La commissione incaricata di rivedere il Dlgs 152/2006 ha consegnato entro settembre 2024 le linee guida per una futura legge delega, ma il percorso normativo si è fermato negli uffici legislativi dei Ministeri competenti. A Ricicla.tv il vicepresidente Leonardo Salvemini difende il lavoro svolto e avverte: il quadro normativo europeo evolve così rapidamente da rischiare di rendere necessaria una nuova commissione
Altro che tavolo improduttivo. La commissione di esperti per la riforma del Testo unico ambientale “il suo lavoro l’ha fatto”. Un lavoro anzi “corposo, mastodontico”, rivendica parlando con Ricicla.tv il professor Leonardo Salvemini, vice presidente della task force di 33 esperti e 38 specialisti convocata per fare ordine nel vasto e stratificato corpus della normativa ambientale italiana, il decreto legislativo 152 del 2006. Il problema è che la revisione del Testo unico ambientale resta per ora chiusa nei cassetti dei ministri Pichetto e Casellati. O meglio, resta ferma sulle scrivanie degli uffici legislativi dei due dicasteri – Ambiente e Semplificazione normativa – che da ormai più di un anno e mezzo hanno ricevuto dalla commissione le indicazioni per la redazione della legge delega necessaria ad avviare il processo di riforma. Senza dargli corso.
“Bisogna ricordare – dice il professore di diritto ambientale – che il primo passaggio della riforma è l’approvazione di una legge delega da parte del Parlamento. Solo dopo potranno arrivare i decreti legislativi attuativi”. Il documento preparatorio per la legge delega, chiarisce, “è stato depositato dalla commissione entro i termini previsti“. Ovvero entro il 30 settembre 2024. Un lavoro del quale Salvemini non può riferire i dettagli, se non chiarendo che “è stata fatta un’attività di studio di tutti i temi che dovrebbero essere oggetto di intervento, partendo dall’ultima riforma costituzionale (con l’inserimento della tutela ambientale tra i principi fondamentali della Costituzione, ndr) fino ad arrivare alla giurisprudenza eurounitaria”. Quel dossier, inviato a Palazzo Chigi e ai due Ministeri concertanti, sembra finito su un binario morto.
Completato il primo passaggio tecnico, insomma, il percorso di riforma del Tua è tornato nelle stanze della politica. E lì si è fermato. Niente legge delega e, di conseguenza, niente decreti legislativi. Quelli che, ottimisticamente, il decreto di nomina della commissione prevedeva dovessero essere approvati entro e non oltre il 30 giugno 2025. “A questo punto credo che la politica stia facendo le proprie valutazioni”, dice Salvemini. Nel frattempo, però, il tempo passa e il rischio è che il lavoro della commissione invecchi prima ancora di finire nero su bianco nello schema di legge delega e, da lì, nei provvedimenti attuativi della riforma. “Dalla nostra nomina a oggi è cambiato ancora il mondo – spiega – basti solo pensare all’approvazione della direttiva europea sul crimine ambientale, attualmente in via di recepimento nel nostro paese. Bisognerebbe convocare una nuova commissione”. Sempre che poi ci sia qualcuno disposto a darle ascolto.





