Il Mase ha avviato la consultazione sulla bozza di decreto direttoriale che definirà le regole tecniche per la trasmissione al Rentri dei dati di geolocalizzazione dei trasporti di rifiuti pericolosi. Dal 13 febbraio 2027 i percorsi dovranno essere tracciati tramite sistemi GPS interoperabili e associati ai FIR digitali. Previsti obblighi di conservazione dei dati e invio tramite API nel formato GeoJSON
A partire dal 13 febbraio 2027 i soggetti che movimentano rifiuti pericolosi dovranno trasmettere al Rentri anche il tracciato di geolocalizzazione dei percorsi effettuati. I dati dovranno essere corredati dalle informazioni associate al trasporto, compresi il formulario di identificazione dei rifiuti, la targa e il numero di telaio dell’autoveicolo. Lo chiarisce la bozza di decreto direttoriale con cui il Ministero dell’Ambiente definirà i requisiti tecnici, la struttura e il formato dei dati da trasmettere al sistema informatico di tracciabilità in relazione ai percorsi fisici delle movimentazioni di rifiuti pericolosi.
Secondo la bozza di allegato tecnico, sottoposta alla consultazione degli stakeholder qualificati fino al prossimo 8 giugno e analizzata da Ricicla.tv, i dispositivi di geolocalizzazione dovranno essere associati in modo univoco ai mezzi e il percorso dovrà essere tracciato integralmente dal punto di carico fino all’impianto di destinazione. Per ciascun trasporto il sistema dovrà acquisire una sequenza ordinata di punti GPS con una frequenza massima di tre minuti tra una rilevazione e l’altra, così da garantire la ricostruibilità del tragitto e la congruità tra il percorso effettuato e i dati riportati nel fir digitale.
Oltre alla posizione geografica, il sistema dovrà registrare specifici eventi di processo legati al trasporto del rifiuto, tra cui l’inizio del viaggio, l’arrivo presso il destinatario, eventuali trasbordi totali e le sospensioni o riprese del trasporto dovute a soste tecniche. La bozza richiama inoltre il rispetto di una tolleranza temporale massima tra gli eventi riportati nel formulario digitale e il dato GPS associato, elemento che lascia intravedere possibili verifiche automatiche di congruità tra documentazione e percorso effettivamente svolto.
I dati relativi ai tracciati GPS dovranno essere inviati al Rentri contestualmente alla trasmissione dei dati dei relativi FIR. Ogni traccia dovrà essere corredata da metadati necessari all’identificazione e alla validazione del tracciato, tra cui l’identificativo univoco del fir digitale associato, targa e telaio dell’autoveicolo, il sistema di coordinate utilizzato, la frequenza di rilevamento e gli indicatori di accuratezza del segnale.
La consultazione, e la successiva adozione delle specifiche tecniche per l’acquisizione dei dati dei percorsi, sarà funzionale alla definizione delle modalità di trasmissione al Rentri. Il sistema, si legge nella bozza, sarà basato su API interoperabili e sul formato GeoJSON, standard aperto ampiamente utilizzato nei sistemi GIS e nelle piattaforme di gestione geografica dei dati. Le imprese saranno inoltre tenute a conservare i dati dei percorsi e a garantirne la disponibilità in caso di controlli da parte degli organi competenti, secondo le tempistiche già previste dal Testo unico ambientale per i formulari di identificazione dei rifiuti. Un passaggio che vincolerebbe le imprese a conservare i dati dei tracciati per almeno tre anni.





