Caserta lancia una gara da oltre 2,5 miliardi di euro per affidare in concessione, per 15 anni, raccolta, trasporto e gestione degli impianti pubblici nei 104 Comuni dell’ATO provinciale. La procedura è stata predisposta con Invitalia, Conai e Officine Sostenibili. In un quadro campano (e non solo) ancora segnato da affidamenti prevalentemente comunali, Caserta si candida così a fare da apripista per un modello industriale e integrato. “Ci stiamo provando”, spiega a Ricicla.tv il presidente dell’ATO Caserta Gino Pellegrino
Stop alla frammentazione del servizio, sì a integrazione, economie di scala e governance industriale. E alla trasparenza. Caserta prova a riscrivere la narrazione della gestione dei rifiuti in Campania e nel Mezzogiorno con una gara che, per la prima volta al Sud, mette sul piatto la gestione in concessione del ciclo integrato – raccolta, trasporto e gestione degli impianti pubblici – per il territorio di un’intera provincia. Il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Il termine per il ricevimento delle offerte, che potranno provenire da tutta l’Ue, è stato fissato al 29 settembre 2026.
Una procedura monstre, nella migliore accezione del termine, che apre all’affidamento unitario dei servizi per i 104 Comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale (o ATO) Caserta, un milione circa di abitanti e un valore complessivo superiore ai 2,5 miliardi di euro. Prima procedura in Italia nel campo dei servizi di igiene urbana a superare questa soglia. E la prima a farlo mettendo a gara l’intero ciclo. La procedura è stata bandita da Invitalia e predisposta dall’Ente d’Ambito Caserta con il supporto di Conai e Officine Sostenibili. La durata della concessione è stata fissata in 15 anni e prevede, tra l’altro, il progressivo passaggio alla tariffazione puntuale sull’intero territorio provinciale.
“Un lavoro epocale – spiega Gino Pellegrino, sindaco di Parete e presidente dell’ATO Caserta – visto che si è trattato di mettere assieme i piani economico-finanziari di 104 Comuni. Il passaggio alla gestione unica per 15 anni – chiarisce – è però funzionale alla creazione delle economie di scala che una gestione frammentata come quella attuale non consente di avere”. Anche secondo il vice direttore generale di Conai Fabio Costarella, “l’affidamento unitario rivoluzionerà l’intero ciclo e consentirà di superare la frammentazione gestionale, creando le condizioni per maggiore efficienza, investimenti, qualità del servizio e raggiungimento degli obiettivi di economia circolare”.
“La gara attrarrà società strutturate – prosegue Pellegrino – e questo è un elemento fondamentale visto che la concessione prevede anche la gestione degli impianti pubblici, a partire da quelli per il trattamento dei rifiuti organici: il primo, quello di Casal di Principe sarà ultimato quest’anno mentre sono in corso di realizzazione i siti di Cancello Arnone e Maddaloni”. Una volta completi, gli impianti garantiranno l’autosufficienza dell’ATO. “Un risultato che raggiungeremo anche grazie al supporto della Regione Campania – precisa Pellegrino – che ha finanziato gli interventi nell’ambito del piano straordinario lanciato nel 2015 e che ci sta seguendo nelle fasi di realizzazione, agendo anche da soggetto attuatore per Casal di Principe e Cancello Arnone”.
L’intera procedura di gara per la nuova concessione nell’ATO Caserta è stata costruita seguendo le linee guida e i contenuti minimi del bando-tipo messo a punto dall’autorità di regolazione Arera. Anche il contratto di servizio con il futuro concessionario risponderà ai parametri del contratto standard definito dall’authority. Un’iniziativa figlia della “grande determinazione e ostinazione del Consiglio d’Ambito, del Presidente Gino Pellegrino e del direttore Agostino Sorà”, commenta il direttore tecnico di Officine Sostenibili Pasquale Lepore.
Secondo Pellegrino il nuovo modello gestionale basato sulla concessione genererà vantaggi anche sul piano finanziario. “In uno scenario in cui il livello di riscossione oscilla tra il 60 e il 70% noi sindaci siamo quasi sempre costretti a reperire sul bilancio le risorse necessarie a garantire il servizio. Dopo i primi tre anni, invece, anche la riscossione sarà a carico della società concessionaria, con benefici finanziari per i Comuni, che potranno finalmente tornare a occuparsi del proprio core business. Ovvero garantire la qualità della vita e dei servizi per i cittadini”.
C’è poi un altro elemento da non sottovalutare: il portato di trasparenza e legalità del nuovo assetto gestionale, in un territorio complesso come quello casertano. “La storia della gestione dei rifiuti nella provincia di Caserta è piena di imprese in odor di camorra – osserva Pellegrino – l’appalto in concessione per 15 anni a un gestore unico metterà il settore al riparo da aziende borderline“.
Secondo Fabio Costarella quello avviato a Caserta è “un percorso tecnico, amministrativo e di progettazione lungo e complesso” che “anche le altre regioni italiane, e soprattutto le altre province campane, dovrebbero guardare e replicare”. Il contesto, regionale ma non solo, resta infatti ancora segnato da frammentazione e ritardi. Dieci anni fa l’approvazione della legge regionale che ha riorganizzato la governance del ciclo rifiuti in Campania ha attribuito agli Enti d’Ambito il compito di individuare e affidare la gestione del servizio a livello sovracomunale, ma il processo resta in buona parte ancora da completare: gli ATO sono stati delimitati e gli enti di governo risultano formalmente definiti ma, come rilevato da Arera nella settima relazione sul riordino degli assetti del settore, il quadro delle modalità di affidamento, con riferimento ai soli servizi di raccolta e trasporto, resta “eterogeneo”.
“La Regione – scrive l’authority – ha confermato che permane una situazione di ritardo negli affidamenti dei servizi relativi ‘alla fase di raccolta’, non risultando ‘essere state perfezionate le procedure per l’individuazione del soggetto gestore e l’affidamento del servizio normativamente prescritte'”. Di fatto, al momento, per 550 Comuni si contano 550 affidamenti diversi. Nessuna gestione associata, né tantomeno scelte di affidamento che integrino l’intero ciclo, dalla raccolta alla gestione degli impianti pubblici. Un assetto lontano dagli standard di efficienza, economicità e sviluppo industriale definiti dall’autorità di regolazione e necessari al raggiungimento degli obiettivi europei di economia circolare: 65% di riciclo, 10% massimo di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani entro il 2035.
L’iniziativa di Caserta segna un momento di profonda discontinuità non solo rispetto alla situazione in Campania. Sempre secondo Arera, infatti, a livello nazionale e soprattutto nel Mezzogiorno il servizio di gestione dei rifiuti urbani resta prevalentemente ancorato a perimetri di affidamento di dimensioni tendenzialmente comunali. Il superamento della frammentazione della governance, ha dichiarato il presidente dell’autorità di regolazione Nicola Dell’Acqua in occasione della presentazione della relazione annuale al Parlamento, rappresenta la vera “sfida strutturale del settore” e “la condizione perché la transizione verso l’economia circolare produca benefici reali e omogenei su tutto il territorio nazionale”. Un percorso che, ha chiarito Dell’Acqua, “non può più essere rinviato”. Caserta si candida oggi a fare da apripista, tracciando un modello di affidamento unitario potenzialmente replicabile nel resto della Campania ma anche oltre i confini regionali. “Ci stiamo provando”, dice Pellegrino.




