Riciclo pneumatici, gli operatori: “Troppa incertezza, investimenti a rischio”

di Redazione Ricicla.tv 23/12/2025

Nel 2026 potrebbe arrivare l’attesa revisione del decreto end of waste sul granulo di gomma da pfu per adattarlo ai nuovi equilibri normativi europei. La stretta Ue sulle microplastiche, che porterà allo stop dell’intaso nei campi in erba sintetica dal 2031, mette a rischio una quota rilevante del mercato del riciclo. Renzo Maggiolo, presidente di Unirigom: “Troppa incertezza, così le imprese non possono investire in innovazione”


Il 2026 potrebbe essere l’anno della revisione del decreto end of waste sul granulo di gomma da riciclo degli pneumatici fuori uso (pfu). Lo ha messo nero su bianco il Ministero dell’Ambiente nell’ultimo aggiornamento del cronoprogramma della strategia nazionale per l’economia circolare. Lo chiedono a gran voce gli operatori del riciclo, ingabbiati in un quadro regolatorio, quello in vigore dal 2020, che, dicono, pur avendo contribuito negli ultimi anni a consolidare i processi di recupero, nella sua veste attuale limita le applicazioni dei polimeri ricavati dalla lavorazione degli pfu. Un aggiornamento reso ancora più necessario dalle recenti evoluzioni del quadro normativo europeo e, in particolare “dai primi effetti della nuova disciplina europea sulle microplastiche”, spiega a Ricicla.tv Renzo Maggiolo, presidente dell’associazione nazionale dei riciclatori di pfu Unirigom.

Dopo il via libera alla proposta di revisione del regolamento europeo REACH sulle sostanze chimiche, infatti, è partito il conto alla rovescia per lo stop all’utilizzo del granulo di gomma derivante dal riciclo degli pfu come ‘intaso’ per i campi in erba sintetica. Vale a dire l’applicazione più diffusa per le circa 135 mila tonnellate di granuli generati ogni anno dalle imprese italiane del riciclo. Una messa al bando che nelle intenzioni di Bruxelles punta a contrastare la dispersione di microplastiche nell’ambiente, ma che rischia di troncare di netto il 40% dell’attuale mercato nazionale del granulo di gomma da pfu, con conseguenze dirette sulla tenuta economica delle imprese di filiera e sulle attività di raccolta e avvio a recupero.

Anche se la revisione del regolamento non sarà applicabile prima del 17 ottobre 2031, i contraccolpi sul settore si stanno già facendo sentire. “C’è grande incertezza – dice Maggiolo – anche perché c’è la possibilità che le misure vengano ulteriormente inasprite”. Il risultato, aggiunge, è che le imprese “hanno poca volontà di fare investimenti in innovazione”. Quelli che servono, cioè, a scongiurare il rischio di una crisi strutturale del settore. Di fronte a uno scenario tanto incerto, agire sulla leva regolatoria può restituire agli operatori un quadro chiaro e una prospettiva certa per i loro investimenti. Da qui l’appello a rivedere il decreto end of waste del 2020, per allinearlo ai mutati scenari europei ampliando il ventaglio delle applicazioni del polverino riciclato anche a quelle rese disponibili dalle tecnologie innovative, come riciclo chimico o pirolisi.

Altro uso da potenziare quello nelle infrastrutture stradali. Secondo i Criteri ambientali minimi per gli appalti pubblici entrati in vigore a dicembre del 2024, infatti, a seconda delle applicazioni da un minimo del 10% ad almeno il 25% dei conglomerati utilizzati per la messa in posa di strade flessibili e semirigide dovrà essere rappresentato da asfalti contenenti polimeri o compound polimerici. Incluso il polverino di gomma da riciclo degli pfu. Una importante misura di traino del mercato, a condizione però che venga applicata in modo sistematico in tutti gli appalti pubblici, cosa che oggi non avviene. Emblematico il caso della gara da 720 milioni di euro bandita dal Comune di Roma per interventi urgenti e ordinari di manutenzione stradale. Secondo Anpar, il capitolato tecnico avrebbe quasi completamente disatteso i Cam di settore e per questo l’associazione ha segnalato la procedura, in fase di aggiudicazione, all’Autorità nazionale anticorruzione.

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