La dichiarazione della viceministra all’Ambiente nel corso di un convegno alla Camera dei Deputati: “Servono anche campagne di comunicazione per aumentare la raccolta”. Il presidente di Unirau Andrea Fluttero: “Mi auguro che l’epr arrivi entro l’estate o si rischia il blocco delle raccolte”
“Sono convinta che entro l’anno entrerà in vigore la responsabilità estesa del produttore per il tessile”. A tracciare il nuovo orizzonte temporale per l’epr nel settore dell’abbigliamento e degli accessori è stata la viceministra all’Ambiente Vannia Gava nel corso di un convegno alla Camera dei Deputati. “È stato un lavoro grande, di condivisione, che adesso è in Conferenza unificata”, ha aggiunto ricordando che quello del tessile è “un settore strategico, perché è il terzo comparto manifatturiero italiano”.
L’introduzione dell’epr rappresenta un passaggio chiave nella riorganizzazione della filiera tessile in chiave di sostenibilità. Con la revisione della direttiva sui rifiuti l’Unione europea ha obbligato tutti gli Stati membri a istituire regimi di responsabilità estesa entro aprile del 2028, ma l’Italia punta ad anticipare i tempi, chiudendo il dossier entro la fine di quest’anno. Il nostro paese, ha ricordato Gava, aveva giocato d’anticipo anche su un altro vincolo europeo, quello di raccogliere in maniera differenziata i rifiuti tessili a partire dal 1 gennaio 2025, obbligo scattato in Italia già nel 2022.
Proprio sul fronte della raccolta, ha detto la viceministra, “persistono ancora divari territoriali significativi”. Stando agli ultimi dati Ispra, nel 2024 l’82% dei Comuni aveva attivato sistemi dedicati, con oltre 180 mila tonnellate intercettate, pari a circa 3 kg di rifiuti tessili per cittadino. Secondo stime dell’Istituto, tuttavia, sarebbero ancora più di 600 mila le tonnellate di scarti tessili che finiscono nell’indifferenziato. “Serve un lavoro di squadra” per migliorare le performance complessive del sistema, ha sottolineato Gava. “Dobbiamo fare di più anche a livello comunicativo”, ha aggiunto, evidenziando la necessità di un maggiore coinvolgimento di cittadini, istituzioni e imprese.
Oltre a migliorare le performance di raccolta differenziata dei rifiuti tessili, però, il nuovo regime di responsabilità estesa del produttore dovrà servire anche a tamponare la crisi del settore del fine vita. Tra quantitativi di rifiuti in aumento, qualità in calo causa fast e ultra fast fashion, mercati di sbocco del second hand sempre più saturi e un riciclo industriale ancora tutto da costruire, gli operatori della raccolta, selezione e valorizzazione dei rifiuti tessili denunciano da mesi ormai una situazione al limite della sostenibilità economica. Criticità che le risorse versate dai produttori nell’ambito dei nuovi sistemi di responsabilità estesa potrebbero contribuire a superare. Non a caso la Commissaria Ue all’economia circolare Jessika Roswall aveva sollecitato gli Stati membri ad anticipare l’obbligo di istituire regimi epr nazionali. Un appello che, garantiscono le parole della viceministra Gava, non resterà inascoltato.
“Mi auguro che sia possibile avere questo epr tessile entro l’estate – ha commentato Andrea Fluttero, presidente di Unirau, associazione nazionale dei recuperatori di abiti usati – tempo ne è stato dedicato molto e ora risulta mancare solamente il passaggio con la Conferenza unificata ed il parere del Consiglio di Stato. Il testo – dice – non sarà perfetto, come è normale vista la complessità del settore, ma ora diventa importante iniziare il prima possibile. Il rischio – aggiunge – è che con la progressiva partenza dei sistemi epr in altri Paesi europei le nostre raccolte vadano fuori mercato, rischiando il blocco del sistema per mancanza di sbocchi”.





