Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che definisce i criteri per il riparto del Fondo destinato a finanziare interventi nel settore della depurazione e del riuso delle acque affinate. Nel frattempo si allunga l’iter per l’adozione del nuovo regolamento nazionale
Uno stanziamento da 60 milioni di euro per supportare interventi nel settore del riuso delle acque affinate. Sulla Gazzetta Ufficiale del 16 febbraio è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che definisce i criteri di riparto del nuovo fondo triennale destinato alle regioni per aumentare l’impiego delle acque reflue depurate e trattate, ambito che rientra nel perimetro del servizio idrico integrato. Il Fondo è alimentato con risorse derivanti dai proventi delle aste relative al sistema europeo di scambio delle quote di emissione (ETS), in coerenza con le politiche ambientali e climatiche nazionali ed europee.
Sulla base delle specifiche che saranno definite dal Ministero dell’ambiente, le regioni dovranno avviare la raccolta delle proposte di intervento pervenute dai gestori del servizio idrico e stipulare uno o più accordi di programma con il Mase. Le risorse sono state ripartite in 12 milioni per il 2025 e 24 milioni rispettivamente per il 2026 e il 2027.
Secondo uno studio di Utilitalia presentato nel luglio 2025, in Italia vengono prodotti poco più di 200 milioni di metri cubi di acqua affinata all’anno. Di questi, circa il 49% viene effettivamente riutilizzato, pari a poco più di 100 milioni di metri cubi. Numeri ancora contenuti, tanto più alla luce delle crescenti criticità legate alla disponibilità di risorse idriche – soprattutto per uso agricolo – in diverse aree del Paese.
A incidere sul limitato sviluppo del riuso contribuisce anche un quadro regolatorio non ancora pienamente definito a livello nazionale. Il Regolamento europeo 2020/741 è applicabile dal 26 giugno 2023 e stabilisce i requisiti minimi uniformi per il riutilizzo delle acque reflue a fini irrigui. Tuttavia, lo schema di DPR (Decreto del Presidente della Repubblica) che ha lo scopo di disciplinarne l’attuazione nel contesto italiano non è ancora stato definitivamente emanato. Lo schema di decreto è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri ed è attualmente in attesa del parere della Conferenza Stato-Regioni, passaggio necessario prima dell’adozione definitiva. Il provvedimento era stato inserito all’ordine del giorno di una recente seduta dell’organo, ma l’esame è stato rinviato a data da destinarsi.
Favorire l’utilizzo efficiente delle acque affinate, secondo l’ultimo Blue Book di Utilitatis, potrebbe aiutare a soddisfare fino al 45% del fabbisogno irriguo italiano, attenuando, così, l’impatto dei sempre più frequenti periodi di siccità. Attualmente, però, solo otto regioni dispongono di impianti adeguati: Sardegna, Lazio, Veneto, Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte e Puglia. La maggior parte delle strutture si concentra nel Nord Italia (65 impianti), seguito dal Sud (15) e dal Centro (14). La regione con il maggior numero di impianti è la Lombardia (34), seguita dall’Emilia-Romagna (17) e dalla Toscana (13).


