Il MASE autorizza il progetto del primo impianto per il recupero di terre rare da magneti permanenti

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Elvira Iadanza
16/06/2026

Sorgerà a Ceccano, in provincia di Frosinone e sarà in grado di recuperare ossalati di terre rare. Codognola (AD Itelyum): “Essere riconosciuti come pionieri in questo campo ci riempie di orgoglio e ci investe anche di una grande responsabilità”


A Ceccano, in provincia di Frosinone, sorgerà il primo impianto europeo su scala industriale per il recupero di terre rare da magneti permanenti. Il progetto strategico LIFE INSPIREE è stato definitivamente autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e potrà quindi passare dalla dimensione sperimentale a quella industriale.

L’iniziativa, promossa da Itelyum Regeneration Spa, era già stata selezionata dalla Commissione europea tra i 47 progetti strategici nell’ambito del Critical Raw Materials Act, la strategia Ue per rafforzare la sicurezza delle forniture di materie prime critiche, considerate indispensabili sia per la transizione energetica che per lo sviluppo di tecnologie avanzate. Oggi l’Unione europea dipende in larga misura dalle importazioni provenienti da Paesi terzi per l’approvvigionamento di ‘terre rare‘ e altri minerali strategici, una vulnerabilità che Bruxelles punta a ridurre anche attraverso il potenziamento delle filiere industriali interne e lo sviluppo di modelli di economia circolare.

Con l’impianto di Ceccano, Itelyum prevede di arrivare al recupero delle materie critiche da magneti permanenti tramite un processo a due livelli: il primo passaggio comprende il disassemblaggio dei magneti, mentre il livello successivo consisterà nel recupero di ossalati di ree (Rare Earth Elements, ossia le terre rare) tramite idrometallurgia a bassissimo impatto ambientale. L’impianto di smontaggio potrà trattare 1.000 tonnellate all’anno di rotori elettrici, mentre l’impianto idrometallurgico a regime potrà trattare 2.000 tonnellate all’anno di magneti permanenti ottenuti da diverse fonti, tra cui anche hard disk e motori elettrici, sia piccoli che grandi, riuscendo a recuperare circa 500 tonnellate all’anno di ossalati di terre rare: una quantità sufficiente al funzionamento di 1 milione di hard disk e laptop e 10 milioni di magneti permanenti per varie applicazioni nell’automotive elettrico.

“Accogliamo con grande entusiasmo l’autorizzazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al passaggio alla fase industriale per il nostro progetto di recupero dei magneti permanenti dai Raee. Essere riconosciuti come pionieri in questo campo ci riempie di orgoglio e ci investe anche di una grande responsabilità”, ha commentato Marco Codognola, amministratore delegato di Itelyum, che ha aggiunto: “Per raggiungere questo traguardo e trasformare un progetto pilota in una realtà industriale su larga scala, abbiamo unito le migliori competenze tecniche, scientifiche e gestionali”.

Se la tecnologia industriale di riciclo avanzato è di fatto già disponibile, quello che manca, invece è la materia prima per alimentare i processi di recupero. I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche continuano infatti a sfuggire al sistema nazionale di raccolta: secondo l’Ue dovremmo intercettare almeno 12 kg di raee per abitante, mentre nel 2025 abbiamo superato di poco i 6 kg. Un ritardo costato all’Italia l’apertura di una procedura d’infrazione. “Sappiamo che la strada davanti a noi è ancora lunga – prosegue Codognola – e che necessita di una normativa specifica per assicurare che questi rifiuti vengano indirizzati nelle filiere di riciclo. Siamo pronti e lieti di proseguire questo percorso virtuoso, certi che il supporto e la collaborazione sinergica delle istituzioni continueranno ad accompagnarci in questa sfida cruciale per il futuro sostenibile del Paese Europa”.

I partner del progetto promosso sono EIT Raw Materials, consorzio nel settore delle materie prime a livello mondiale, Erion, sistema multi-consortile no profit per la gestione di differenti tipologie di rifiuti e la valorizzazione delle materie prime seconde, Glob Eco, azienda con pluriennale esperienza nella raccolta e nel trattamento di raee e l’Università degli studi dell’Aquila, che ha sviluppato, brevettato e ottimizzerà la tecnologia idrometallurgica.

“Con questa autorizzazione – ha commentato la viceministro dell’Ambiente Vannia Gava – compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese. Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai raee è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l’Italia protagonista e competitiva”. L’autorizzazione è stata adottata con decreto della Direzione generale Economia circolare e bonifiche del Ministero dell’Ambiente, al termine di un articolato percorso di coordinamento con le amministrazioni competenti e di acquisizione dei necessari titoli autorizzativi.

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