Epr tessile, l’Italia accelera: al via entro il primo trimestre del 2026

di Elvira Iadanza 28/10/2025

riciclo dei rifiuti tessili

La nota dei rappresentanti dei consorzi tessili in vista dell’entrata in vigore della responsabilità estesa del produttore: “Serve un quadro normativo stabile, coerente e pienamente operativo”


Il percorso verso l’attuazione della responsabilità estesa del produttore per il settore tessile entra nel vivo come spiegato dal capo Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile (DiSS) del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Laura D’Aprile, nel corso di un evento internazionale dedicato alla moda sostenibile, in cui ha annunciato l’impegno del governo a rendere operativo il sistema Epr entro il primo trimestre del 2026.

Una volta a regime, il meccanismo obbligherà chi immette un capo d’abbigliamento sul mercato nazionale a contribuire, anche economicamente, alla sua corretta gestione una volta divenuto rifiuto. Un passaggio atteso, anticipato dalla costituzione di numerosi consorzi e dall’avvio della raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti tessili, partita in Italia dal gennaio 2022, ma accompagnato anche dalla crisi senza precedenti che sta mettendo a rischio la tenuta economica delle attività di raccolta e valorizzazione di abiti e accessori post consumo. “Siamo pronti a fare la nostra parte anche in termini di nuovi investimenti”, scrivono i rappresentati di Cobat Tessile, Consorzio Ecotessili, Consorzio ERP Italia Tessile, Consorzio RE.CREA , ReDress e Retex.Green, ma serve “un quadro normativo stabile, coerente e pienamente operativo”. Una condizione “fondamentale per garantire una gestione efficiente dei rifiuti tessili e consolidare la leadership nella sostenibilità della filiera nazionale, a patto che tale cornice regolatoria venga celermente definita”.

“Con un’Europa che impone target sempre più ambiziosi e in un contesto internazionale ad alto tasso di competitività, la mancanza di regole definite ha finora rallentato la creazione dei nuovi sistemi di raccolta e riciclo, con ripercussioni sulla competitività delle imprese italiane rispetto ai Paesi già attivi sul fronte Epr”, aggiungono i consorzi nella nota inviata a Ricicla.tv, che per questo ribadiscono la necessità “della tempestiva pubblicazione del decreto per l’Epr dei prodotti tessili, essenziale per pianificare investimenti, innovare i processi, adottare le migliori best practice in termini di tracciabilità e trasparenza della gestione dei rifiuti, ma soprattutto allinearsi agli obiettivi di economia circolare delle strategie unionali”.

L’Italia ha già messo in chiaro di voler accelerare sull’entrata in vigore della responsabilità estesa del produttore per il settore tessile, dando seguito all’appello della Commissaria Ue all’Economia circolare, Jessika Roswall, che, già lo scorso giugno chiedeva agli Stati membri di “anticipare i termini di legge per l’istituzione di sistemi di responsabilità estesa del produttore per il tessile” alla luce della crisi che da mesi sta investendo il settore in tutta Europa. Travolte dall’aumento dei rifiuti generati dai cittadini Ue, dal calo della qualità e dal crollo dei mercati di sbocco, le filiere della raccolta, selezione e valorizzazione sono ingolfate. La possibilità di scongiurare il collasso c’è, avvertono i consorzi, ma dipenderà dalla rapidità con cui sarà definito il decreto attuativo dell’Epr e dalla capacità di imprese e sistemi collettivi di collaborare in una logica di sistema. Solo così, dicono, il settore potrà far convivere competitività e sostenibilità ambientale.

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