A poco più di un mese dal debutto il formulario rifiuti digitale registra circa 20 mila chiusure giornaliere, nonostante il doppio regime. “I numeri dimostrano che il sistema ora regge e sta funzionando”, osserva Giovanni Paone, amministratore di Zucchetti Ambiente. Resta però decisivo il ruolo del Ministero dell’Ambiente per rafforzare infrastruttura e governance ed evitare criticità in vista della scadenza del 15 settembre
Il doppio regime non ferma la transizione al formulario rifiuti digitale. A poco più di un mese dallo ‘switch day’ del 13 febbraio, segnato dal down temporaneo della piattaforma Rentri, cresce il numero di operatori che stanno scegliendo di accompagnare le movimentazioni dei rifiuti con il nuovo xfir. Secondo quanto riferito a Ricicla.tv da Ministero dell’Ambiente e Albo Nazionale Gestori Ambientali, sono circa 20 mila i formulari digitali che ogni giorno vengono ‘chiusi’, cioè accettati correttamente dagli impianti di destino. Numeri ancora lontani da quelli di un sistema a pieno regime – siamo circa a un terzo delle movimentazioni – ma incoraggianti, se si considera che dal 13 febbraio sono ancora attive le procedure d’emergenza (che autorizzano la tenuta cartacea in caso di indisponibilità del sistema) e che la conversione in legge del decreto ‘milleproroghe’ ha consentito alle imprese di optare per il formulario cartaceo fino al 15 settembre.
“Il doppio regime introdotto dal ‘milleproroghe’ non è stato quella pietra tombale sul formulario digitale che molti temevano – spiega Giovanni Paone, amministratore unico di Zucchetti Ambiente – né tantomeno lo sono stati i malfunzionamenti dell’infrastruttura tecnologica registrati nei primi giorni di operatività dell’xfir. Una falsa partenza, tutto sommato, era impossibile da escludere, visto il numero di soggetti coinvolti. Il sistema ora però regge e sta funzionando, come dimostrano i numeri in costante crescita sia sui servizi di supporto gratuiti che sulle piattaforme gestionali di mercato. I nostri servizi di interoperabilità con Rentri, da soli, hanno gestito circa 400 mila fir digitali nel periodo tra il 13 febbraio e il 23 marzo, di cui 100 mila solo nell’ultima settimana“.
I numeri dimostrano, da un lato, che la fiducia nel sistema non è crollata con il down del debutto, “nonostante le scene di panico dei primi giorni e gli appelli a sospendere l’operatività del fir digitale, a partire da quelli lanciati da alcune software house”, osserva Paone. Ma sono anche la testimonianza evidente che una fetta importante delle imprese coinvolte si è fatta trovare pronta in termini di formazione, organizzazione e strumenti. “E che sia tra i produttori iniziali che tra i gestori di rifiuti – aggiunge – c’è la consapevolezza che l’addio a carta e penna e il passaggio a una piena digitalizzazione degli adempimenti può diventare un fattore di efficienza, trasparenza e, non da ultimo, anche di competitività. Tutto dipende però da come verranno gestite le prossime settimane”.
Al netto dei numeri in crescita, la strada verso il 15 settembre resta infatti in buona parte ancora tutta da costruire. “C’è da mettere in sicurezza l’infrastruttura tecnologica per garantire che possa reggere con un sistema a pieno regime – chiarisce Paone – ma su questo sappiamo che Ecocerved e Albo Nazionale Gestori Ambientali sono già al lavoro. Quello che serve più di tutto, invece, è un segnale forte da parte del Ministero dell’Ambiente per accelerare il passaggio al digitale da parte di chi in queste settimane ha scelto di ‘rifugiarsi’ nel formulario cartaceo e nelle tradizionali modalità operative”. Il rischio, altrimenti, è che allo scadere del termine fissato dal ‘milleproroghe’ ci si possa trovare di fronte a un nuovo ‘swich day’ con tutte le incognite che questo comporterebbe.
“La prima cosa da fare – spiega Paone – è dichiarare ufficialmente la chiusura della gestione emergenziale, un passaggio indispensabile per dare un segnale importante di stabilità tecnica del formulario digitale”. Ma il vero cambio di passo, spiega, deve arrivare sul piano della governance politica del Rentri. “Serve che il Mase riprenda il lavoro sulla revisione del decreto direttoriale con le istruzioni di compilazione dei registri e dei formulari per correggere errori e incongruenze, ma soprattutto serve convocare un tavolo di confronto con i portatori d’interesse pubblici e privati che metta al centro l’intera architettura del sistema”.
Insomma, serve un tagliando al Rentri? “In un certo senso sì. A più di un anno dall’avvio dei registri di carico e scarico digitali e in vista del 15 settembre sarebbe un’occasione per dare risposta alle tante incognite che ancora restano, in termini di casi d’uso e modalità operative, e individuare le necessarie correzioni da apportare alla cornice normativa del Rentri. Sia il decreto ministeriale 59 del 2023 che la disciplina sulla tracciabilità dei rifiuti contenuta nel testo unico ambientale possono, e anzi devono, essere aggiornati per tenere conto delle criticità emerse in questi mesi e fare in modo che il passaggio al digitale diventi davvero una leva di semplificazione per tutto il sistema. Un’apertura del Ministero dell’Ambiente in questo senso rappresenterebbe un segnale importante per le imprese e consentirebbe di capitalizzare il tempo che ci separa dall’appuntamento con il 15 settembre”.