Il report del Consorzio Nazionale Imballaggi è stato presentato a Milano. Gava: “Riciclo non è solo una scelta ambientale, ma vera politica industriale”
Il sistema Conai lo scorso anno ha generato un valore economico di 3,8 miliardi di euro, contribuendo con 2 miliardi di euro al PIL nazionale e sostenendo oltre 24.000 posti di lavoro lungo l’intera filiera del riciclo. I dati sono quelli emersi nel corso dell’evento che si è tenuto a Milano, presso Borsa Italiana, per la presentazione dell’edizione 2025 del Rapporto integrato di Sostenibilità stilato dal consorzio che, come ogni anno, analizza i benefici economici e ambientali derivanti dal riciclo degli imballaggi in Italia.
“Il Rapporto integrato 2025 conferma la capacità del modello Conai di convertire la sostenibilità in valore tangibile e misurabile, e di operare in coerenza con i principali indicatori ESG e con le aspettative del sistema economico nazionale. Lo vediamo nei numeri ma anche nel ruolo più ampio che il sistema svolge: non gestiamo semplicemente i materiali di imballaggio post consumo, ma attiviamo filiere, abilitiamo settori strategici, generiamo lavoro e riduciamo la dipendenza dalle risorse naturali”, ha affermato Ignazio Capuano presidente di Conai, aggiungendo che il riciclo è una vera infrastruttura industriale capace di produrre benefici economici, occupazionali e ambientali. Nel 2024, infatti, grazie al riciclo degli imballaggi, l’Italia ha risparmiato 12,2 milioni di tonnellate di materie prime vergini, riducendo le emissioni di anidride carbonica di circa 11,4 milioni di tonnellate, corrispondenti alle emissioni di 9.000 voli intorno al mondo.
Il rapporto mette in evidenza anche la crescente interdipendenza tra sostenibilità, innovazione e competitività. Le analisi sulle imprese soggette a schemi di responsabilità estesa del produttore (Epr) mostrano che un alto tasso di riciclo e l’adozione di modelli collaborativi generano maggiore efficienza, fiducia degli investitori e valore finanziario. Simona Fontana, Direttore Generale di Conai, ha sottolineato come la qualità delle filiere, l’innovazione tecnologica e la collaborazione con i territori siano cruciali per ottenere risultati concreti, rafforzando al contempo la competitività dell’Italia a livello europeo.
“Questo rapporto è uno strumento prezioso anche per orientare le politiche pubbliche, perché offre indicazioni concrete su ciò che serve alle filiere e ai territori” ha commentato Vannia Gava, viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, sottolineando che “i numeri presentati confermano che il riciclo non è solo una scelta ambientale, ma una vera politica industriale. Risultati importanti che devono essere consolidati con iniziative mirate a sostenere e sviluppare la competitività di un settore energivoro e sottoposto a forte concorrenza internazionale, rendendo il materiale riciclato competitivo anche nei costi”.
Proprio in questa direzione, secondo il viceministro “va l’Energy Release, appena operativo, che garantirà energia rinnovabile a prezzo stabile alle imprese più energivore. Continuiamo inoltre a contribuire al Circular Economy Act, per costruire un mercato unico delle materie prime seconde, semplificare norme e autorizzazioni e incentivare l’utilizzo di materiali riciclati. A livello nazionale prosegue il confronto con gli operatori, dal tavolo sulla plastica alla sperimentazione dei certificati bianchi per l’economia circolare. Il sistema italiano del riciclo è un modello riconosciuto in Europa e il Governo è impegnato a sostenerlo, rimuovendo ostacoli e creando condizioni di crescita”.
Il rapporto evidenzia la necessità di promuovere ulteriormente l’innovazione, in particolare per le piccole e medie imprese, per garantire loro un accesso più semplice agli strumenti finanziari necessari per affrontare la transizione ecologica. La promozione della formazione e della conoscenza è stata identificata come un motore decisivo per la competitività delle filiere, mentre il rafforzamento del ruolo delle amministrazioni locali è considerato essenziale per garantire l’implementazione efficace delle politiche di sostenibilità a livello territoriale.
L’Italia continua a essere leader europeo nella gestione dei rifiuti, con risultati superiori alla media dell’Unione Europea. Una delle sfide, secondo Lara Ponti, Vicepresidente di Confindustria per la Transizione Ambientale, è legata alla capacità di rafforzare l’innovazione, in particolare nell’ambito dei brevetti legati al riciclo, che risultano ancora inferiori rispetto a Paesi come Germania, Francia e Spagna.


