Uno studio presentato al Forum di Cernobbio traccia un modello di sostenibilità legato a una corretta gestione dei data center che potrebbero aiutare a riciclare 74 mila tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici generando un valore economico annuo di oltre 133 milioni di euro
Come coniugare transizione digitale ed economia circolare? Una risposta viene dal Position Paper “L’Italia dei data center. Energia, efficienza, sostenibilità per la transizione digitale” realizzato da TEHA Group in collaborazione con A2A, presentato nel corso della 51esima edizione del Forum di Cernobbio. Secondo lo studio, i data center sono sì energivori, ma anche sempre più indispensabili e se gestiti correttamente possono ridurre il proprio impatto e addirittura generare ricadute positive dal punto di vista della sostenibilità.
“L’adozione coordinata di alcune leve strategiche – si legge nel report – come il recupero di calore, l’utilizzo di aree brownfield, l’impiego di PPA e la valorizzazione dei raee consente infatti di massimizzare l’efficienza del sistema, ridurre le emissioni e promuovere un modello industriale circolare”.
Proprio sul fronte della circolarità, secondo TEHA, i data center italiani potrebbero generare oltre 147 mila tonnellate di raee all’anno, di cui poco più della metà (74 mila tonnellate) riciclabili, attivando una filiera nazionale del trattamento e generando un valore economico annuo di 133 milioni di euro se si considera il valore medio del materiale, il risparmio per l’evitata importazione di materie prime e il risparmio di costi di smaltimento.
In uno scenario ottimale, secondo The European House Ambrosetti “lo sviluppo del settore dei data center in Italia potrebbe attivare una filiera nazionale del recupero e del trattamento di e-waste, generando benefici economici diretti e contribuendo a rafforzare gli obiettivi di economia circolare a scala europea”.
Attualmente nel nostro Paese ci sono 168 data center attivi, al 13esimo posto mondiale per numero di strutture attive, per una superficie complessiva di oltre 333.000 m² e una potenza nominale totale di 513 MW, in aumento del 17% rispetto al 2023. Oltre il 60% della potenza installata (318 MW) è concentrata in Lombardia, altri centri, poi, si trovano in Lazio, Veneto, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna.
I numeri, però, sono destinati ad aumentare, così come aumenterà la richiesta energivora dei data center. “A livello globale – sottolinea il Paper – si stima che il consumo energetico dei data center quadruplichi entro il 2035 raggiungendo il 4% dei consumi elettrici (vs. 1% nel 2024). Secondo gli scenari di sviluppo elaborati da TEHA, la potenza installata in Italia dei data center potrà raggiugere 2,3 GW al 2035 e 4,6 GW in uno scenario di “full potential”, con incidenza pari al 7% e al 13% dei consumi nazionali. Per questo è necessario iniziare a ragionare sulla sostenibilità degli impianti.
Fondamentale sarà l’efficientamento dei centri, ma, in ottica di sostenibilità, è possibile già immaginare i data center come “veri e propri abilitatori di benefici sistemici ambientali, sociali ed economici”. Oltre al recupero dei raee, infatti, “il calore recuperabile dai data center localizzati in prossimità di reti di teleriscaldamento esistenti o pianificate può raggiungere i 9,5 TWh annui, equivalenti al fabbisogno termico di 800.000 famiglie italiane, di cui oltre 530.000 nella sola area metropolitana di Milano”. Un altro “accorgimento” per la sostenibilità dei centri è la “valorizzazione delle aree industriali dismesse (brownfield)” che può rappresentare “un’opportunità per ridurre il consumo di suolo vergine e accelerare i tempi di connessione alla rete”.
Un ulteriore asse strategico per la decarbonizzazione dei data center – evidenzia Teha Group – è rappresentato dall’adozione di Power Purchase Agreements (PPA), contratti di lungo termine per l’approvvigionamento diretto di energia rinnovabile. L’effetto ambientale, in questo caso, sarebbe significativo, con una riduzione stimata di 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno, contribuendo, così, concretamente alla decarbonizzazione del settore. Tutte queste misure, secondo il report, potrebbero portare a un risparmio complessivo di 5,7 milioni di tonnellate di CO₂ annue, simile al volume di quelle generate da 1,7 milioni di cittadini, e un beneficio economico totale di circa 1,7 miliardi di euro.



Finalmente numeri concreti di economia circolare!