiega Macor, chiarendo che nelle ultime settimane il sistema è già intervenuto diverse volte per svuotare gli stoccaggi scongiurando il rischio di blocco. Ma la soglia di saturazione resta vicinissima. “Spero che anche questa settimana mantengano gli impegni e ci sia data almeno la possibilità di continuare“, confessa. La strada obbligata, altrimenti, resta quella del blocco della raccolta. “Lasciare i rifiuti plastici per strada sicuramente non sarebbe un bel segnale, sia per noi come gestori, sia nell’ottica della raccolta differenziata e di un’economia improntata al recupero di materia“.
Al di là degli aspetti logistici, il nodo vero, chiarisce Macor, resta economico e riguarda la progressiva perdita di competitività del riciclo europeo, schiacciato dagli alti costi energetici e dalla concorrenza dei polimeri vergini e riciclati di importazione. “Serve un intervento degli Stati dell’Unione europea con delle politiche a medio termine”, afferma, “capire se ancora ci sono i presupposti economici per sostenere il riciclo e come farlo”. Gli strumenti ci sono, dice. “I francesi ci hanno provato con degli incentivi al mercato“. In ogni caso bisogna evitare che siano i cittadini a “pagare la differenza tra quello che il mercato è disposto a dare e il costo della plastica riciclata. Sarebbe un boomerang“.
In tema di contraccolpi sui costi economici e ambientali e sulla qualità dei servizi di raccolta, secondo Macor la crisi della plastica è l’occasione per intavolare una riflessione più ampia sulle logiche della differenziata. “Oggi – chiarisce – il consumo di energia e i costi in termini ambientali per andare a prendere dieci chili di plastica in cima alla montagna o su una collina dell’entroterra dell’Appennino comportano una spesa energetica che è anche il doppio del valore che riesci a recuperare. Forse sarebbe meglio focalizzarsi su qualcosa che poi viene immediatamente avviato al mercato del recupero e non battersi per una raccolta differenziata del 100% quando poi quello che riusciamo a raccogliere non sappiamo dove metterlo”.





