Operatori del settore della circular economy e i rappresentanti della Commissione Europea a confronto per discutere del Circular Economy Act e del sistema di scambio di quote di emissioni nell’Unione europea
In vista del Circular Economy Act, previsto per l’anno prossimo, e che nelle intenzioni della Commissione Ue dovrà assegnare all’economia circolare il ruolo di ‘fattore leva’ per la decarbonizzazione competitiva, a Milano si è tenuta la conferenza “Circularity in practice: ensuring policy effectiveness, realism and the right market“, organizzata da A2A, Assoambiente e FEAD. L’incontro ha avuto l’obiettivo di confrontarsi sul nuovo ciclo politico dell’Europa e sul raggiungimento dei suoi obiettivi circolari e industriali, partendo dal Clean Industrial Deal che pone la circolarità come elemento chiave della strategia di crescita dell’Europa, riducendo al tempo stesso sia le emissioni in atmosfera che la dipendenza eccessiva dai paesi terzi.
Il dibattito milanese ha esaminato le proposte per “mettere in pratica la circolarità in modi efficace, realistici e in linea con le esigenze del mercato”, si legge nel comunicato diramato alla fine dell’incontro. Due sono stati i temi principali trattati durante l’evento: il Circular Economy Act, appunto, e la revisione del sistema europeo di scambio di quote di emissione ETS. “Dobbiamo migliorare l’attrattività economica dell’economia circolare. Al momento non è ancora adeguatamente valorizzata nei mercati globali. Per questo dobbiamo migliorare il mercato unico ma anche integrare l’economia circolare nell’agenda strategica più ampia. Le aziende e i consumatori devono vedere sia i vantaggi in termini di prezzo che quelli in termini di carbonio dei materiali riciclati.”, ha dichiarato Aurel Ciobanu-Dordea, direttore per l’Economia Circolare presso la Commissione Europea, presentando il Circular Economy Act.
Altro tema principale la riforma del meccanismo di scambio di quote di emissione, che ha affidato alla Commissione europea il compito di realizzare entro luglio 2026 una valutazione d’impatto sull’eventuale inclusione dell’incenerimento dei rifiuti nel sistema. “Nella nostra valutazione d’impatto – ha spiegato Mette Quinn, capo dell’Unità ETS – stiamo esaminando diverse opzioni, incluse varie attività di gestione dei rifiuti, tenendo conto del fatto che già oggi abbiamo un quadro disomogeneo di come il settore sia incluso nel sistema ETS. Per ciascuna opzione, è necessario valutare il potenziale di riduzione delle emissioni, gli effetti sul mercato interno, l’allineamento con la gerarchia dei rifiuti, il rischio di deviazione verso le discariche e/o le esportazioni, l’integrità ambientale, la solidità del sistema MRV (Monitoraggio, Reporting, Verifica) e le opzioni di abbattimento. Tuttavia, una cosa è certa: se una delle opzioni dovesse essere inclusa, saranno fondamentali misure complementari”.
In merito ai temi trattati dal convegno, è intervenuto anche Roberto Tasca Presidente di A2A: “L’Italia vanta una consolidata tradizione nell’ambito dell’economia circolare: la limitata disponibilità di risorse naturali ha favorito, nel tempo, la diffusione di una cultura orientata al riutilizzo, al riciclo e al recupero. Un patrimonio che oggi rappresenta un’opportunità per valorizzare ciò di cui disponiamo, generare nuove filiere e rafforzare l’autonomia strategica e la competitività del nostro Paese e dell’Europa. Perché le imprese possano investire in nuovi impianti, ricerca e tecnologie, è fondamentale disporre di un quadro normativo stabile, chiaro e coerente”, aggiungendo che “confidiamo che il futuro Circular Economy Act possa garantire una maggiore stabilità regolatoria, favorendo l’adozione di una strategia di lungo periodo per un comparto essenziale, in grado di sostenere la decarbonizzazione, l’indipendenza energetica e la crescita dell’Europa”.
Claudia Mensi, Presidente di FEAD, ha sottolineato la necessità di affrontare la circolarità con realismo pratico: “Perché l’Europa possa avere successo nei suoi obiettivi di economia circolare, le aziende di gestione dei rifiuti devono essere supportate e incoraggiate, non rallentate da regole che non riflettono il mondo reale”. Infine Chicco Testa, presidente di Assoambiente, ha evidenziato come l’Italia sia tra i leader europei del riciclo, “ma allo stesso tempo rimane frenata dalle proprie debolezze strutturali e necessita di trasformare questa leadership in una strategia industriale in grado di guidare il Paese verso una maggiore indipendenza dalle importazioni dall’estero di materie prime ed energia e verso la riduzione delle emissioni, in linea con gli obiettivi UE”. Per fare ciò, spiega Testa, l’economia circolare non può più essere considerata una mera opzione ambientale, ma deve essere costituire un pilastro delle politiche economiche e industriali a vantaggio della competitività e della sostenibilità del sistema produttivo.


