Epr tessile, le stime del Mase: “Contributo di circa 38 euro per ogni tonnellata immessa sul mercato”

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Elvira Iadanza
17/07/2026

Ricicla.tv ha visionato i documenti che accompagnano l’ultima bozza di decreto per l’introduzione della responsabilità estesa del produttore nel settore tessile. La gestione del sistema potrebbe costare oltre 53 milioni di euro l’anno. Rivisti gli obiettivi di differenziata, stretta sul commercio online. Il 23 luglio il parere della Conferenza unificata, poi manca solo il vaglio del Consiglio di Stato


L’istruttoria del nuovo regolamento sulla responsabilità estesa del produttore (o Epr) nel settore tessile è un passo più vicina alla fine. Secondo quanto apprende Ricicla.tv, nella seduta del prossimo 23 luglio la Conferenza unificata dovrebbe rilasciare il proprio parere sull’ultima versione dello schema di decreto. In caso di risposta positiva, resterebbe da superare solo il vaglio di Consiglio di Stato e Corte dei Conti prima dell’emanazione definitiva e dell’entrata in vigore, prevista entro la fine del 2026.

Nel frattempo Il quadro del futuro regime Epr si arricchisce di nuovi elementi. A partire dai possibili costi di gestione del sistema. Ricicla.tv ha potuto visionare in esclusiva le relazioni che accompagnano l’ultima bozza del decreto del Ministero dell’Ambiente nella versione concertata con il dicastero delle Imprese e del Made in Italy . Secondo la relazione tecnico-finanziaria allegata al provvedimento, il costo complessivo di gestione dei rifiuti tessili urbani nel nostro Paese, calcolato al netto dei ricavi dalla vendita dei materiali preparati per il riutilizzo, è stimato in circa 0,34 euro per ogni chilogrammo, per un totale di circa 53,5 milioni di euro.

La somma dovrebbe essere coperta dai contributi versati dai produttori in proporzione ai capi e accessori immessi sul mercato e utilizzata per supportare economicamente la corretta gestione dei rifiuti tessili. Considerando circa 1,4 milioni di tonnellate di prodotti messi in commercio ogni anno, il Mase calcola un contributo medio a carico di ogni singolo produttore di circa 38 euro per tonnellata di materiale immesso al consumo. Si tratta per ora solo di stime, che però restituiscono un primo ordine di misura della portata economica dell’Epr.

Le relazioni confermano l’introduzione di nuovi obiettivi di raccolta differenziata: il 15% entro il 2026, almeno il 30% entro il 2030 e almeno il 50% entro il 2035. Gli obiettivi – si legge nella relazione illustrativa – rispondono a criteri “realistici” e sono stati rivisti dal Ministero dell’Ambiente “dopo varie interlocuzioni tecniche con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ha richiesto la diminuzione per consentire alle imprese interessate una programmazione ordinata ed economica, senza pregiudicare l’impatto di medio e lungo periodo”.

In effetti, nelle varie bozze del decreto non solo le percentuali da intercettare sono cambiate diverse volte, ma anche il criterio utilizzato per il calcolo dei target è stato modificato: se la prima bozza di decreto messa in consultazione prevedeva tassi di raccolta legati all’immesso sul mercato, la versione concertata con il Mimit, che con ogni probabilità resterà quella definitiva, fissa invece obiettivi da calcolare sulla produzione effettiva di rifiuti tessili.

Proprio per quanto riguarda la raccolta, restano confermate le introduzioni di modalità di conferimento dei rifiuti nei punti vendita secondo i modelli ‘uno contro uno’ e ‘uno contro zero’. Il sistema ‘uno contro uno’, ovvero la consegna di un rifiuto dietro l’acquisto di un prodotto equivalente per tipologia, sarà “obbligatorio per i venditori aventi una superficie di vendita pari o superiore a 400 metri quadrati”, mentre il conferimento ‘uno contro zero’, ovvero senza acquisto di nuovi prodotti, sarà una scelta volontaria dei venditori e potrà essere realizzata “in accordo con i sistemi di gestione dei produttori o con gli operatori della raccolta autorizzati”.

Stando alle relazioni, l’interlocuzione tra Mase e Mimit ha rafforzato le misure in materia di vendite a distanza, con l’obiettivo di evitare che il ricorso all’e-commerce si traduca in un’elusione degli obblighi connessi alla responsabilità estesa del produttore. I produttori esteri che vendono online sui propri canali dovranno iscriversi al Registro nazionale tramite un rappresentante autorizzato con sede in Italia, responsabile dell’adempimento degli obblighi Epr. Nel caso delle vendite tramite piattaforme di ecommerce, invece, il produttore può avvalersi dei servizi messi a disposizione dal gestore del marketplace sulla base di specifici accordi con i sistemi di gestione. Su richiesta del Mimit, le piattaforme potranno attivare i servizi solo dopo aver acquisito il numero di iscrizione al Registro dei produttori e un’autocertificazione di conformità.

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