Epr tessile, la nuova bozza di decreto: target raccolta legati a produzione rifiuti e fuori i materassi

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Elvira Iadanza
25/05/2026

Ricicla.tv ha consultato in anteprima la nuova bozza del decreto sulla responsabilità estesa del produttore nel settore tessile e abbigliamento. Poche modifiche ma di grande impatto. Il nuovo regime dovrebbe entrare in vigore entro il 2026


Ricicla.tv ha potuto consultare in anteprima il nuovo testo di decreto per l’istituzione del regime di responsabilità estesa del produttore per il settore tessile. Rispetto alla versione messa in consultazione nell’aprile del 2025 le modifiche non sono numerose, ma incidono molto su aspetti centrali della futura disciplina, dalla raccolta dei rifiuti tessili fino al riutilizzo, passando per ecodesign, governance e gestione dei flussi post-consumo. Come comunicato nelle scorse settimane dalla viceministro dell’Ambiente Vannia Gava il nuovo regime dovrebbe entrare in vigore entro la fine del 2026.

La novità più evidente riguarda gli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti tessili post-consumo. Nella nuova versione il Ministero dell’Ambiente punta a raggiungere entro il 31 dicembre 2026 almeno il 20% in peso della raccolta differenziata dei rifiuti tessili, percentuale che dovrà salire al 35% entro il 2030 e al 50% entro il 2035. Percentuali apparentemente più ambiziose rispetto a quelle indicate nella prima bozza, che fissava i target rispettivamente al 15%, 25% e 40%. Ma il cambiamento più rilevante riguarda soprattutto il criterio utilizzato per il calcolo degli obiettivi. Nel testo precedente, infatti, i tassi di raccolta venivano calcolati sulla base dell’immesso sul mercato dei prodotti tessili nei tre anni precedenti, mentre nella nuova bozza il parametro di riferimento diventa la produzione complessiva di rifiuti tessili.

Una modifica soltanto apparentemente formale, ma che inciderà profondamente sul sistema di monitoraggio, sulla raccolta dei dati, sulla rendicontazione ambientale e, soprattutto, sulla definizione degli obiettivi di intercettazione dei rifiuti tessili. Il passaggio dal criterio dell’immesso al consumo a quello della produzione dei rifiuti renderà infatti più complessa la quantificazione dei nuovi target, che dovranno essere calcolati considerando sia i quantitativi raccolti attraverso la differenziata sia quelli conferiti nel rifiuto indifferenziato.

Secondo i dati Ispra, nel 2024 l’82% dei Comuni italiani disponeva di sistemi dedicati alla raccolta dei tessili, con oltre 180mila tonnellate intercettate, pari a circa 3 chilogrammi per abitante, mentre fuori dalla raccolta differenziata resterebbero circa 600 mila tonnellate. Ai fini del calcolo delle percentuali di raccolta, le quantità presenti nel secco residuo dovranno essere determinate attraverso analisi merceologiche effettuate sul territorio nazionale e finanziate dai sistemi di responsabilità estesa del produttore.

Il nuovo testo attribuisce inoltre un ruolo centrale al Ministero dell’Ambiente e a ISPRA. Sarà infatti il Ministero, con il supporto tecnico dell’Istituto, a definire e aggiornare ogni tre anni gli obiettivi di raccolta differenziata attraverso specifici decreti direttoriali, valutando anche l’introduzione di target dedicati alla preparazione per il riutilizzo e al riciclaggio. Tra le modifiche introdotte dalla seconda bozza anche l’esclusione dei materassi dal campo di applicazione del nuovo epr tessile. Nella versione precedente questi prodotti rientravano nel perimetro del sistema, mentre ora vengono eliminati, probabilmente per evitare sovrapposizioni con filiere caratterizzate da modalità di raccolta e trattamento molto differenti rispetto al tessile tradizionale.

Un passaggio significativo della nuova bozza riguarda le definizioni contenute nell’articolo 2, che introducono una distinzione più precisa tra ciò che è considerato rifiuto e ciò che può invece essere destinato al riutilizzo. Compaiono infatti le nuove categorie di “tessili usati” e di “tessili usati valutati idonei al riutilizzo”. I primi sono definiti come prodotti tessili raccolti separatamente e scartati dall’utente finale, indipendentemente dalla possibilità di essere riutilizzati, e vengono considerati rifiuti al momento della raccolta. Diverso invece il caso dei prodotti valutati idonei al riutilizzo, che dopo attività di selezione, preparazione o valutazione professionale possono continuare a essere utilizzati e non vengono quindi classificati come rifiuti tessili. La distinzione è destinata ad avere un peso rilevante nello sviluppo delle filiere dell’usato e del riutilizzo, chiarendo meglio il confine normativo tra bene e rifiuto.

Dalla nuova bozza scompare inoltre il riferimento al tessile pre-consumo, mentre cresce l’attenzione verso il riuso, la riparazione e l’upcycling. Il testo richiama infatti esplicitamente quei processi attraverso cui vecchi materiali o prodotti inutilizzati vengono trasformati in articoli di maggior valore. Si tratta di un approccio ancora poco sviluppato nel settore tessile su scala industriale, ma che potrebbe diventare centrale nella futura economia circolare del comparto moda. L’obiettivo sembra essere quello di favorire la nascita di nuove filiere legate alla riparazione e alla valorizzazione dei materiali tessili, superando in questo modo anche la tradizionale logica del consumo rapido e del successivo smaltimento.

Anche sul piano della governance il nuovo testo appare più strutturato. Vengono infatti introdotti obblighi più dettagliati per i sistemi di gestione epr individuali o collettivi, che dovranno trasmettere annualmente al Ministero dell’Ambiente programmi pluriennali di prevenzione della produzione dei rifiuti, piani specifici di gestione, relazioni sulle attività svolte, bilanci e prospetti economici relativi alle risorse impiegate. Tutta la documentazione dovrà essere inviata tramite il Registro nazionale dei produttori secondo le modalità previste dal D.M. 144/2024. L’obiettivo è incrementare il livello di trasparenza e controllo. Con lo stesso obiettivo vengono inoltre rafforzate le attribuzioni del Centro di Coordinamento per il Riciclo dei Tessili (CORIT) in termini di raccolta dati e monitoraggio. Al CORIT, inoltre, viene attribuito l’inedito compito di coordinare i criteri di eco-modulazione del contributo ambientale. Secondo quanto risulta a Ricicla.tv la nuova bozza di decreto potrebbe essere sottoposta a una nuova consultazione pubblica nelle prossime settimane.

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