Rifiuti tessili, ipotesi fondo una tantum per arginare la crisi

di Luigi Palumbo 11/09/2025

UNIRAU TESSILE

Il Ministero dell’Ambiente ha incontrato le associazioni di categoria al tavolo di confronto sulla crisi della raccolta dei rifiuti tessili. Tra le ipotesi sul tavolo quella di uno stanziamento speciale nella prossima legge di bilancio


Uno stanziamento una tantum, a valere sulla contabilità speciale del Ministero dell’Ambiente, per arginare la crisi della raccolta dei rifiuti tessili e di abbigliamento. E tamponare l’emergenza almeno per qualche mese, in attesa di ulteriori interventi e con l’obiettivo di accompagnare il settore verso la piena operatività dei nuovi regimi di responsabilità estesa del produttore. Questa una delle possibili soluzioni ipotizzate oggi al tavolo convocato dal Mase per fare il punto sulla crisi delle raccolte differenziate, che rischiano il blocco per effetto dei costi in aumento e dei ricavi in calo a causa della saturazione dei mercati di sbocco per tutti i tipi di frazioni, dagli abiti di seconda mano ai tessili da riciclo.

“Un incontro proficuo, che ha dimostrato ancora una volta la grande attenzione del Mase rispetto a quanto sta accadendo nel comparto nazionale ed europeo della valorizzazione dei rifiuti tessili”, spiega a Ricicla.tv Andrea Fluttero, presidente di Unirau, ramo settoriale di Assoambiente. Presenti al tavolo, tra gli altri, anche Anci, Utilitalia, Confcooperative, Ariu, Corertex e Confindustria Cisambiente, tutti concordi nell’evidenziare la necessità di interventi urgenti per scongiurare l’interruzione delle raccolte differenziate su tutto il territorio nazionale. I Comuni, nello specifico, temono che lo stop alle attività di raccolta, tipicamente svolte da cooperative e operatori dell’economia sociale, possa tradursi in un’impennata dei costi a carico dei servizio pubblico, quindi della Tari.

Una delle ipotesi evocate nel corso dell’incontro, apprende Ricicla.tv, è quindi quella di compensare temporaneamente e almeno in parte il gap tra costi e ricavi con uno stanziamento straordinario da inserire nella prossima manovra. Una misura emergenziale, sulla scorta di quanto già accaduto in Francia o Belgio, che però è tutta da costuire, sia in termini di verifica delle coperture che di calcolo puntuale del buco da colmare. Per scongiurare il blocco della raccolta, in Francia il Ministero della Transizione Ecologica ha obbligato il sistema collettivo Refashion a stanziare 49 milioni di euro a integrazione dei contributi già erogati nell’ambito del regime di responsabilità estesa del produttore, ma non è detto che una cifra uguale o simile possa andare bene anche per il sistema italiano. In più resterebbe da stabilire se i destinatari dello stanziamento debbano essere i Comuni o le aziende di raccolta, se non addirittura gli operatori della selezione, che acquistano le differenziate dalle cooperative e che a causa dei mercati in tilt non riescono più a garantire cifre tali da remunerare le loro attività.

Accanto a quella dello stanziamento speciale un’altra ipotesi resta quella di ridefinire a livello nazionale le condizioni alle quali viene affidata la raccolta, eliminando le eventuali royalty riconosciute dalle cooperative a Comuni e gestori del servizio pubblico nell’ambito dei contratti in essere e, più in generale, passando tramite nuovi appalti da affidamenti al rialzo (come è oggi nella maggior parte dei casi) a gare al massimo ribasso nelle quali siano i raccoglitori a ricevere un contributo economico per lo svolgimento dell’attività, a integrazione dei proventi dalla vendita dei tessili post consumo raccolti. Il problema in questo caso, è emerso al tavolo di lavoro, è che molte raccolte sono state affidate dai Comuni senza passare per gare d’appalto, talvolta in via del tutto informale, cosa che esclude la possibilità di agire sui contratti in essere per individuare condizioni più favorevoli e superare il momento di crisi.

Sul tavolo restano poi i possibili interventi ipotizzati anche in sede europea dalle associazioni del waste management e del riciclo Fead ed Euric: introdurre un’IVA agevolata sul second hand, riconoscere costi di smaltimento ridotti agli operatori della raccolta e selezione, limitare la raccolta differenziata nonostante l’obbligo partito nel 2022 per l’Italia e nel 2025 per il resto d’Europa. Soluzioni tampone, per traghettare il sistema verso l’entrata in vigore dei nuovi regimi di responsabilità estesa del produttore, che obblgiheranno chi immette a mercato abbigliamento e accessori a contribuire economicamente ai costi di gestione del fine vita dei prodotti. Martedì scorso il Parlamento europeo ha approvato la riforma della direttiva rifiuti prevedendo che i sistemi Epr debbano entrare in funzione non oltre 30 mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quindi verosimilmente entro la metà del 2028. L’Italia punta ad anticipare i tempi approvando il proprio regolamento nazionale entro la fine di quest’anno. L’appello degli operatori è a garantire il pieno allineamento con la disciplina Ue.

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