La Commissione europea propone di applicare il CBAM anche a frigoriferi e lavatrici e promuovere l’uso dei rottami

di Elvira Iadanza 17/12/2025

“Evitare la rilocalizzazione delle emissioni”, spiega l’esecutivo comunitario nel presentare le modifiche per il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere il cui avvio graduale è previsto per il 2026


Dal primo gennaio 2028 il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) sarà applicato anche a lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie. È quanto proposto dalla Commissione europea per evitare la “rilocalizzazione delle emissioni di carbonio” e per “proteggere i produttori dell’Unione europea”. L’iniziativa dell’esecutivo europeo punta, quindi, a modificare il regolamento sul CBAM, che sarà introdotto progressivamente a partire dal primo gennaio 2026.

Il meccanismo, nella forma attuale, si applica alle importazioni di materiali di base come alluminio, cemento, elettricità e acciaio, mentre la proposta di modifica presentata dalla Commissione prevede che gli importatori paghino un prezzo del carbonio per le emissioni legate alle merci che incorporano i materiali “livellando il campo con i materiali prodotti nell’Ue soggetti al sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione europea (ETS)”. Insomma, lUnione europea propone di far pagare gli importatori per le emissioni generate nella produzione di prodotti come lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie, in modo che il costo ambientale dei prodotti importati sia equivalente a quello dei prodotti simili realizzati nell’Unione Europea da filiere industriali già soggette al sistema ETS. Questo provvedimento, secondo la Commissione, dovrebbe evitare che le produzioni si spostino verso Paesi che hanno politiche ambientali meno rigide di quelle europee, il cosiddetto ‘carbon leakage’.

Per supportare la proposta, l’esecutivo europeo ha intenzione di “ampliare la portata del CBAM per includere 180 prodotti ad alta intensità di acciaio e alluminio, come macchinari e apparecchiature, garantendo che le emissioni siano ridotte anziché ricollocate”, come si legge nel comunicato stampa a seguito della presentazione dell’iniziativa. Secondo la Commissione Ue, infatti, “il 94%, di questi beni a valle (cioè finiti) interessati sono i prodotti della catena di approvvigionamento industriale con un elevato contenuto di acciaio e alluminio” e sono utilizzati in macchinari pesanti e in attrezzature specializzate, come cilindri, radiatori industriali o macchine per la fusione. Il restante 6%, invece, è costituita da beni per la casa: ciò che la Commissione vuole evitare è che i produttori europei affrontino spese più alte rispetto ai competitor extra Ue.

Nelle sue proposte di modifica al CBAM, l’esecutivo comunitario ha pensato anche di promuovere l’uso di rottami di acciaio e alluminio nei calcoli del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per poter garantire “un’equa fissazione del prezzo del carbonio sia per le merci fabbricate nell’UE che per quelle importate”. La proposta, poi, prevede anche un sostegno per i produttori europei di materiali soggetti al CBAM che servirà ad affrontare “la perdita di competitività nei mercati dei paesi terzi, dove le merci dell’Ue potrebbero essere soppiantate da alternative più economiche e ad alta intensità di emissioni, aumentando potenzialmente le emissioni globali”. Il fondo – spiega la Commissione – sarà finanziato dai contributi degli Stati membri, che costituiranno il 25% delle entrate derivanti dalle vendite di certificati CBAM nel 2026 e nel 2027, mentre il restante 75% sarà una risorsa propria dell’Ue.

Per la Commissione europea queste modifiche serviranno a salvaguardare la competitività dell’industria, mantenendo però i capisaldi del Clean Industrial Deal. Nè il CBAM né questa proposta sono misure commerciali unilaterali – specifica l’esecutivo comunitario – ma sono misure ambientali volte a evitare che, molto banalmente, qualcuno vada ad inquinare dove le regole sono meno rigide. “Vogliamo la decarbonizzazione in Europa, non lo spostamento delle emissioni altrove”, spiega la Commissione.

I produttori industriali europei dovrebbero essere incoraggiati, e non scoraggiati, nei loro sforzi di decarbonizzazione. La riforma del CBAM introduce misure cruciali e attese da tempo per garantire condizioni di parità tra i produttori industriali dell’UE e quelli di paesi terzi. Rafforzando il CBAM, sosteniamo la decarbonizzazione della nostra industria e garantiamo la competitività degli attori europei sulla scena mondiale”, sostiene Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo per la Prosperità e la strategia industriale.

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