Anche la plastica non da imballaggio avrà la sua raccolta differenziata: nello schema di regolamento di responsabilità estesa del produttore proposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica rientrano beni destinati all’uso domestico o professionale come complementi di arredo, articoli per la pulizia e attrezzature da pesca. Proposto un target di raccolta del 70% entro il 2030
Forcine per capelli, montature per occhiali e giocattoli: se in plastica, presto questi prodotti potrebbero essere soggetti al regime di responsabilità estesa del produttore. E, come gli imballaggi, finire in appositi circuiti di raccolta differenziata e riciclo. Lo prevede lo schema di regolamento per l’istituzione di un regime Epr nella filiera dei prodotti plastici non da imballaggio, proposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e aperto fino al prossimo 17 aprile alla consultazione dei portatori d’interesse.
L’obiettivo, si legge nella proposta, è quello di “prevenire e ridurre gli impatti ambientali” dei prodotti al termine del loro utilizzo, promuovendo la sostenibilità dell’intera filiera. Nello schema di regolamento proposto dal Mase rientrano i beni destinati all’uso domestico o professionale, costituiti in misura prevalente da polimeri plastici: dai complementi d’arredo per uso interno ed esterno, all’arredo urbano, passando anche per gli articoli per la pulizia e gli articoli di abbigliamento in materiale plastico, fino alle attrezzature per la pesca. Sono inclusi, inoltre, anche i beni realizzati in elastomeri e gomme, anche vulcanizzate, se non ricadenti in altri regimi di responsabilità estesa del produttore. Prodotti per i quali oggi non esistono circuiti specifici di raccolta, selezione e recupero, e che per questo finiscono a smaltimento o dispersi. Secondo stime di Ispra, realizzate a valle di tre campagne di analisi merceologiche condotte sui rifiuti urbani, il 16% della frazione indifferenziata è risultato essere costituito da rifiuti in plastica diversi dagli imballaggi. Una percentuale equivalente a quasi due milioni di tonnellate, più degli imballaggi in plastica intercettati ogni anno dalla raccolta differenziata.
La bozza, strutturata in 16 articoli, prevede anche obiettivi minimi di raccolta ben precisi per questa variegata tipologia di merce, espressi “in percentuale in peso rispetto alle quantità di prodotti in polimeri plastici immesse sul mercato nazionale, determinate come media triennale (anno di riferimento più due anni precedenti)”. Entro il 31 dicembre del 2030, si legge, il Mase propone un target del 70%, di cui almeno il 55% dovrà essere avviato a riciclo. Entro il 31 dicembre 2035, invece, bisognerà intercettare almeno il 75% dei prodotti in modo differenziato e avviarne a riciclo il 60%.
Per garantire il rispetto degli obiettivi di raccolta, e degli altri vincoli introdotti con il nuovo regime, i produttori dovranno aderire a un sistema di gestione individuale o collettivo, e supportare economicamente la gestione dei loro prodotti divenuti rifiuto. Per questo saranno tenuti a versare un contributo economico per ogni prodotto immesso sul mercato, in una misura che sia idonea a coprire i costi di raccolta, selezione, riciclo e smaltimento, al netto degli eventuali proventi garantiti dal riutilizzo o dal riciclo. Per spingere la progettazione ecocompatibile dei beni immessi a consumo, il contributo dovrà essere “modulato in funzione delle caratteristiche dei
prodotti e delle loro prestazioni ambientali”.
Per coordinare le attività di raccolta e garantire la corretta rendicontazione dei dati è prevista l’istituzione di un Centro di Coordinamento dei sistemi individuali e collettivi, al quale è affidata anche la stipula di un accordo di programma con l’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci). I produttori che rientrano nel regime di responsabilità estesa dovranno inoltre iscriversi al registro nazionale dei produttori “quale strumento fondamentale per garantire la tracciabilità e l’effettività del nuovo regime di responsabilità estesa del produttore”. Il testo immagina modalità semplificate per i produttori che operano tramite commercio elettronico, mentre per i produttori esteri (Extra Ue, o altri Stati Membri) sarà necessario designare un rappresentante autorizzato in Italia.
L’implementazione del sistema Epr nel settore dei prodotti plastici non da imballaggio ha l’obiettivo di ridurne l’impatto ambientale, incentivando il riuso, il riciclo e la corretta gestione, come previsto dalla gerarchia europea dei rifiuti. La consultazione è stata aperta proprio nella giornata mondiale del riciclo, come sottolineato dalla viceministra per l’Ambiente Vannia Gava: “Questo evento è l’occasione per riconoscere l’impegno quotidiano di cittadini, imprese, amministrazioni e consorzi, che rendono possibile un’economia circolare concreta – ha detto Gava, secondo cui – il provvedimento mira a rendere i produttori responsabili della gestione del fine vita dei prodotti immessi sul mercato, promuovendo un modello più sostenibile e circolare. L’Italia è tra i Paesi più virtuosi: ogni gesto quotidiano contribuisce a trasformare i materiali in risorse e a proteggere l’ambiente”.